Tipi di cemento

Un materiale necessario per murare, insieme naturalmente al cemento, è la rena che ci viene proposta in molte taglie e granulometrie. Quando chiediamo comunemente 1 metro cubo di rena o
ghiaino ci viene fornito della rena dalla granulometria sconosciuta ma potremmo avere i seguenti tipi di rena:

  1. Sabbia fine per intonaco
  2. Sabbia mediofine inferiore 0,5mm
  3. Sabbia grossa da 2mm—>0,5mm
  4. Ghiaino da 8—>12 mm
  5. Ghiaietto superiore 8 mm
  6. Misto per gettate

Ed i seguenti tipi di ghiaia:

  1. Ghiaia 0/15
  2. Ghiaia 0/25
  3. Ghiaino frantumato 3/6
  4. Ghiaino tondo 8/15
  5. Ghiaino tondo 15/30
  6. Ghiaione tondo 30/70
  7. Ghiaione frantumato 30/70
  8. Ghiaione tondo 30/150

Determinante per fare l’impasto necessario per murare è il cemento senza il quale non si potrebbero fare molte delle opere di alta ingegneria che possiamo ammirare nelle nostre città. Una invenzione che ha cambiato il modo e le tecniche di costruzione. La scoperta delle caratteristiche del cemento viene fatta nel XVIII secolo, quando l’inglese J. Parker ricavò dalla cottura di particolari calcari e successivamente moltissimi impasti; un materiale che presentava una notevole rapidità di presa.

Di seguito riportiamo i vari tipi di cemento:

Cemento pozzolanico. Quello che troviamo e usiamo normalmente.

Cemento alluminoso. Viene usato per applicazioni refrattarie e resiste alle alte temperature (dai 1300 ai 1600 gradi).

Cemento per sbarramenti di ritenuta. Viene usato per isolare e proteggere da allagamenti cantieri e settori di miniere.

Cemento a pronta presa. Indicato quando necessiti un fissaggio rapido di piastrelle, zanche, tasselli, tubi idraulici, inferriate o altri manufatti; inizio presa 2 minuti e fine presa entro massimo 30 minuti.

Cemento bianco. Indicato per intonaci e stucchi, stuccare rivestimenti ceramici, sigillare sanitari ecc..

Calci idrauliche. Le calci idrauliche sono calci che contengono dei componenti idraulicamente attivi; hanno questo nome
perché fanno presa a contatto con l’acqua.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 28 October 2007 alle 12:50

Riparare serramenti e porte

Un esempio di porta in stile moderno…

Un inconveniente abbastanza comune è quello della porta che, ad un certo momento, comincia a sfregare sul pavimento. Le cause possono essere due. Il legno si è gonfiato, a causa dell’umidità, e in tal caso bisogna togliere la porta e piallare l’estremità inferiore in modo da eliminare il rigonfiamento; oppure si tratta di un cedimento dell’anta dovuto a un difetto nei cardini. Se questi si sono leggermente logorati, in corrispondenza dell’appoggio, basta inserire nel perno di rotazione, montato sul telaio fisso, rondelle metalliche di spessore adeguato; se viceversa i cardini si sono deformati, non resta che rinforzarli con l’inserimento di viti più lunghe, oppure sostituirli. Può accadere anche l’inconveniente contrario a quello descritto, e cioè che tra la porta e il pavimento vi sia una fessura troppo larga che lascia passare l’aria: cosa assai fastidiosa se si tratta di una porta esterna perchè, oltre al passaggio d’aria, si infiltra anche la polvere. Per rimediare a questo guaio basta semplicemente limare le parti dei cardini fissati all’anta, in modo da ridurle leggermente di spessore. Fatto questo, però, può presentarsi un altro problema: la serratura non chiude più perfettamente, perchè la bocchetta che si trova sul telaio fisso non combacia più con la posizione del chiavistello. Non resta quindi che limare leggermente la parte inferiore, o superiore, di tale bacchetta, in modo da allargarla quanto basta per consentire alla serratura di entrare agevolmente.

Come si cambia la serratura
Se la serratura da rinnovare è del tipo a maniglie, bisogna innanzitutto staccare queste ultime, togliendo le viti che le tengono fissate al perno quadrato che aziona lo scrocco. Fatto questo, si passa a lavorare sulla battuta della porta rimuovendo le viti che fermano la scatola della serratura all’anta; una volta rimossa si applica nella stessa sede la corrispondente parte di serratura nuova. Questa deve entrare senza difficoltà: in caso contrario occorre limare leggermente la bacchetta, oppure spessorarla con sottili pezzetti di legno. Se i fori della nuova serratura coincidono o sono troppo vicini a quelli precedenti, è necessario riempirli con frammenti di legno e colla e lasciar poi asciugare prima di fissare la serratura nuova. Sistemata l’anta, bisogna ora applicare al telaio fisso, e nella posizione perfettamente corrispondente, la piastra metallica nella quale il chiavistello deve penetrare. Il sistema migliore è quello di far uscire il chiavistello dalla serratura, accostare l’anta al telaio e segnare su questo la posizione del chiavistello. Si fissa quindi al telaio la piastra metallica: anche in questo caso è necessario fare attenzione alla posizione dei fori.

