Dipingere casa

Tecniche per dipingere casaEcco le tecniche contemporanee più usate per dipingere le pareti di un appartamento. Oggi esistono così tanti tipi di colorazione, di tonalità e di metodi di pittura che è impossibile non trovare quello adatto alle stanze della propria dimora. Ognuno sceglie in base alle proprie esigenze e personalità.

Dipingere casa? Ormai non è più un problema. Quando arriva il momento di tinteggiare le pareti della propria abitazione, bisogna dare sfogo alla fantasia. Al giorno d’oggi esistono così tanti tipi di colorazione, di tonalità e di metodi di pittura che è impossibile non trovare quello adatto alle stanze della propria dimora. Oltre al classico e intramontabile bianco, è possibile scegliere tra un’infinità di colori. Chi ama il feng shui può seguire i consigli che vengono dati da questa dottrina. Secondo la posizione della casa e la disposizione delle pareti si prediligono certi toni rispetto ad altri.

Nuance calde, brillanti o tenui e pastello, per dipingere una o più pareti. Ma quali sono le tecniche più usate nel campo della tinteggiatura?
La spugnatura è senz’altro una delle più diffuse. Si realizza grazie a una spugna. Ci sono due metodi. Uno chiamato a mettere che consiste nell’intingere la spugna nella pittura e tamponare la superficie scelta. Il secondo è invece chiamato a levare. In questo caso dopo aver applicato il colore di fondo predescelto e la velatura, cioè la vernice superiore, si tampona con la spugna per far apparire il colore di base. Si possono ottenere così effetti originali.

Per un lavoro più veloce ma altrettanto particolare, si possono utilizzare dei rulli specifici. A nido d’ape, increspati, scamosciati oppure con frange di varie dimensioni. Una volta imbevuti di tinta, si passano sulla parete. Compaiono così increspature o disegni diversi, secondo la tipologia scelta.
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Inserito nella categoria Verniciare da admin in data Thursday 10 September 2009 alle 11:59 am

Traslocare in una nuova casa

Imbiancare una stanzaTraslocare. Quali sono i lavori che bisogna fare prima di poter andare a vivere nella dimora prescelta. Nel caso di un’abitazione nuova di zecca, particolare importanza assume la tinteggiatura delle pareti. In immobili di una certà età, è determinante far controllare tutti gli impianti del gas, elettrico e idraulico.

Traslocare in una nuova casa? Basta essere ben organizzati e il gioco è fatto. Quali sono i lavori che bisogna fare prima di poter andare a vivere nella dimora prescelta? Sono numerosi. Ci si può affidare a dei professionisti oppure procedere con il fai da te. Nel caso di un’abitazione nuova di zecca, particolare importanza assume la tinteggiatura delle pareti. I colori tra cui scegliere sono numerosissimi. Al classico bianco si possono preferire tonalità pastello come il rosa salmone o il beige ma anche toni più forti come il giallo o il rosso.
Si può fare ricorso anche alla pittura creativa. Ci sono infatti differenti tecniche che permettono di ottenere effetti particolari sui muri di casa. Da quella a rocchetto con rullo, adatta per lo più a una singola parete della stanza, a quella a stampo. Dall’effetto spugnato a quello sfumato. Ce n’è per tutti i gusti.

Chi invece opta per una casa precedentemente abitata, deve innanzitutto far controllare tutti gli impianti, da quello elettrico, a quello del gas, a quello idraulico. È possibile poi che sorga l’esigenza di ristrutturare. Dai pavimenti, ai muri, si tratta comunque di interventi di edilizia. In questo caso bisogna informarsi sulle normative locali da seguire e sui documenti da richiedere per ottenere l’eventuale permesso.
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Inserito nella categoria Verniciare da admin in data Thursday 23 July 2009 alle 4:59 pm

Orto ed ortaggi

Pomodori coltivati nell’ortoInnanzitutto bisogna riservare all’orto un pezzetto di terra che sia ben riparato dal vento, con una giusta esposizione al sole e separato dal resto del giardino con una piccola recinzione in legno o in rete di plastica. Il terreno va poi suddiviso in quadrati o in rettangoli ben delimitati dedicato, ciascuno, a un ortaggio diverso.
I primi lavori da fare sono, in genere, i più duri e noiosi perchè prevedono lo sgombero di eventuali detriti, sassi o altro, che vanno rimossi con il badile e trasportati con la carriola (anche questo accessorio deve far parte della attrezzatura da giardinaggio) in un luogo dove possano poi essere raccolti in appositi sacchi e trasferiti alla discarica. Quando il terreno è ben ripulito, è possibile stabilirne la qualità e, a seconda che sia argilloso, calcareo o sabbioso (il parere di un esperto può essere molto utile, forse indispensabile, per la classificazione) decidere quali coltivazioni sono più adatte. Prima di piantare qualunque seme, bisogna dissodare il terreno con molta cura, scavando abbastanza in profondità per togliere sassi, pietre, eventuali radici, tutto quanto insomma può, in seguito, nuocere alle piantine: il lavoro va eseguito con la vanga. Dopo questa operazione bisogna mescolare al terreno, sempre secondo la qualità, torba, concime o eventuali altri prodotti (suggeriti da persona esperta) che agevolino lo sviluppo delle colture. Come si è detto, l’orto va suddiviso in aiuole quadrate o rettangolari (chiamate prode) in ognuna delle quali si semina un ortaggio diverso, secondo un calendario ben preciso. Tra un’aiuola e l’altra deve esserci un piccolo sentiero che permetta di camminare senza calpestare la terra seminata. Le prode devono risultare elevate di qualche centimetro rispetto ai sentieri e ancora più alte nel centro per permettere un buon deflusso dell’acqua, sia quella piovana sia quella dell’innaffiamento.
A proposito di quest’ultimo, è importante che vicino all’orto ci sia un rubinctto dell’acqua, al quale si possa applicare un tubo di gomma o plastica con relative bocchette a spruzzo per poter bagnare le prode con facilità. Per quanto riguarda gli ortaggi da coltivare si suggerisce di piantare; quelli più comuni e utili, di cui è riportato di seguito un piccolo elenco.

