I chiodi

I chiodi o bullette, come sono chiamati in alcune zone hanno un’ampia applicazione per la loro versatilità e facilità d’uso.
Molti sono i tipi di chiodi esistenti in commercio adatti per lavori veloci e vari. Di seguito sono rappresentati alcuni dei tipi più comunemente usati non solo per lavori in legno ma per altre applicazioni. Tanto per essere aggiornati prima di accingersi a “piantare un chiodo”.

Chiodi testa piatta in acciaio dolce. Termine non molto tecnico per indicare un acciaio dalle caratteristiche limitate in fatto di resistenza. Forse i più usati per lavori in legno o fissaggi vari.

Chiodi testa striata. Come sopra ma con testa striata. Per evitare lo scivolamento del martello sulla superfice di impatto.

Chiodi testa piccola in acciaio dolce. Per lavori più accurati in quanto avendo la testa piccola possono essere inseriti completamente nel legno ed avere quindi una superficie liscia dopo la stuccatura.

Chiodi senza testa o spilli di piccolo diametro e diverse lunghezze in acciaio “dolce” per fissare pannelli di chiusura e/o rivestimento tipo faesite compensati di piccolo spessore ecc…

Chiodi per cemento in acciaio temperato dal colore blu o nero. Possono penetrare in manufatti di cemento. Si spezzano facilmente per cui è consigliabile l’uso degli occhiali di protezione.

Chiodi per tappezzeria in acciaio dal colore blu o nero. Grazie alla sua forma penetra facilmente nel legno; sono adatti per fissare rivestimenti e tappezzerie.

Semenze in acciaio dal colore bluastro. Adatte per lavori di tappezzeria di piccole dimensioni venivano molto usate dai calzolai.

Chiodi di guarnizione. Lo dice la parola stessa, servono a rifinire un rivestimento di una poltrona o altre cose…

Caviglie in acciaio dolce. Servono per fissare al muro dei cavetti elettrici o telefonici o qualcosa di simile.

Inserito nella categoria Manutenzione da admin in data Saturday 27 October 2007 alle 4:27 pm

Riparare serramenti e porte

Un esempio di porta in stile moderno…

Un inconveniente abbastanza comune è quello della porta che, ad un certo momento, comincia a sfregare sul pavimento. Le cause possono essere due. Il legno si è gonfiato, a causa dell’umidità, e in tal caso bisogna togliere la porta e piallare l’estremità inferiore in modo da eliminare il rigonfiamento; oppure si tratta di un cedimento dell’anta dovuto a un difetto nei cardini. Se questi si sono leggermente logorati, in corrispondenza dell’appoggio, basta inserire nel perno di rotazione, montato sul telaio fisso, rondelle metalliche di spessore adeguato; se viceversa i cardini si sono deformati, non resta che rinforzarli con l’inserimento di viti più lunghe, oppure sostituirli. Può accadere anche l’inconveniente contrario a quello descritto, e cioè che tra la porta e il pavimento vi sia una fessura troppo larga che lascia passare l’aria: cosa assai fastidiosa se si tratta di una porta esterna perchè, oltre al passaggio d’aria, si infiltra anche la polvere. Per rimediare a questo guaio basta semplicemente limare le parti dei cardini fissati all’anta, in modo da ridurle leggermente di spessore. Fatto questo, però, può presentarsi un altro problema: la serratura non chiude più perfettamente, perchè la bocchetta che si trova sul telaio fisso non combacia più con la posizione del chiavistello. Non resta quindi che limare leggermente la parte inferiore, o superiore, di tale bacchetta, in modo da allargarla quanto basta per consentire alla serratura di entrare agevolmente.

Come si cambia la serratura
Se la serratura da rinnovare è del tipo a maniglie, bisogna innanzitutto staccare queste ultime, togliendo le viti che le tengono fissate al perno quadrato che aziona lo scrocco. Fatto questo, si passa a lavorare sulla battuta della porta rimuovendo le viti che fermano la scatola della serratura all’anta; una volta rimossa si applica nella stessa sede la corrispondente parte di serratura nuova. Questa deve entrare senza difficoltà: in caso contrario occorre limare leggermente la bacchetta, oppure spessorarla con sottili pezzetti di legno. Se i fori della nuova serratura coincidono o sono troppo vicini a quelli precedenti, è necessario riempirli con frammenti di legno e colla e lasciar poi asciugare prima di fissare la serratura nuova. Sistemata l’anta, bisogna ora applicare al telaio fisso, e nella posizione perfettamente corrispondente, la piastra metallica nella quale il chiavistello deve penetrare. Il sistema migliore è quello di far uscire il chiavistello dalla serratura, accostare l’anta al telaio e segnare su questo la posizione del chiavistello. Si fissa quindi al telaio la piastra metallica: anche in questo caso è necessario fare attenzione alla posizione dei fori.

Sostituire il vetro
Occorre inanzitutto rimuovere dal telaio i frammenti di vetro rimasti attaccati, usando possibilmente, un paio di guanti di gomma. Si comincia da quelli in alto che sono i più pericolanti per passare poi agli altri: si toglie la finestra dai cardini, appoggiandola su un piano di lavoro. Se il vetro era infilato in scanalature si tolgono i pezzi rotti e si ripuliscono poi le scanalature con un piccolo cacciavite. Lo stucco esistente va raschiato e vanno smontati eventuali listelli fermavetro, avvitati o inchiodati. A questo punto occorre prendere le misure della lastra (che devono essere di un paio di millimetri inferiori a quelle rilevate, sia per avere un inserimento più facile, sia per lasciare un po’ di gioco in previsione di un’eventuale dilatazione termica e procurarsi quella nuova che, ovviamente, deve avere lo stesso spessore di quella precedente, altrimenti non si riesce a farla entrare nella scanalatura. Messo in sede il vetro, lo si fissa nuovamente con i listelli, oppure con lo stucco che va applicato con la spatola; questo va rifinito comprimendolo e lisciandolo con un attrezzo curvo o anche semplicemente con il dito, in modo da dargli una forma leggermente concava. Prima di rimettere la finestra al suo posto, lasciare asciugare un po’ lo stucco.

Inserito nella categoria Lavori in muratura, Manutenzione da admin in data Tuesday 2 October 2007 alle 10:11 am