Sostituire il vetro
Occorre inanzitutto rimuovere dal telaio i frammenti di vetro rimasti attaccati, usando possibilmente, un paio di guanti di gomma. Si comincia da quelli in alto che sono i più pericolanti per passare poi agli altri: si toglie la finestra dai cardini, appoggiandola su un piano di lavoro. Se il vetro era infilato in scanalature si tolgono i pezzi rotti e si ripuliscono poi le scanalature con un piccolo cacciavite. Lo stucco esistente va raschiato e vanno smontati eventuali listelli fermavetro, avvitati o inchiodati. A questo punto occorre prendere le misure della lastra (che devono essere di un paio di millimetri inferiori a quelle rilevate, sia per avere un inserimento più facile, sia per lasciare un po’ di gioco in previsione di un’eventuale dilatazione termica e procurarsi quella nuova che, ovviamente, deve avere lo stesso spessore di quella precedente, altrimenti non si riesce a farla entrare nella scanalatura. Messo in sede il vetro, lo si fissa nuovamente con i listelli, oppure con lo stucco che va applicato con la spatola; questo va rifinito comprimendolo e lisciandolo con un attrezzo curvo o anche semplicemente con il dito, in modo da dargli una forma leggermente concava. Prima di rimettere la finestra al suo posto, lasciare asciugare un po’ lo stucco.

Inserito nella categoria Lavori in muratura, Manutenzione da admin in data Tuesday 2 October 2007 alle 10:11

Murare la zanca

La zanca serve in moltissime occasioni: per fissare al muro serramenti, rivestimenti, o sostenere mensole, ripiani, sedili. Saperla murare è quindi molto utile.

Le zanche sono realizzate in piattina di ferro con l’estremità da murare divisa in due parti, leggermente inclinate in senso opposto. Secondo lo scopo a cui destinata, l’estremità che sporge è diritta oppure forma un angolo, può essere provvista di fori, di un occhiello o di un gancio. Il sistema per murare le zanche è comunque sempre uno solo: con scalpello e martello si pratica nella parete un foro notevolmente più profondo e più largo della zanca, poi si prepara una piccola quantità di malta: cemento e sabbia in parti uguali, impastati con poca acqua. È necessaria una piccola quantità di sassolini che servono per il rinzeppo e che vanno sistemati a mano, dopo averli bagnati (anche il foro deve esser bagnato con un grosso pennello inzuppato d’acqua). Sul fondo del foro si introducono alcuni sassolini, poi una certa quantità di malta, aiutandosi con la zanca stessa; si sistema la zanca, lasciandola sporgere quanto occorre e si finisce di riempire il foro con la malta e i sassi, comprimendo bene. Infine si verifica che la sporgenza sia esatta e si attende che la zanca non si muova più prima di lisciare la malta.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 23 September 2007 alle 11:50

Proteggere le pareti esterne della casa

La facciata esterna di una bellissima villa

Che la casa sia vecchia o di nuova costruzione, le pareti esterne devono essere periodicamente revisionate e ben protette da una pittura adatta. Per resistere bene ai raggi del sole e alle intemperie, una pittura per muri esterni deve avere caratteristiche ben precise. Se la casa è costruita in pietra o mattoni a vista che si vogliono proteggere senza alterarne il caratteristico aspetto, bisogna usare liquidi speciali, a base di siliconi, che rendono la parete perfettamente idrorepellente senza ostacolare la normale traspirazione. Questi prodotti varino diluiti con acqua seguendo le indicazioni riportate sulla confezione, e si applicano a pennello (eventualmente anche a spruzzo) in quantità abbondante in modo da coprire ogni parte, senza tralasciare la più piccola zona: non sono più possibili ritocchi quando il liquido si è indurito. Una volta essiccato, sulla superficie trattata si forma una pellicola protettiva sulla quale l’acqua scivola via. Il muro rimane così perfettamente asciutto e le impurità che si posano sulla parete vengono portate via dalla pioggia senza accumularsi e creare macchie. Per una finitura coprente, si possono usare diversi prodotti come idropittura a base acrilica, specifica per muri esterni o pittura alla pliolite (si tratta di una resina pregiata ricavata dalla produzione della gomma sintetica). Quest’ultimo è un prodotto a solvente, quindi non semplice da applicare: la resa, tuttavia, è veramente ottima. Per le sue indubbie qualità protettive è usato anche in località marine dove gli altri prodotti si sfogliano o si screpolano. Le migliori pitture di questo tipo possiedono requisiti indispensabili per l’applicazione in esterno: resistenza assoluta agli agenti atmosferici e alle sostanze corrosive presenti nell’aria (smog); resistenza agli alcali contenuti nel cemento e nella calce idraulica; repellenza all’acqua e traspirabilità al vapore acqueo; autolavabilità (cioè non trattengono la polvere e lo sporco). L’applicazione della pittura a solvente si fa, normalmente, in due mani, o anche in tre se è richiesta una resistenza eccezionale diminuendo a ogni mano la quantità del diluente.

Accorgimenti

  1. È assolutamente sconsigliabile dipingere da sè case più alte di un piano. Per eseguire lavori di questo tipo sono necessari opportuni ponteggi.
  2. Per dipingere a un’altezza di 4-5 metri è indispensabile una scala da appoggiare al muro, o meglio, due scale a squadra su cui appoggiare un’asse robusta cheserve da impalcatura.
  3. Controllare sempre la stabilità della scala.
  4. Le stagioni migliori per dipingere pareti esterne sono quelle a clima mite: non è consigliabile comunque dipingere con temperatura inferiore ai 5 gradi, quando c’è vento, su superfici bagnate dalla pioggia o dalla nebbia, oppure esposte direttamente ai raggi del sole.
  5. Nelle giornate di gran sole si dpingono nella mattinata le pareti esposte a nord e a ovest, quelle a est nel pomeriggio e quelle a sud verso sera.
  6. Prima di iniziare il lavoro è necessario proteggere i serramenti, i davanzali, eventuali lampade esterne e ogni altro infisso con fogli di plastica.
  7. Quando non è possibile creare questa protezione si evitano le sbavature usando come schermo una striscia di cartone pesante.
  8. Se durante il lavoro occorre appoggiare la scala su una parete già dipinta, è bene avvolgere l’estremità superiore con panni puliti.