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Inserito nella categoria Giardino ed orto da admin in data Tuesday 29 April 2008 alle 3:28 pm

Il vialetto nel giardino

Il vialetto del giardino

La soluzione più semplice e sbrigativa può essere una corsia di cemento oppure una striscia di pietra fissata su una base di calcestruzzo; ma non è certo la migliore nè dal punto di vista estetico (risultano troppo rigidi), nè da quello economico (per realizzarli occorre personale specializzato).
La soluzione ottimale è quella del lastricato in pietre che più di ogni altro si inserisce molto armonicamente tra il verde del prato e le macchie policrome delle aiuole. Ecco come si costruisce…
Dopo aver ben delineato la zona da lastricare, si disserba e si asporta uno strato di terra di circa 15 centimetri, cercando di non superare la profondità stabilita. Per prima cosa si zappa il terreno per smuovere il terriccio; poi lo si asporta e si completa lo svuotamento, servendosi del badile, che va tenuto quasi parallelo al suolo, in modo da tagliare delle fette di terra, fino alla profondità voluta.

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Inserito nella categoria Giardino ed orto da admin in data Tuesday 29 April 2008 alle 3:23 pm

Tipi di cemento

Un materiale necessario per murare, insieme naturalmente al cemento, è la rena che ci viene proposta in molte taglie e granulometrie. Quando chiediamo comunemente 1 metro cubo di rena o
ghiaino ci viene fornito della rena dalla granulometria sconosciuta ma potremmo avere i seguenti tipi di rena:

  1. Sabbia fine per intonaco
  2. Sabbia mediofine inferiore 0,5mm
  3. Sabbia grossa da 2mm—>0,5mm
  4. Ghiaino da 8—>12 mm
  5. Ghiaietto superiore 8 mm
  6. Misto per gettate

Ed i seguenti tipi di ghiaia:

  1. Ghiaia 0/15
  2. Ghiaia 0/25
  3. Ghiaino frantumato 3/6
  4. Ghiaino tondo 8/15
  5. Ghiaino tondo 15/30
  6. Ghiaione tondo 30/70
  7. Ghiaione frantumato 30/70
  8. Ghiaione tondo 30/150

Determinante per fare l’impasto necessario per murare è il cemento senza il quale non si potrebbero fare molte delle opere di alta ingegneria che possiamo ammirare nelle nostre città. Una invenzione che ha cambiato il modo e le tecniche di costruzione. La scoperta delle caratteristiche del cemento viene fatta nel XVIII secolo, quando l’inglese J. Parker ricavò dalla cottura di particolari calcari e successivamente moltissimi impasti; un materiale che presentava una notevole rapidità di presa.

Di seguito riportiamo i vari tipi di cemento:

Cemento pozzolanico. Quello che troviamo e usiamo normalmente.

Cemento alluminoso. Viene usato per applicazioni refrattarie e resiste alle alte temperature (dai 1300 ai 1600 gradi).

Cemento per sbarramenti di ritenuta. Viene usato per isolare e proteggere da allagamenti cantieri e settori di miniere.

Cemento a pronta presa. Indicato quando necessiti un fissaggio rapido di piastrelle, zanche, tasselli, tubi idraulici, inferriate o altri manufatti; inizio presa 2 minuti e fine presa entro massimo 30 minuti.

Cemento bianco. Indicato per intonaci e stucchi, stuccare rivestimenti ceramici, sigillare sanitari ecc..

Calci idrauliche. Le calci idrauliche sono calci che contengono dei componenti idraulicamente attivi; hanno questo nome
perché fanno presa a contatto con l’acqua.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 28 October 2007 alle 12:50 pm

I chiodi

I chiodi o bullette, come sono chiamati in alcune zone hanno un’ampia applicazione per la loro versatilità e facilità d’uso.
Molti sono i tipi di chiodi esistenti in commercio adatti per lavori veloci e vari. Di seguito sono rappresentati alcuni dei tipi più comunemente usati non solo per lavori in legno ma per altre applicazioni. Tanto per essere aggiornati prima di accingersi a “piantare un chiodo”.

Chiodi testa piatta in acciaio dolce. Termine non molto tecnico per indicare un acciaio dalle caratteristiche limitate in fatto di resistenza. Forse i più usati per lavori in legno o fissaggi vari.

Chiodi testa striata. Come sopra ma con testa striata. Per evitare lo scivolamento del martello sulla superfice di impatto.

Chiodi testa piccola in acciaio dolce. Per lavori più accurati in quanto avendo la testa piccola possono essere inseriti completamente nel legno ed avere quindi una superficie liscia dopo la stuccatura.

Chiodi senza testa o spilli di piccolo diametro e diverse lunghezze in acciaio “dolce” per fissare pannelli di chiusura e/o rivestimento tipo faesite compensati di piccolo spessore ecc…

Chiodi per cemento in acciaio temperato dal colore blu o nero. Possono penetrare in manufatti di cemento. Si spezzano facilmente per cui è consigliabile l’uso degli occhiali di protezione.

Chiodi per tappezzeria in acciaio dal colore blu o nero. Grazie alla sua forma penetra facilmente nel legno; sono adatti per fissare rivestimenti e tappezzerie.

Semenze in acciaio dal colore bluastro. Adatte per lavori di tappezzeria di piccole dimensioni venivano molto usate dai calzolai.

Chiodi di guarnizione. Lo dice la parola stessa, servono a rifinire un rivestimento di una poltrona o altre cose…

Caviglie in acciaio dolce. Servono per fissare al muro dei cavetti elettrici o telefonici o qualcosa di simile.

Inserito nella categoria Manutenzione da admin in data Saturday 27 October 2007 alle 4:27 pm

La moquette

Una posa di moquette in un ambiente grande

Si sono ricreduti anche i più diffidenti: la moquette risolve così tanti e tali problemi, e li risolve così bene, che parlare del fai da te per la posa della moquette è assolutamente indispensabile.

Capita in tutte le case di sentir dire che il pavimento del bagno andrebbe rinnovato, che la camera da letto ha un aspetto un po’ squallido, che le piastrelle della cucina sono incrinate. Tutti questi inconvenienti sono risolvibili con l’applicazione della moquette.

Di cosa abbiamo bisogno per montare la moquette nella nostra casa?

Spatola dentata. A denti fini per dare il collante su pavimenti compatti, a denti medi se il sottofondo è ruvido.