Preparare il fondo. La prima operazione da compiere sulla superficie da dipingere, è un’energica spazzolatura che va eseguita prima con la spazzola metallica in modo da portar via eventuali incrostazioni e parti in distacco, e poi con lo scopino per eliminare tutta la polvere. La pulizia del fondo va fatta in ogni caso, sia che si tratti di intonaco nuovo o già tinteggiato, di calcestruzzo a vista o di elementi in cementoamianto (eternit o simili). In particolare, se la parete è dipinta a calce, questa va raschiata a fondo fino a mettere in vista il supporto. Per pareti molto sporche è necessario anche un minuzioso lavaggio con acqua e soda (50 grammi di soda in un litro d’acqua) seguito da un abbondante risciacquatura. Se c’è qualche zona segnata da macchie di grasso, nafta o catrame, va prima ripulita con gli appositi solventi (benzina, petrolio e simili). Se l’intonaco è molto difettato, con buchi e fessure, macchie di umido o di muffa, effiorescenze saline, prima di dipingere è necessario rimediare a questi pericolosi inconvenienti (il modo è specificato nel paragrafo seguente). Per le riparazioni all’esterno non va mai impiegato gesso poichè è un materiale molto sensibile all’umidità. Per piccole scalfiture si può semplicemente usare lo speciale stucco sintetico per esterni. Da ultimo conviene sempre applicare una mano di fondo con pittura isolante.

Togliere le macchie di muffa e/o umidità. Prima di tutto bisogna rendersi conto di quali sono le cause. Se sono il residuo dell’umidità dovuta a recente costruzione, i fenomeni si possono considerare temporanei e destinati a scomparire in breve tempo (le efflorescenze sono spesso solo residui di umidità già esaurita): basta un’energica spazzolatura con la spazzola metallica. Alla muffa si rimedia ripulendo prima accuratamente la zona interessata e poi trattandola con una soluzione sterilizzante di facile preparazione. Si mescola un quarto di litro di candeggina con tre quarti di litro di acqua tiepida, quindi si aggiunge un cucchiaio di fosfato trisodico o di borace (si acquista in drogheria) e un cucchiaio di comune detersivo. Con questa soluzione, aiutandosi con una spazzola morbida, si asporta la muffa e poi si sciacqua con acqua fresca e pulita. Attenzione agli occhi mentre si sta facendo questo lavoro: sarebbe bene proteggerli con occhiali e indossare guanti di gomma per riparare anche le mani. Quando il muro rimane umido perchè assorbe acqua per capillarità, prima di ricorrere a provvedimenti radicali, come il taglio della muratura, si può intervenire con appositi prodotti e cioè: la soluzione neutralizzante, l’intonaco risanante, la pittura risanante.

La soluzione neutralizzante è un liquido che, penetrando nel muro, fa staccare le effiorescenze saline. Va applicata a pennello, in quantità abbondante, dopo aver asportato con la spazzola metallica tutte le incrostazioni e le parti di intonaco che si sfaldano. Dopo un giorno la soluzione è asciutta e il muro pronto per i successivi interventi. L’intonaco risanante serve a pareggiare le parti scrostate dall’umidità. È venduto in polvere e va impastato con acqua subito prima di essere utilizzato: la consistenza deve essere quella giusta che permette l’applicazione con la spatola. Prima di eseguire il rappezzo bisogna bagnare bene il muro che va mantenuto umido per le ventiquattro ore successive perchè non si screpoli. L’indurimento richiede un tempo variabile, secondo la stagione in cui si sta lavorando. Meglio comunque lasciar passare qualche giorno, poi si liscia la stuccatura con una carta vetrata media. La pittura risanante è un prodotto che regola la traspirazione del muro impedendo che l’umidità si accumuli. Si stende sia a pennello sia a rullo, in strato abbondante e dopo aver rimosso eventuali vecchie pitture, coprendo una zona almeno un metro più larga di quella interessata dall’umidità. La prima mano va data sul muro ben impregnato d’acqua, le successive a distanza di circa otto ore una dall’altra (in tutto, vanno utilizzati almeno 750 grammi di pittura per metro quadrato). La pittura, che è di colore biancastro, può essere coperta con qualsiasi altra pittura di finitura.

Fori e fessure. Vanno ben ripuliti con il raschietto, spolverati con il pennello, bagnati con acqua pulita e poi riempiti con malta cementizia. La superficie va ben lisciata con la cazzuola.

Applicazione della pittura da esterno. Si procede sempre dall’alto verso il basso, iniziando dai cornicioni o da altre parti sporgenti. Se la parete da dipingere è piuttosto estesa, perchè non si notino le inevitabili interruzioni del lavoro, è opportuno che queste avvengano in corrispondenza di finestre, porte, fasce decorative o spigoli. La tecnica di applicazione è la stessa già descritta per tinteggiare le pareti interne. All’esterno, la tinteggiatura ha però anche una funzione protettiva; lo spessore quindi non deve essere troppo esiguo.