Martello per incollare. Ha una forma speciale che permette di far aderire il rivestimento lungo i bordi, a contatto delle pareti.

Rasatore. È un attrezzo a lama regolabile (secondo lo spessore della moquette) che serve per tagliare il materiale. Non è comunque indispensabile.

Coltellino a lame intercambiabili (tipo Stanley).

Altro. Riga metallica, metro avvolgibile, blocchetto di legno (serve per pressare il materiale contro il pavimento), forbici molto robuste per tagliare la moquette.

Quali i materiali necessari?

Adesivi. L’adesivo è il materiale fondamentale per la riuscita del lavoro. I collanti utilizzabili sono di cinque tipi.
Adesivi in soluzione alcolica: molto appiccicosi a umido, si induriscono con il passare del tempo. Indicati per la posa dei feltri e degli agugliati. Fortemente infiammabili hanno un acuto odore irritante. Si consiglia dì lavorare a finestre spalancate.
Adesivi in dispersione acquosa: sono particolarmente resistenti perchè mantengono sempre una certa plasticità. Utilizzano come solvente l’acqua, non sono nè ininfiammabili nè tossici. Non sono indicati sui materiali che hanno il sottofondo assorbente (per esempio quelli con sottofondo in juta); danno ottimi risultati con le moquette a fondo compatto e non assorbente.
Adesivi removibili. Formano una pellicola ben aderente ma spellabile. Si usano quando si deve rimuovere la moquette permettendo di lasciare la moquette in buon stato.
Adesivi a contatto (neoprenici). Si usano per lo più su entrambe le facce quando è necessaria una presa istantanea. Occorre comunque prestare attenzione alle istruzioni d’uso: questi tipi di adesivi sono facilmente infiammabili.
Nastri biadesivi. Sono nastri incollati su entrambe le facce e si applicano sul pavimento, lungo il perimetro della stanza o a cavallo di eventuali giunte. La posa con nastri adesivi è una via di mezzo fra la posa libera e quella a incollaggio totale.

Moquette. Questi i tipi di moquette più diffusi.
Moquette bouclée. Sono contraddistinte dal pelo a occhiello. Molto robuste, non trattengono le impronte.
Moquette velluto. Abbastanza delicate e più sensibili alle impronte. A questo gruppo appartengono quelle rasate, a pelo corto e di aspetto compatto, le saxony e le shags che hanno il pelo più lungo, con punte abbastanza separate, le frisées realizzate con filati ritorti in modo che ogni pelo è indipendente dall’altro e segue quindi una sua
direzione.
Agugliata. È un pavimento tessile non woven, cioè non tessuto, ottenuto cucendo al supporto cascami di felpa (ricorda il feltro). Il rovescio di questo materiale viene spalmato di resina e a volte anche gommato. L’agugliato è di grande resistenza, refrattario alle impronte, indicato dove si richiede la massima praticità.
Quadrotti. Alcuni tipi di moquette, come gli agugliati, si trovano anche in quadrotti nelle misure di 40×40 o 50×50 centimetri. Possono essere posati uno accostato all’altro senza bisogno del collante.
Feltro. È fatto con fibre di lana cardate compresse in strati e impregnate di speciali sostanze chimiche. Raggiunge anche lo spessore di 8 millimetri. È abbastanza delicato: si può rimediare trattandolo con procedimenti antimacchia e idrorepellenti. La moquette può durare molto, se scelta bene. È comunque ovvio che se si applica quella indicata per la camera da letto (dove il calpestio è ridotto al minimo) nell’ingresso, la durata non sarà certo la stessa. In Italia, come del resto in molti altri paesi, i produttori del settore hanno adottato un sistema di classificazione.

La scelta

I pavimenti tessili vengono prodotti in teli di varie larghezze: arrivano fino a cinque metri in modo che sia possibile ricoprire il pavimento di un locale senza fare giunte. Le moquette possono essere in pura lana vergine, contraddistinte dal noto marchio, oppure in materiale sintetico. I prodotti qualitativamente migliori sono quelli in lana: antistatici, sono difficilmente infiammabili. Le fibre sintetiche costano meno e richiedono una manutenzione meno accurata: la resistenza all’usura, la morbidezza, e i toni di colore variano secondo il tipo. Il difetto che avevano di caricarsi di elettricità statica è stato eliminato mediante speciali trattamenti.

L’applicazione

La moquette richiede un sottofondo consistente e asciutto e, naturalmente, molto ben pulito. Se si prevede l’uso di adesivi, è assolutamente necessario eliminare ogni traccia di cera o di qualsiasi prodotto lucidante. Quando la moquette va stesa su un pavimento poroso (cemento o vecchio cotto) questo va prima passato con una miscela al 10% di acqua e dell’apposita resina, da stendere a pennello (o con una scopa) e lasciata asciugare per almeno dodici ore.

Come applicare la moquette

L’incollaggio totale è il metodo forse più seguito per tutti i materiali (per i feltri e gli agugliati senza supporto è l’unico tipo di posa possibile). Attenzione alla scelta dell’adesivo: ci sono quelli che rendono il materiale irrecuperabile (perchè lo fissano definitivamente al sottofondo) e ci sono i collanti removibili, che si spellano dal sottofondo anche molto tempo dopo la posa. Un altro metodo, ma meno usato, che consente di recuperare la moquette, è l’aggraffatura perimetrale che dà un ottimo risultato soprattutto con le moquette che hanno un supporto robusto e indeformabile.
L’aggraffatura permette di insinuare uno strato di feltro fra la moquette e il sottofondo quando si vuole ottenere un migliore isolamento termoacustico. È comunque una posa abbastanza laboriosa, e anche molto costosa per gli attrezzi che richiede.
La posa libera è la più semplice: si taglia la moquette in misura e la si trattiene lungo le pareti con lo zoccolino e, in corrispondenza delle porte, con i coprisoglia. Va bene soprattutto negli ambienti che hanno dimensioni ridotte e che quindi non richiedono giunte. I migliori risultati si ottengono con le moquette dal supporto gommoso o in schiuma. L’incollaggio con nastri biadesivi si esegue applicando i nastri lungo tutto il perimetro dello spazio da coprire con la moquette e a cavallo di eventuali giunte che resteranno così praticamente invisibili oltre che ben fissate.

Accorgimenti

  1. Quando è possibile, conviene staccare lo zoccolino battiscopa dalle pareti prima di posare la moquette.

  2. Prima di tagliare la moquette, si passa sopra il palmo della mano per constatare in quale direzione tende a piegarsi la felpa (parte visibile della moquette).

  3. Il senso del pelo va rivolto verso la finestra (le impronte dei passi risulteranno meno evidenti).

  4. Se si devono accostare più teli è bene disporli in direzione della parete da cui proviene la luce (non risulteranno i giunti).

  5. Dopo aver tagliato la moquette nella misura (abbondante) del pavimento, la si lascia riposare almeno per un giorno.

  6. Gli strumenti per tagliare la moquette devono essere ben affilati: un taglio male eseguito non è mai rimediabile.

Posa per incollaggio

La si usa con qualsiasi pavimento tessile e su qualsiasi sottofondo ben sgrassato, pulito, livellato e perfettamente asciutto in modo da ottenere un’adesione perfetta e duratura. Nella scelta dell’adesivo, conviene attenersi alle marche più conosciute. Per chi fa da sé, sono preferibili i collanti facili da spatolare che abbiano un tempo di presa non troppo breve in modo che sia possibile rimediare ad eventuali errori di posizionamento. La posa della moquette non differisce granchè da un tipo all’altro. C’è solo da precisare che le moquette vengono giuntate per accostamento, mentre se si lavora con i feltri e gli agugliati i giunti vanno sovrapposti e poi rifilati.
Stabilito il numero dei teli e la loro lunghezza, si taglia dal rotolo la moquette con le forbici tenendosi abbondanti (almeno 5 centimetri lungo il perimetro); naturalmente andranno fatte le necessarie incisioni negli angoli del locale e là dove ci sono sporgenze (pilastri o altro). È bene anche, con le forbici, smussare il supporto dei bordi da unire: lo strato di felpa si congiungerà perfettamente e il giunto resterà ben mimetizzato. A questo punto è buona regola lasciar riposare la moquette per almeno dodici ore.

Passato il tempo stabilito, ogni telo va arrotolato a metà nel senso della lunghezza: sul tratto di pavimento rimasto libero si spatola l’adesivo, passando e ripassando con un movimento a ventaglio e cercando di farlo penetrare il più possibile anche nelle più piccole irregolarità del pavimento. La metà della moquette precedentemente arrotolata deve essere poi distesa prima che il collante formi una pellicola superficiale (sarà il negoziante a indicare quanto tempo aperto concede il tipo di collante scelto).
Per ottenere una buona adesione si deve premere in modo uniforme la superficie dal centro verso i bordi in modo che non rimangano bolle d’aria. I giunti perfetti si ottengono pressando bene un telo contro l’altro e poi premendo verso terra. Con le moquette che tendono a ritirarsi, è bene impiegare le pinzette stringi-giunti da lasciare finchè l’adesivo non ha completato la presa.

Applicati tutti i teli occorrenti, bisogna eliminare la moquette in avanzo lungo tutto il perimetro del locale: è un’operazione che va eseguita con il coltellino apposito dopo aver segnato, con la punta delle forbici, la linea di taglio. A questo punto, se si desidera una rifilatura davvero perfetta, si può usare il rasatore, la cui lama è regolabile secondo lo spessore della moquette. Per finire, si applica lo zoccolino battiscopa, che farà da coprifilo fra il muro e la moquette, e gli appositi coprisoglia (da avvitare o autoadesivi) che si acquistano dal ferramenta. Se la porta, applicata la moquette, fatica a ruotare, bisogna o piallarne il bordo inferiore oppure applicare una rondella metallica nei perni delle cerniere.

I giunti dei feltri e degli agugliati vanno eseguiti per sovrapposizione e successiva rifilatura: già nel tagliare i vari teli bisogna tener conto dei centimetri che andranno persi in questa operazione. Inoltre, durante la collocazione dei vari teli, nello stendere l’adesivo sul pavimento, occorre astenersi dall’applicarlo lungo una striscia di circa 10 centimetri in corrispondenza del bordo da unire al telo successivo, che andrà posato sovrapponendolo a quello precedente di qualche centimetro. Fatto aderire bene anche il secondo telo, con il coltellino e la riga metallica si tagliano con estrema precisione i due bordi sovrapposti. Poi, si scostano i lembi, si introduce l’adesivo e si riaccostano comprimendo.

Accorgimenti

  1. La moquette sulle scale si applica con un adesivo a contatto da stendere, con una spatola liscia o a denti fini, sia sul sottofondo sia sul rovescio della moquette.

  2. Per rendere più sicuri i gradini si fissano sugli spigoli i profili antiscivolo.

  3. Feltro o moquette si possono posare anche sulle pareti: si spalma la parete di adesivo, si applica il telo come se fosse tappezzeria normale, poi si fissa il bordo superiore con qualche chiodo per impedire che il telo scivoli in basso prima che la colla faccia presa. Oppure: si spalma una striscia di adesivo a contatto sia sul muro sia sul bordo superiore del telo. Trascorso il tempo di evaporazione si congiungono con cura le due parti. Ancorato così il telo, si proseguirà incollando il resto normalmente.

  4. Su pedane o gradoni si usa adesivo normale se le superfici sono piuttosto estese e adesivo a doppia spalmatura sui gradini e intorno agli spigoli.

  5. L’adesivo a doppia spalmatura è necessario anche sui pilastri in corrispondenza degli spigoli (15 centimetri per parte): in questo modo si avrà la sicurezza che il materiale rimarrà ben aderente.

  6. I giunti sugli spigoli comunque vanno sempre coperti con profili angolari.

I quadrotti

Quando si applicano i quadrotti, incollati o in posa libera, bisogna stare attenti all’andamento delle fibre (di solito è segnato sul rovescio). Non si possono quindi disporre in modo casuale, ma devono essere messi tutti nello stesso senso, oppure in posizioni alternate in modo da sfruttare il gioco della luce sulla superficie e ottenere così un effetto a scacchiera. I quadrotti possono essere posati a secco o per incollaggio; il primo procedimento è senz’altro il più semplice. Anche in questo caso conviene lasciare riposare il materiale per una giornata prima di utilizzarlo.