Rivestimenti plastici. Contengono una certa quantità di polvere minerale (caolino, farina o granuli di quarzo) che li rende coprenti e riempitivi. Secondo il tipo e la grandezza (granulometria) dei minerali contenuti si ottengono rivestimenti di varia consistenza e possono essere applicati con gli attrezzi impiegati per le altre pitture oppure richiedere l’uso di strumenti adatti. La finitura può essere a buccia d’arancia più o meno fine, spatolata, graffiata, secondo il modo di applicazione. Duri, traspiranti, resistentissimi agli agenti atmosferici, questi rivestimenti, applicati esternamente, garantiscono comunque una lunga durata.
I plastici possono essere ad acqua o a solvente: quelli ad acqua e a granulometria fine sono i più semplici da usare. Per stendere questo tipo di rivestimento si usa uno speciale rullo alveolato in spugna sintetica. Il modo di impiego è il seguente. Aperto il contenitore e il sacco di plastica che si trova all’interno, senza rimescolare la pittura, si immerge parzialmente il rullo rigirandolo più volte su se stesso in modo che la pittura penetri negli alveoli. Il rullo va passato sulla parete, senza premere, con un movimento dall’alto verso il basso per una lunghezza di circa mezzo metro e risalendo poi un po’ più in alto da dove si è partiti. Una volta svuotato il rullo si ripete l’operazione. Dopo aver ricoperto una certa porzione di parete si dà qualche passata orizzontale (senza ricaricare il rullo) poi si rifinisce con l’attrezzo adatto a ottenere il rivestimento desiderato. Mentre questo è ancora fresco si ripetono di nuovo le precedenti operazioni fino a ultimare la parete, curando bene i raccordi del disegno a rilievo. Nei punti in cui non si riesce ad arrivare con il rullo si usa la spatola, raccordando il disegno con le dita. La finitura rullata è la più semplice e veloce: si ottiene passando il rullo, asciutto, in verticale oppure in senso orizzontale (sempre in un solo senso): sui muri esterni è però preferibile il rullato verticale che non favorisce la presa dello sporco. Per la finitura spatolata si usa la spatola triangolare di plastica sul rullato per circa 40 centimetri nel verso dell’applicazione a rullo, bagnando ogni volta la spatola nell’acqua.
Oltre a questi esistono altri tipi di finitura: si può tamponare il prodotto con una spugna di plastica, dopo l’applicazione a rullo, e creare a spatola o con altri mezzi (anche con le mani) il disegno che si preferisce.

Accorgimenti

  1. Dovendo scegliere la finitura, conviene fare prima una prova su una piccola superficie: se il risultato non soddisfa, si può recuperare il prodotto.
  2. Questo tipo di materiale essicca rapidamente: se si lavora quindi con temperature molto elevate, o in ambienti asciutti o ventilali, è necessario procedere con una certa velocità.
  3. A lavoro ultimato richiudere con cura il sacco di plastica.
  4. Per pulire attrezzi e mani si usa semplicemente dell’acqua.
Inserito nella categoria Lavori in muratura, Ristrutturazioni, Verniciare da admin in data Saturday 22 September 2007 alle 11:56

Lo zoccolino o battiscopa

Lozoccolino o battiscopa tra la parete ed il pavimento 

Zoccolini o battiscopa sono quelle strisce che servono a proteggere le pareti all’attacco del pavimento. Gli zoccolini possono essere di diversi tipi e la scelta del materiale dipende anche da valutazioni estetiche. L’altezza minima consigliabile è di 8-10 centimetri: gli zoccolini si posano a pavimento ultimato. Gli zoccolini in marmo sono adatti naturalmente ai pavimenti di marmo e vengono forniti in lastrine lunghe circa un metro di 1-2 centimetri di spessore e di altezze diverse. Poichè vanno incassati nell’intonaco delle pareti per metà del loro spessore, quando se ne prevede la collocazione, l’intonaco viene interrotto a un’altezza di circa 8-10 centimetri da terra. Se l’intonaco è già eseguito bisogna togliere una fascia corrispondente all’altezza dello zoccolino (si usa lo scalpello). La stessa cosa vale se si deve applicare uno zoccolo in pietra. Per la posa in opera si usa malta cementizia grassa, composta da circa una parte di cemento e due di sabbia. Dopo aver bagnato la parete con un pennello intriso d’acqua, si inizia la posa cominciando da un angolo. Durante la lavorazione bisogna fare attenzione di andare in linea retta e bene in verticale; i giunti devono essere bene accostati e la sporgenza degli elementi dal filo della parete deve essere uniforme. La testata delle lastrine di marmo, nell’angolo, deve incastrarsi di 1-2 centimetri nella parete laterale. Terminata una parete, bisogna verificare l’allineamento con una staggia ed eventualmente correggere i difetti con una adeguata pressione. Si prosegue poi sulla parete successiva ripetendo la stessa operazione. Quando la malta di collocazione si è consolidata, i giunti vanno stuccati con boiacca di cemento piuttosto densa, fatta ben penetrare e raccordata con la superficie. Gli zoccolini in legno si applicano un po’ in tutti gli ambienti, sia con pavimenti in parquet, in ceramica, in materiale plastico o in moquette. Sono venduti in liste lunghe 4 metri, già trattate con apposite vernici protettive, oppure al grezzo. Hanno uno spessore che varia da 6 a 15 millimetri e possono essere variamente sagomate: la parte superiore, di solito, è arrotondata a becco di civetta. Se gli zoccolini hanno un certo spessore è bene fissarli con viti (si possono smontare facilmente) e se l’intonaco non è ancora eseguito si possono predisporre sulla parete una serie di tasselli in legno, murati alla distanza di circa 50-60 centimetri uno dall’altro. Se la parete è finita si usano i tasselli in plastica del tipo a espansione. Lo zoccolino si fissa ai tasselli con viti a testa piatta o semiarrotondata. Volendo, si possono mascherare le viti con appositi copriviti in metallo o in plastica. In corrispondenza di angoli o sporgenze si esegue un giunto obliquo, cioè le teste degli elementi che formano lo zoccolino vanno tagliate secondo un angolo di 45°, usando l’apposita guida per tagli. Sempre in legno, esiste poi uno zoccolino speciale formato da due parti separate: un listello grezzo da avvitare alla parete e una fascia in compensato già rifinita, con il bordo superiore a becco di civetta, che a sua volta va avvitata al listello. Tra i due elementi c’è una scanalatura entro la quale è possibile far passare cavetti elettrici (svitando la parte esterna dello zoccolino si può facilmente raggiungere il cavetto in caso di bisogno). Gli zoccolini in legno, di spessore sottile e quelli in plastica possono essere semplicemente incollati al muro: si raschia bene con la spatola la zona in cui andrà collocato lo zoccolino in modo da asportare eventuali strati di pittura non bene aderenti, si toglie ogni traccia di polvere o eventuali asperità. Sulla zona ben ripulita si stende l’adesivo (fornito insieme allo zoccolino) e si attende per circa un quarto d’ora che evapori il solvente. Intanto si cosparge di adesivo anche la faccia interna dello zoccolino e si lascia asciugare. A questo punto lo si applica premendo bene contro la parete usando un mazzuolo avvolto in panno. Se la parete è irregolare o difettosa, si consiglia di usare lo zoccolino in plastica perchè molto flessibile (è anche il più economico).