Posa a secco

I quadrotti, che devono avere un supporto piuttosto rigido, vengono sistemati sul pavimento senza utilizzare adesivo. Questo tipo di posa è indicato in caso di sistemazioni provvisorie, poichè è facile rimuoverli e posarli in altri locali. Un altro vantaggio è quello di poter sostituire quelli ormai logori, spostandoli sotto i mobili o in posti meno in vista. Perchè non abbiano gioco, è necessario pressarli bene l’uno contro l’altro facendo in modo di non lasciare fessure contro le pareti. Quelli che vanno accostati al muro debbono essere tagliati in misura abbondante e incastrati con forza.
Se il locale è piuttosto vasto, è bene applicare (almeno ogni tre metri) delle strisce di nastro biadesivo in modo da tener ben fermi i quadrotti. Le strisce biadesive sono consigliabili anche in quegli angoli dove i quadrotti sono stati tagliati in porzioni per seguire l’andamento del pavimento.

Posa per incollaggio

Usare un adesivo piuttosto denso da stendere a spatola (ne va scelta una a denti fini o medi, secondo la levigatezza del sottofondo). Si inizia dal centro del locale, per individuarlo con precisione si tendono due cordicelle, perpendicolari fra di loro, da una parete all’altra usando la spatola quasi in verticale e ben pressata in modo che lo strato di adesivo non sia troppo consistente (sul sottofondo si distribuirà solo l’adesivo passato attraverso la dentellatura della spatola). Si aspetta che parte del solvente evapori (il momento giusto è quando, toccando l’adesivo con le dita, queste non restano sporche), poi si appoggia il primo quadrotto all’incrocio delle cordicelle procedendo dal centro verso le pareti con andamento a piramide e stando ben attenti che i bordi combacino sempre perfettamente. Il quadrotto va posato con un movimento verticale, evitando di farlo strisciare sul pavimento altrimenti l’adesivo potrebbe poi filtrare attraverso i giunti. I quadrotti, perchè aderiscano bene, devono essere pressati con un blocchetto di legno: se qualche angolo resta sollevato, occorre metterlo sotto pressione per almeno un giorno.

Di solito la cattiva presa dipende da una pulizia iniziale non accurata. Attenzione quindi a non lasciare polvere o sporco sulla superficie prima di iniziare l’incollaggio dei quadrotti. Se succedesse un inconveniente del genere, bisogna togliere il pezzo, raschiare l’adesivo dal pavimento, pulire accuratamente e sostituire con un nuovo quadrotto di moquette.

Per tagliare i quadrotti, quando si deve seguire l’andamento del pavimento, si usa un coltellino a lame intercambiabili e ci si aiuta con una riga metallica. Questo se si devono semplicemente seguire righe diritte: per i tagli sagomati sono necessarie le forbici. Nei casi più complessi comunque è utile predisporre preventivamente una sagoma di cartone.

La Lanerossi, produttrice delle moquette Rossifloor, è iscritta al Gruppo italiano fabbricanti tappeti e moquettes. I campionari portano sul retro, oltre al marchio apposito, l’indicazione che precisa per quale uso è realizzato quel tipo di materiale. Fra i molti, vari tipi di moquette Rossifloor, sono da segnalare: Columbia, un bouclé-tweed prodotto in una gamma di quindici moderni colori. È antistatico permanente e antisporco per la particolare struttura della fibra Antron Heavy Duty. È un materiale indicato in locali dal traffico intenso, ma data l’eleganza del suo aspetto, va benissimo anche in ambienti di rappresentanza. Per la manutenzione ordinaria basta il battitappeto; la manutenzione straordinaria richiede lavaggio con schiume semi-secche. La felpa è poliammide BCF, il primo e il secondo sottofondo sono in sintetico; viene prodotta in rotoli alti quattro metri per 20, 25 metri di lunghezza come le altre moquette che segnaliamo. La posa in opera può avvenire per tensione Perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine, per incollaggio totale su sottofondo lisciato, per incollaggio perimetrale. Un’altra moquette (unica nel suo genere), è la Tintoretto: in sedici colori gradevolissimi, è adatta in ambienti di traffico forte, ma per il suo caratteristico aspetto puntinato, che la rende molto decorativa, può risolvere qualsiasi problema d’arredamento. Anche per la Tintoretto, la manutenzione giornaliera si fa con il battitappeto, quella straordinaria con schiume semi-secche. La felpa è 100% poliammide, il primo sottofondo è sintetico, il secondo espanso goffrato. La posa in opera avviene per incollaggio totale su sottofondo lisciato. Un bouclé medio grosso (tale da rientrare nella famiglia dei berberi, molto ricercati nell’arredamento rustico), è il Penelope. Antistatico permanente, è un materiale adatto a qualsiasi locale. È prodotto in quindici colori melangiati ottenuti con l’impiego di fibre (Anton III HF e Antron) che assicurano il massimo di antistaticità, resistenza allo sporco e all’usura. La manutenzione, la struttura e la posa in opera è uguale alla Tintoretto. Un velluto fine, ma resistente, è Wooltop: in pura lana vergine IWS, è prodotto in otto colori uniti ognuno dei quali porta tre varianti a piccolo disegno. È possibile quindi creare accostamenti gustosi, molto particolari. La manutenzione ordinaria e straordinaria avviene come per le altre moquette qua descritte. La felpa è in pura lana vergine, il primo sottofondo è sintetico, il secondo è juta. La posa in opera, dato il pregio del materiale, deve avvenire solo per tensione perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine. Gli esperti della Lanerossi consigliano l’intervento di un abile moquettista.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Wednesday 17 October 2007 alle 10:58 am

Il deumidificatore

Un deumidificatore per togliere l’umidità

Si tratta di una particolare macchina frigorifera. L’aria che entra nel Deumidificatore attraversa prima una superficie fredda quindi una calda (corrispondenti rispettivamente alla serpentina interna (evaporatore) e quella esterna (condensatore) del frigorifero domestico. Nel primo tratto l’aria si raffredda (l’umidità così cresce) e quando ha raggiunto il 100% di umidità, ovvero quando è satura, comincia a cedere acqua che viene raccolta in una vaschetta e fatta cadere in una tanica. Riusciamo così a ridurre drasticamente il contenuto di vapore acqueo dell’aria. Nel secondo tratto l’aria raggiunge una temperatura di poco superiore a quella iniziale; il risultato è quindi aria con U.R. notevolmente inferiore a quello iniziale e con minor contenuto d’acqua. Un Umidostato automatico regolabile consente di mantenere in ambiente l’umidità al livello desiderato. Un dispositivo di sicurezza arresta la macchina quando la tanica è piena d’acqua.