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Friday 21 September 2007 alle 11:19

Costruire il barbecue

Un barbecue in muratura costruito nel giardino

Il barbecue in muratura deve essere posto in un luogo abbastanza riparato dal vento e lontano da piante o vegetazioni che possono essere danneggiate dal calore. Per questo motivo, è importante che la bocca del focolare sia rivolta nella posizione giusta, cioè abbia davanti un piccolo spiazzo e dietro, possibilmente, un muretto. Il barbecue è composto da una parte centrale, il fornello, e da parti accessorie che possono essere piani d’appoggio, armadietti e vano dove riporre la legna. Un muretto a gradini intorno al focolare può servire per appoggiare gli spiedi e le griglie supplementari. Materiali per la costruzione. Le indicazioni riguardano il barbecue illustrato in queste pagine: naturalmente le parti accessorie possono non essere utilizzate o variate a piacere. Per costruire la muratura occorrono: circa 320 mattoni pieni refrattari (25×12x5,5 centimetri); 0,30 metri cubi di ghiaione; 0,30 metri cubi di ghiaietto; 0,25 metri cubi di sabbia; un quintale di cemento; una robusta rete metallica (220×80 centimetri). Per realizzare le parti accessorie occorrono: due ripiani in massello di legno duro (o anche due lastre di pietra) di 90×52x3 centimetri ciascuno; uno sportello (misure del vano, 52 x 59 centimetri) formato da due antine con relativo telaio, completo di cerniere e scrocchetto di chiusura. Per il focolare sono necessari: una griglia di cottura, a maglie larghe, in acciaio inossidabile (50×62 centimetri); un cassetto per la cenere (64×36x12 centimetri). Tutte queste parti metalliche si possono fare eseguire da un fabbro oppure acquistare presso depositi o negozi per articoli da caminetto, adattando le misure del barbecue a quelle degli elementi per focolare che già si hanno.

L’esecuzione dei lavori è la seguente. Per prima cosa bisogna tracciare sul terreno le linee di ingombro e scavare per circa 15 centimetri in profondità: il fondo dello scavo va ben spianato e battuto e poi coperto con uno strato di grossi ciotoli. Lo scavo va poi riempito con ghiaietto fin quasi a livello del terreno. Con quattro assi, alte circa 10 centimetri, si forma il cassero per il basamento in calcestruzzo (dimensioni interne 226×84 centimetri) che si dispone poi sul terreno bene orizzontale. Si impasta il calcestruzzo (circa un quarto di metro cubo, a dosaggio normale) e si riempie il cassero fino a circa metà, spianando la superficie; poi si sistema la rete metallica, che serve da armatura, e si completa il getto livellandolo con una staggia appoggiata ai bordi del cassero. Si lascia consolidare per almeno dodici ore. Per costruire i muretti in mattoni, si prepara la malta che deve essere fortemente cementizia (una parte di cemento e tre parti di sabbia), poi si comincia a costruire la muratura facendola sporgere per circa 4 centimetri dal perimetro del basamento. È bene che i giunti siano il più possibile sottili, perchè la malta resiste al calore molto meno dei mattoni refrattari. I supporti in ferro per le griglie, così come anche le zanche per il fissaggio dei ripiani e dello sportello, vanno inseriti fra un corso di mattoni e l’altro, durante l’esecuzione della muratura.

Se al posto dei ripiani in legno si decide di usare lastre di pietra, queste vanno fissate con malta.

Accorgimenti

  1. La griglia di cottura deve essere costruita in modo che il contatto dei cibi con il metallo sia il più limitato possibile, quindi con bacchette sottili e ben distanziate fra loro; è senz’altro sconsigliabile l’inipiego di lamiera forata.
  2. Per una comoda utilizzazione, la griglia deve essere posta all’altezza di un normale piano di cottura (80-85 centimetri).
Inserito nella categoria Giardino ed orto, Lavori in muratura da admin in data Thursday 20 September 2007 alle 11:03