La differenza con il condizionatore. Viene spesso proposto un Condizionatore normale in alternativa al Deumidificatore. Anche il Condizionatore toglie l’Umidità ma, essendo nato per altri scopi, non è indicato, salvo casi particolari, per risolvere un problema d’eccesso d’Umidità. Il Condizionatore classico da finestra non è assolutamente indicato in quanto riduce il contenuto d’acqua ma, poiché abbassa la temperatura, non riduce l’umidità L’aria compie solo la prima parte del ciclo che compie nel Deumidificatore. Il discorso può avere significato per i condizionatori portatili di nuova concezione, nei quali è possibile, quando li si vuole utilizzare come Deumidificatori, mandare in ambiente l’aria calda che, normalmente, viene espulsa. In realtà anche queste macchine non sono indicate per risolvere il problema dell’Umidità in quanto:

  1. Non hanno alcun dispositivo di controllo della Umidità, a differenza del Deumidificatore, perciò Non possono funzionare in modo automatico.

  2. Il Condizionatore non è progettato per deumidificare, ma per raffrescare e per questo motivo a parità d’acqua condensata consuma molta più energia elettrica.

  3. Se la temperatura ambiente è inferiore a circa 20° C. la batteria fredda si copre di brina che impedisce il regolare funzionamento della macchina e, a lungo andare, la danneggia.

Inserito nella categoria Umidità da admin in data Tuesday 16 October 2007 alle 4:45 pm

Umidità nello scantinato

Molte abitazioni di nuova costruzione sfruttano anche lo spazio ricavato sotto il livello del suolo. In questi locali, durante il periodo di non accensione dell’impianto di riscaldamento, si verifica un fenomeno tanto più evidente quanto più è profondo l’ interramento e quanto più umida è la zona dov’è situata la casa. In estate si hanno molte ore con temperature dell’ordine di 28°-30° con Umidità Relativa (U.R.) del 50%. Il locale interrato, grazie al terreno fresco circostante, si mantiene invece a temperature inferiori (20°-23°). L’aria esterna, entrando dalle inevitabili aperture ( fessure delle finestre etc.), si raffredda incrementando così l’ U.R.

Questa può raggiungere l’ 80%-90% in ambiente ed arrivare al 100% sui muri più freddi o sui pavimenti baganando tali superfici e dando luogo al noto fenomeno delle condense. Il fenomeno diventa ancora più evidente se all’interno di questi locali si ha produzione di vapore. Una persona produce circa 100 grammi di vapore ogni ora, i panni ad asciugare producono umidità così come i ferri da stiro, le cucine etc. Un rimedio potrebbe essere quello di riscaldare gli ambienti anche d’estate ; in questo modo si ridurrebbe l’U.R. in ambiente ma non la quantità di vapore presente nell’aria. Non si ridurrebbe pertanto l’umidità delle pareti fredde e perciò le condense, le muffe etc. etc., rimarrebbero ed il leggero miglioramento ottenuto riscaldando l’aria avrebbe un costo molto elevato. Inoltre, riscaldando gli ambienti in estate, si perderebbe il beneficio tanto apprezzato della frescura dei locali interrati.

L’unica soluzione valida è il deumidificatore che abbassando l’U.R. riduce il vapore acqueo senza variare praticamente la temperatura ambiente. Il risultato è l’eliminazione radicale e rapida dei cattivi odori, delle muffe, della condensazione sulle pareti e sui pavimenti ed un miglioramento del benessere delle persone.

Nelle abitazioni con pareti che non traspirano l’umidità prodotta dalle persone, dalle cucine, dalle lavanderie, stirerie, bagni etc. resta negli ambienti andando a condensare nei punti più freddi quali pilastri, finestre, muri a nord etc.. In questo caso, poiché spalancare le finestre non è proponibile, l’unica soluzione valida è il deumidificatore.

Inserito nella categoria Umidità da admin in data Monday 15 October 2007 alle 8:01 pm

Come tappezzare una parete

La scelta. La prima cosa di cui sincerarsi, al momento dell’acquisto, è che la tappezzeria sia lavabile. Per le altre caratteristiche è utile ricordare che esistono simboli internazionali che riportano le specifiche qualità dei vari tipi di tappezzeria. Conoscerli è chiaramente di grande aiuto. Ad esempio: il grado di resistenza alla luce è rappresentato dal sole; quello intero significa ottima resistenza; il mezzo sole significa che il prodotto, esposto a intense fonti luminose, non dà pieno affidamento, tende cioè a scolorirsi. Il grado di lavabilità è rappresentato, nel suo livello più basso, da un’onda, mentre quello massimo (detersivi abrasivi) da una spazzola sormontata da un’onda.

Preparare le pareti. Prima della posa della tappezzeria è evidentemente molto importante sincerarsi delle condizioni dei muri ed intervenire in modo opportuno, soprattutto se questi presentano tracce di umidità. La predisposizione delle pareti dipende poi dalla loro superficie, se sono cioè intonacate, dipinte, già tappezzate, oppure rivestite con piastrelle.

Muri umidi. Sui muri umidi non si possono posare le tappezzerie perchè prima o poi finiscono per scollarsi. Per tappezzare quindi muri nuovi, sempre un po’ umidi, bisogna lasciar passare qualche mese (almeno sei). Le macchie di umidità sulle vecchie murature, quando non sono provocate da tubazioni che perdono, possono essere causate da superficiale umidità di condensa o anche da acqua assorbita dal terreno (per capillarità). Nel primo caso si può applicare sul muro, prima della tappezzeria, un foglio di polistirolo espanso. Se l’umidità sale dal terreno è necessario applicare sulla parete un sottofondo a lamine metalliche con supporto in carta dopo aver scrostato le eventuali imperfezioni.