Costruire il caminetto

Camino moderno in un appartamento di ultima generazioneNon è un lavoro difficile se si usano gli elementi prefabbricati che sono facilmente reperibili in varie forme e misure. Esternamente si può poi dare l’aspetto che si crede più opportuno. Il blocco prefabbricato può venire appoggiato alla parete o, se si preferisce, anche incassato; la sistemazione può anche essere quella in angolo, se l’ambiente lo richiede. I vari elementi che compongono il prefabbricato sono sempre numerati: il montaggio risulta quindi facilitato, se si seguono attentamente le istruzioni. Si comincia con il posare l’elemento di base alla giusta altezza dal pavimento (ci deve essere un gradino di 20-25 centimetri) e poi si aggiungono progressivamente gli altri, fissandoli con malta cementizia grassa. Alla fine si montano i vari accessori metallici: il rivestimento in lamiera del focolare, la serranda per la regolazione del tiraggio, la griglia per il fuoco e, infine, le bocchette per l’aerazione. La canna fumaria deve essere in materiale refrattario: a sezione circolare o quadrata che si mettono in opera sigillando i giunti con malta cementizia. Le caratteristiche essenziali che deve avere la canna fumaria per garantire un buon tiraggio sono le seguenti: la lunghezza, misurata dalla sommità della cappa alle aperture per le uscite del fumo, sopra il tetto, non deve essere inferiore ai due metri e ottanta, massimo tre metri; la sezione deve essere proporzionata alla lunghezza e, per stabilirla con esattezza si devono consultare le tabelle fornite dai fabbricanti di caminetti; l’andamento è bene che sia verticale, e eventuali tratti obliqui devono avere un’inclinazione non superiore al 40% rispetto alla verticale. Il comignolo, che è la parte di canna fumaria che spunta dal tetto, deve essere protetto, dagli sbalzi di temperatura, con un rivestimento di mattoni, in tavelle o in pietra. In base alle attuali norme edilizie, il comignolo deve trovarsi in pieno vento, cioè superare la parte più alta del tetto (colmo) o qualsiasi altro ostacolo.
Per proteggere l’apertura dall’acqua e dalla neve conviene applicare un torrino prefabbricato che può essere in cotto, in cemento, in lamiera o altro. Una volta ultimata l’ossatura, bisogna rivestirla per dare al camino l’aspetto che meglio si adatta all’ambiente in cui è inserito. L’esempio riprodotto ha una forma molto semplice facilmente adattabile secondo i materiali che si decide di usare per le finiture. Attorno al blocco prefabbricato posato sul gradino, si costruisce un rivestimento, alto fino al soffitto, formato da una parete frontale e da due spalle laterali in muratura (le spalle vanno tenute arretrate in modo che formino come due nicchie).
L’intonaco, sulle pareti e sul basamento, può essere civile, oppure trattato con finitura speciale (per esempio un rivestimento plastico). Il piano del basamento è rivestito in lastre di pietra che, sul davanti, sporgono di qualche centimetro. La mensola, sostenuta da tre robuste zanche, è in legno verniciato al naturale. Utilizzando lo stesso legno si possono realizzare i ripiani per le nicchie laterali.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Thursday 20 September 2007 alle 10:50

I paraspigoli

Esempi di paraspigoli da applicare ai muri

Possono essere in lamiera zincata o alluminio da applicare sotto l’intonaco oppure in legno, plastica o metallo da fissare quando le pareti sono finite. I paraspigoli da sotto intonaco sono soprattutto indicati quando si vuole eseguire sulle pareti una rasatura a gesso (vedere la voce intonaco a base di gesso): in questo caso, infatti, gli spigoli, se non protetti, sono facilmente deteriorabili.

Gli angolari da applicare a intonaco finito si possono incollare come gli zoccolini in plastica (ne esistono di autoadesivi semplicissimi da applicare). Impiegando certi angolari antisdrucciolevoli in metallo, anch’essi autoadesivi, è possibile rivestire anche gli spigoli dei gradini. Ci sono particolari angolari in plastica o in metallo da applicare a scatto: sullo spigolo da proteggere si incollano dei piccoli supporti, distanziati di 30-35 centimetri l’uno dall’altro. Dopo circa un quarto d’ora l’angolare si può fissare con una semplice pressione.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Wednesday 19 September 2007 alle 10:16

Il rivestimento delle pareti

Il rivestimento in un bagno moderno

Rivestimento granaulare. Si stende sulla parete, con la spatola o il frattazzo d’acciaio, un primo strato molto sottile e molto ben rasato. Dopo, con l’intonacatrice, si spruzza un secondo strato che, legandosi al primo, conferisce una uniforme granulosità.

Damascato. Come per altre finiture di questo tipo, si ottiene con una prima rasatura sottile della superficie, sopra alla quale si esegue una spruzzata rada, a piccole gocce: appena il materiale accenna a prendere consistenza, ma prima che indurisca, si rasa leggermente la superficie con il frattazzino di legno oppure di plastica.

Graffiato. È un impasto che contiene granuli di quarzo o di marmo di grandezza diversa, secondo la finitura che si vuole realizzare. La prima mano la si dà con il pennello, dopo aver allungato il prodotto con una piccola quantità d’acqua per renderlo più fluido. Quando la prima mano è asciugata, si applica un secondo strato di prodotto in pasta, di spessore pari ai granuli in esso contenuti: il lavoro si esegue con la spatola o il frattazzo d’acciaio. Si frattazza poi in senso orizzontale o verticale o con un movimento circolare irregolare: la pressione del frattazzo provoca lo scorrimento di alcuni granuli e quindi l’effetto di graffialura della superficie. Si possono ottenere più o meno graffiature abbreviando o prolungando questo tipo di lavorazione.

Rivestimento a piastrelle. Le più usate sono in maiolica (cotto smaltato), piuttosto leggere e sottili (6-8 millimetri). Le piastrelle tagliate, specie se decorate, vanno applicate nei punti meno visibili: è consigliabile ridurre al minimo l’utilizzo delle piastrelle tagliate, sia per evitare spreco di materiale, sia per una questione estetica. Di solito le piastrelle vengono posate su pareti intonacate a rustico (eseguito preferibilmente con malta cementizia). Un sottofondo in gesso non è indicato, soprattutto in locali di servizio dove spesso c’è umidità di condensa. Se l’intonaco è troppo liscio è necessario piccozzare; eventuali strati di pittura devono essere eliminati. Per la messa in opera delle piastrelle si usa malta cementizia grassa, dosata in 600 chilogrammi di cemento per un metro cubo di sabbia (facendo naturalmente le opportune riduzioni!). Prima di iniziare la posa, le piastrelle vanno immerse nell’acqua: poi si tracciano sulle pareti gli eventuali allineamenti del bordo superiore e di quelli laterali del rivestimento. La posa deve essere eseguita dal basso verso l’alto e da un lato verso quello opposto. La prima fila di piastrelle va disposta a contatto del pavimento: per eventuali tagli, diritti o sagomati, vedere il paragrafo seguente. Sul retro di ogni piastrella va messa una certa quantità di malta, in modo che, una volta distesa, formi uno strato spesso circa un centimetro. Si accosta il lato inferiore della piastrella al muro e poi la si porta in verticale premendo forte con la mano per farla bene aderire. La morbidezza della malta consente piccoli movimenti di assestamento in modo da poter bene allineare i bordi in orizzontale e in verticale. Completata la prima fila, si inizia la successiva partendo sempre dallo stesso lato. Per rivestire gli spigoli, alcuni tipi di piastrelle sono accompagnate da pezzi speciali, con un bordo sagomato a becco di civetta che permettono una perfetta finitura. In caso contrario rimane in vista una costa della piastrella che, volendo, può essere coperta da un coprifilo o angolare.

Quando la malta di collocazione si è consolidata, si procede alla stuccatura dei giunti, un’operazione che deve essere eseguita non oltre alle ventiquattro ore successive alla posa, usando un impasto piuttosto denso di solo cemento (boiacca).

Come si taglia una piastrella. Va usata l’apposita taglierina abbassando il manico a leva dopo aver posato la piastrella sotto la lama in corrispondenza della linea di taglio. Quest’ultima va segnata sulla superficie smaltata che va incisa in corrispondenza, passando e ripassando il taglierino guidato da una riga. Per maggiore sicurezza, si può riportare la linea di taglio anche sul retro della piastrella e praticare un’altra incisione. Si appoggia la piastrella su un piano di legno ben solido, con la faccia smaltata verso l’alto. Con una mano si trattiene la parte della piastrella posata sul piano, e con l’altra si preme sull’altro lato per provocarne il distacco. Per dare una certa sagoma alla piastrella, conviene usare una tenaglia tagliente eliminando con cura, poco per volta, la parte eccedente.

Posa per incollaggio. È una posa semplice e rapida e può essere eseguita, usando i prodotti adatti, sia all’esterno sia all’interno della casa. Gli speciali collanti sono venduti già pronti all’uso, in pasta o in polvere. A quelli in polvere, bisogna aggiungere una certa quantità d’acqua che va dal 20 al 50 per cento, secondo l’indicazione della ditta produttrice. L’applicazione può essere fatta su qualsiasi tipo di sottofondo (cemento, calce, gesso) purchè sia solido, ben livellato, pulito e sgrassato e non è necessario bagnare le piastrelle. La posa è come quella precedentemente descritta. Unica differenza è che al posto della malta bisogna usare l’apposito collante che va steso sulla parete, in spessore uniforme, con una spatola dentata, generalmente fornita insieme al prodotto. È consigliabile procedere per zone limitate (circa un metro quadrato alla volta) in modo che il collante sia sempre fresco. Ogni piastrella va posata premendo bene per farla aderire (sono possibili leggeri movimenti di aggiustamento). Il collante in eccesso va subito asportato prima che secchi. Alla fine del lavoro i giunti devono essere stuccati con boiacca di cemento (impasto di acqua e cemento).

Come sostituire una piastrella. Se è fissata tenacemente al fondo e ben attaccata alle piastrelle adiacenti, bisogna lavorare con precauzione, per non rovinare anche quelle sane vicine. Usando uno scalpello e un martello, si comincia picchiettando nel centro della piastrella in modo da spaccare e poter sollevare i bordi. Per favorire il distacco basta intaccare i giunti con una lama. Tolta la piastrella va eliminato anche il vecchio strato di malta sottostante, mettendo a vista il sottofondo. Con il raschietto, si puliscono bene i bordi delle piastrelle adiacenti, si spolvera e si bagna abbondantemente con acqua la zona lasciata libera dalla piastrella. A questo punto si stende uno strato di malta di un certo spessore, calcolando a vista lo spazio che c’è fra il sottofondo e il filo delle piastrelle in opera. L’inserimento della piastrella va eseguito pressando con la mano e con colpi delicati dati con il manico della cazzuola (meglio se si interpone una tavoletta di legno). Se la piastrella sprofonda troppo o resta sollevata rispetto alle altre, va subito rimossa aiutandosi con il taglio della cazzuola e aggiungendo o togliendo un po’ di malta. Alla fine si stuccano i giunti con boiacca di cemento unita a una piccola quantità di sabbia, si lascia asciugare e si pulisce con una spugna.