Pareti intonacate. Sono le pareti grezze, ricoperte solo da uno spessore di malta: si lavora di raschietto e poi si passa la superficie con carta vetrata a grana grossa. Se il muro non si presenta adatto ad essere tappezzato (la superficie è molto grezza), è necessario rasare a stucco l’intonaco. L’intonaco a gesso è invece liscio e va passato con carta vetrata di grana media. Prima di applicare la tappezzeria, bisogna spolverare con cura le pareti (precedentemente carteggiate) in modo che la colla tenga bene. Per completare la preparazione delle pareti, si deve dare una spennellata di fissativo a base di resine viniliche, che deve essere diluito con acqua, secondo le indicazioni riportate sulla confezione. Se l’intonaco ha una superficie decisamente poco compatta, è consigliabile un fissativo acrilico che ha potenza legante molto accentuata.

Pareti tinteggiate. Se non sono ben compatte e quindi non offrono un valido sottofondo alla colla, devono essere raschiate. Di solito vanno tolte tutte quelle pitture che si presentano poco aderenti o quelle che sfarinano. Prima di preparare le pareti, è bene quindi rendersi conto di quale trattamento hanno avuto in precedenza.

La pittura a calce, che tende a sfarinarsi, va tolta passandola con una spazzola metallica o con un raschietto, quando è necessario. Quella a tempera o a gesso e colla, che si scalfisce facilmente e, se bagnata, lascia il colore, va asportata completamente se la tappezzeria da applicare è di un certo pregio. In caso contrario basta raschiare le parti meno aderenti, rappezzare con lo stucco e passare una mano di fissativo vinilico o acrilico. L’idropittura lavabile è di solito ben aderente e compatta e costituisce un buon sottofondo alla tappezzeria. Naturalmente i muri vanno sgrassati e lavati prima dell’applicazione. La vernice a smalto, la cementite o pitture di questo tipo non vanno bene come sottofondo perchè non assorbono la colla. Bisogna quindi carteggiare con carta vetrata media, lavare con acqua e soda (non più di 50 grammi in un litro d’acqua) e sciacquare molto bene. Si applica poi una carta-fodera oppure si esegue una rasatura a stucco.

Pareti tappezzate. Se la vecchia tappezzeria è in ordine, può benissimo fare da sottofondo a quella nuova. Gli eventuali strappi devono essere accuratamente stuccati e poi carteggiati con carta vetrata fine. Le bolle, invece, vanno incise con un taglio a croce e i quattro lembi riattaccati con cura. I rivestimenti vinilici non sono adatti come sottofondo poichè la loro superficie è impermeabile. Quindi, o si toglie la pellicola vinilica cercando di strapparla dall’alto, o si rimuove del tutto la tappezzeria sottostante. Il vecchio rivestimento va tolto non solo quando è in cattive condizioni e quindi non può fare da sottofondo, ma anche quando è stato applicato su un’altra tappezzeria, oppure è già stato tinteggiato. Per togliere la vecchia tappezzeria può essere sufficiente impregnarla d’acqua calda, ma il lavoro riesce più facile usando gli appositi prodotti emollienti.

Pareti piastrellate. È possibile tappezzarle: naturalmente richiedono un’accurata preparazione. Dopo aver lavato la superficie con acqua e soda per togliere ogni traccia di grasso, le si passa con un apposito prodotto che facilita la presa della rasatura a stucco, che deve essere passato su tutta la superficie e non solo riempire le fessure fra una piastrella e l’altra. Per ottenere un buon risultato si può applicare una carta fodera prima della tappezzeria.

Accorgimenti

  1. Si inizia a tappezzare partendo dallo stipite di una porta o di una finestra dopo aver controllato con il filo a piombo che il punto d partenza sia perfettamente verticale; se non lo è, bisogna tracciare una linea verticale di riferimento (utilizzando il filo a piombo) distante dallo stipite due o tre centimetri meno della larghezza dei teli: se il telo è alto 50 centimetri, la traccia va segnata a 47-48 centimetri dallo stipite.

  2. La posa, di solito, va fatta a giunti accostati (soprattutto se la tappezzeria è consistente).
  3. Se la tappezzeria è molto leggera, meglio sovrapporre i giunti di qualche millimetro.
  4. I giunti vanno sempre sovrapposti negli angoli fra le pareti.
  5. Non vanno fatti tagli sugli spigoli di eventuali sporgenze, perchè le giunte potrebbero aprirsi facilmente.

Preparare i teli. Dopo aver preso le opportune misure, si stende la tappezzeria sul tavolo da lavoro (facendo attenzione che il diritto sia rivolto verso l’alto) e si segna il punto da cui iniziare il taglio, lasciando un margine di 5-10 centimetri. Si piega poi il parato nel punto tracciato, facendo ben combaciare i bordi in modo da avere un taglio preciso e soprattutto diritto. Questo nel caso di una tappezzeria a tinta unita. Se è a disegni di tipo geometrico il raccordo fra i motivi si ottiene sovrapponendo il telo successivo (senza tagliarlo) a quello già applicato in modo che i disegni coincidano (tappezzeria a
rapporto pari). Quando invece la tappezzeria è a motivi sfalsati (ad esempio fiori e motivi ornamentali) il secondo telo va tagliato seguendo le indicazioni che sono riportate sul rovescio della tappezzeria. Si parla in questo caso di tappezzeria a rapporto dispari.
Prima di iniziare a incollare, bisogna aver pronti tutti i teli e gli spezzoni (sovraporte, sottofinestre) tagliati in misura; per riconoscerli è necessario riportare sul rovescio un numero progressivo. A questo punto bisogna spianare i teli arrotolandoli leggermente in senso inverso, con il rovescio verso l’alto, e sovrapporli secondo la numerazione programmata.
La colla va stesa direttamente sul muro o sul rovescio dei teli in base al tipo di tappezzeria. Il primo sistema è consigliabile per carta fodera, tappezzerie molto sottili oppure tessuti resinati che assorbono facilmente la colla e si macerano in fretta. Se la tappezzeria ha un’altezza standard (53 centimetri) e media consistenza, si applica utilizzando una pennellessa abbastanza morbida. La colla va stesa uniformemente e in misura abbondante partendo dal centro verso i bordi e incrociando le pennellate in modo da non lasciare zone asciutte (è importante quindi lavorare controluce in modo da poter controllare meglio l’uniformità dello strato di colla). A questo punto si ripiegano i bordi del telo senza marcare la piega (retro contro retro), in modo da poterlo maneggiare con facilità al momento dell’applicazione al muro. Se la tappezzeria ha un’altezza superiore a quella standard, e quindi diventa difficile maneggiare i teli già incollati, è meglio applicare direttamente la colla sulle pareti. Si procede stendendola verticalmente a strisce che superino abbondantemente la larghezza del telo, usando un pennello largo oppure il rullo.

Accorgimenti

  1. Le carte sottili e i tessuti devono essere applicati entro pochi minuti dall’incollaggio.

  2. Le tappezzerie di consistenza media richiedono una macerazione di circa un quarto d’ora, perciò per sveltire il lavoro è meglio preparare i teli uno dopo l’altro.
  3. I materiali spessi devono riposare per un periodo più lungo; si stende poi una seconda mano di colla e si applicano immediatamente.
  4. Il negoziante consiglierà i tempi di riposo secondo la tappezzeria che si è acquistata.
  5. La colla va stesa sia sul muro sia sul telo soltanto nell’applicazione delle tappezzerie metallizzate, che non vanno piegate per non rovinare la superficie (in questo caso è consigliabile lavorare in coppia).

La posa dei teli. Tenendo il telo in doppio sul braccio, si svolge delicatamente la metà superiore, la si accosta alla parete reggendo il bordo risvoltato con tutte e due le mani e si lascia, in alto, un margine di qualche centimetro. Quando il telo è nella giusta posizione (controllare l’allineamento laterale) lo si fa aderire premendolo al centro con le mani. Via via si stende anche la parte inferiore operando nello stesso modo. Per togliere eventuali rigonfiamenti si usa, secondo il materiale che si sta applicando, la spazzola, la spatola o il rullo che vanno passati dall’alto verso il basso e, a lisca di pesce, dal centro verso i bordi. Se è necessario eliminare qualche piega, si stacca delicatamente il telo partendo dal basso.
Una volta applicato il telo alla parete, si rifilano le eccedenze nell’angolo in alto, fra parete e soffitto, e in basso, contro lo zoccolino. Per farlo è sufficiente passare leggermente le forbici sulla tappezzeria, staccare un poco il bordo e tagliare in modo preciso. Quindi si preme bene la parte perchè aderisca perfettamente. Nel caso di tappezzerie lisce o compatte i bordi vanno ripassati con un rullino di plastica senza premere troppo per non far uscire la colla: per i rivestimenti vinilici bisogna invece usare una pressione maggiore e, infine, per quelli in tessuto è necessario usare l’apposito rullino zigrinato. Sulle tappezzerie in rilievo e su quelle facilmente deformabili non si usa mai il rullino, ma si passano delicatamente le dita, con una leggera pressione. Dovendo tappezzare il soffitto, è bene disporre i teli partendo dalle finestre, in modo che la luce non metta in evidenza eventuali giunti. Se la tappezzeria è a grandi disegni (geometrici o no) bisogna fare attenzione a mantenere una continuità armoniosa fra soffitto e pareti.

Accorgimenti

  1. Applicati tre o quattro teli è bene verificare con il filo a piombo se sono perfettamente verticali: eventualmente, si può rimediare sovrapponendo leggermente i teli.

  2. Negli angoli delle pareti si applica una striscia di tappezzeria tagliata in misura e risvoltata di almeno un centimetro per parte.

  3. Se gli interruttori e le prese non sono stati smontati si rifilerà con cura la tappezzeria lungo i contorni; in caso contrario si applica la tappezzeria, ritagliando poi quel tanto che basta per lasciare passare i cavetti.

  4. Usando la carta metallizzata fare attenzione che non venga in alcun modo a contatto coi cavetti elettrici.

  5. I radiatori vanno abilmente aggirati e la parte di muro in vista va ricoperta, pazientemente, cercando di fare meno giunte possibili.

  6. La tappezzeria va fatta passare al di sotto delle tubature a vista; se non è possibile, è meglio rifilarla piuttosto che coprire i tubi con il telo.

Tappezzeria preincollata. Ha la colla già applicata così che basta solo inumidirla per poterla posare. Offre quindi evidenti vantaggi rispetto agli altri tipi di tappezzeria. Si procede nel seguente modo. Dopo aver tagliato in misura i teli e averli numerati, si prende il primo, lo si arrotola in modo non molto stretto (iniziando dal bordo superiore), con il rovescio della tappezzeria rivolto verso l’esterno. A questo punto si immerge il telo nell’apposita vaschetta, riempita per tre quarti d’acqua, dove deve rimanere per tre-quattro minuti, secondo la consistenza del materiale. Si svolge poi lentamente (tenendo con le mani il bordo superiore) e lo si applica nella posizione prestabilita, lasciando sgocciolare l’acqua di troppo. Il fissaggio definitivo viene fatto con una spugna che va passata con cura procedendo dal centro verso l’esterno. Per eventuali ritocchi bisogna passare un sottile strato di colla sulla parete, prima di posare il telo.

I quadrotti. Possono essere in sughero, materiale plastico o feltro. Sono venduti in scatole, ognuna delle quali ne contiene un numero sufficiente per ricoprire un metro quadrato di superficie e misurano 30 centimetri di lato. La posa in opera è piuttosto semplice. Dopo aver preparato le pareti, come per la posa delle altre tappezzerie, si stende l’adesivo a contatto sia sul retro del quadrotto sia sul tratto di parete dove deve essere applicato. Dopo qualche secondo, quando la colla diventa appiccicosa e non aderisce più alle dita, si può posare il materiale. Attenzione a posizionarlo correttamente perchè poi non è più possibile spostarlo. Per eventuali rifiniture si usa un coltellino ben affilato e una riga metallica. Negli angoli e negli spigoli, dove la rifinitura può essere un pop approssimativa, è consigliabile applicare un listellino di legno che copra le imperfezioni. I quadrotti in legno sono disponibili anche autoadesivi.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Friday 12 October 2007 alle 9:58 am

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