Accorgimenti

  1. Le piastrelle vanno bene accostate le une alle altre in modo che lo spessore dei giunti non sia superiore ai 2 millimetri.
  2. Ogni 60-70 centimetri conviene verificare che il bordo superiore della fila sia orizzontale: si usa il livello appoggiato su una staggia: eventuali imprecisioni vanno corrette premendo opportunamente sulla staggia.
  3. Le piastrelle vanno poste delicatamente facendo attenzione a non smuovere quelle già posate.
  4. Durante il lavoro è bene tenere sempre pulite le piastrelle: a posa ultimata bisogna passare la superficie con paglietta di legno (rucioli) e lavare con acqua pulita.
Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Tuesday 18 September 2007 alle 10:04

Opere in muratura – Le fondazioni

Le fondamenta di una palazzina in costruzione

Non è possibile costruire nessuna muratura appoggiandola semplicemente sul terreno: anche la più semplice deve avere una fondazione (o fondamenta). Le opere di fondazione sono impegnative e complesse soprattutto quando il terreno ha poca capacità portante. I migliori terreni sono quelli rocciosi o semi rocciosi, gli strati ben compatti di sabbia e ghiaia o di argilla asciutta. Meno buoni i terreni di roccia friabile, sabbia mista ad argilla o di argilla umida. Cattivi terreni sono quelli sciolti o quelli da riporto. Per opere di modesta entità non ci sono comunque problemi: al massimo occorre eseguire uno scavo abbastanza profondo così da raggiungere uno strato più compatto.

Come si tracciano le fondamenta. È bene avere un piccolo progetto di massima da cui partire e quindi segnare sul terreno i contorni del lavoro che si deve eseguire: i picchetti servono a indicare i punti; le cordicelle, tese tra un picchetto e l’altro, segnano le linee; con il doppio metro o la bindella si riportano le misure esatte; con il livello si stabiliscono i riferimenti orizzontali e con il filo a piombo quelli verticali. Le cordicelle fra un picchetto e l’altro devono essere ben tese e sollevate da terra e i picchetti devono essere piantati al di fuori del perimetro tracciato, altrimenti possono intralciare il lavoro.

Come realizzare una squadra. La squadra serve per ottenere rapidamente sul terreno linee perpendicolari e la si può costruire con due assi ben diritte, utilizzando le misure riportate nella tabella che segue e osservando il disegno.
Si dispongono le assi in squadra sovrapponendo le estremità e fissandole con un chiodo; con un metro si riportano sui bordi esterni le misure a e b ottenendo i punti A e B. Aprendo o chiudendo leggermente i due bracci (il chiodo permette questa operazione) si fa in modo che la distanza tra i punti A e B corrisponda alla misura c. Nella posizione così ottenuta, i bordi esterni delle due assi sono perpendicolari, per cui basta fissarli con un listello di supporto posizionato in diagonale e rinforzare il vertice.

Gli scavi per le fondamenta. Quello che si chiama il piano d’imposta delle fondazioni deve essere ben orizzontale e molto compresso: per renderlo tale lo si batte con l’apposita mazzeranga. Per capire invece se il fondo è adatto si usa un sistema empirico, lasciando cadere dall’alto un sasso piuttosto grosso e pesante; se il sasso tende a rimbalzare il terreno è buono, se si affossa è meglio proseguire nello scavo e raggiungere uno strato più consistente. La natura del terreno la si riconosce comunque subito dalla resistenza che offre il terreno all’inizio degli scavi. Se la resistenza è minima significa che il terreno non è adatto per fondazioni.

Come si eseguono le fondazioni continue. Nello scavo di fondazione si può mettere sia calcestruzzo sia muratura di pietrame. Il calcestruzzo adatto è quello magro, impastato in modo da risultare semiumido (consistenza della terra umida). Sul terreno va steso uno strato di non più di 8 centimetri di magrone (vedere la tabella), quindi si procede al getto di calcestruzzo in strati successivi di 15-20 centimetri che vanno ben pressati. Se per la fondazione si usa pietrame, questo deve essere sistemato a mano stando attenti che ogni pietra resti ben appoggiata su uno strato di malta di calce idraulica o di cemento (vedere la tabella apposita sui tipi di malte) perchè non si devono formare vuoti fra una pietra e l’altra. Se ciò si verifica, accostando pietre irregolari, bisogna inserire nei vuoti spezzoni di pietrame delle dimensioni adatte, sempre naturalmente ben legati con la malta. È opportuno impiegare pietrame di dimensioni che non siano superiori a 20 centimetri di lato. Quando si eseguono opere poco impegnative, come pietrame di riempimento, si può usare materiale da demolizione purchè non friabile. Si chiama piano di spiccato la superficie superiore delle fondazioni: deve essere perfettamente orizzontale (su di essa va impostata la muratura), e ben lisciato stendendovi sopra uno strato sottile di malta in modo che risulta poi più semplice tracciare le misure del muro da costruire. Per impedire all’umidità del terreno di salire fino alla muratura fuori terra, deteriorandola, è bene tagliare la fondazione con uno strato di materiale impermeabilizzante. Prima di raggiungere il piano di spiccato quindi, si applica uno strato di malta bituminosa o catraminosa o, ancora, di cartone o feltri bitumati o catramati (spessore almeno 10 millimetri). Si cosparge poi lo strato impermeabilizzante di graniglietta per agevolare la presa alla muratura che si deve costruire.

Accorgimenti

  1. Le pareti degli scavi possono essere verticali se il terreno è compatto e lo scavo poco profondo.

  2. Quando si supera la profondità di un metro e il terreno è inconsistente, occorre ricorrere a qualche accorgimento in modo che le pareti dello scavo non franino: in genere basta dare una inclinazione di circa 10 centimetri per metro di altezza se il terreno è abbastanza compatto, e da 20 a 25 centimetri se il terreno non è consistente.

  3. Se il terreno è piuttosto franoso è necessario realizzare una leggera armatura in legno all’interno dello scavo con assi a grata sostenute da sbadacchi (paletti di sostegno).

  4. Se si deve costrure un muro di una certa lunghezza è ovvo che la fondazonedeve essere lunga quanto lo sarà i muro, ma più larga di quello che risulterà il muro finito (in genere bastano 10-15 centimetri in più per parte).

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Monday 17 September 2007 alle 11:15

Pagina Successiva »