La moquette

Una posa di moquette in un ambiente grande

Si sono ricreduti anche i più diffidenti: la moquette risolve così tanti e tali problemi, e li risolve così bene, che parlare del fai da te per la posa della moquette è assolutamente indispensabile.

Capita in tutte le case di sentir dire che il pavimento del bagno andrebbe rinnovato, che la camera da letto ha un aspetto un po’ squallido, che le piastrelle della cucina sono incrinate. Tutti questi inconvenienti sono risolvibili con l’applicazione della moquette.

Di cosa abbiamo bisogno per montare la moquette nella nostra casa?

Spatola dentata. A denti fini per dare il collante su pavimenti compatti, a denti medi se il sottofondo è ruvido.

Martello per incollare. Ha una forma speciale che permette di far aderire il rivestimento lungo i bordi, a contatto delle pareti.

Rasatore. È un attrezzo a lama regolabile (secondo lo spessore della moquette) che serve per tagliare il materiale. Non è comunque indispensabile.

Coltellino a lame intercambiabili (tipo Stanley).

Altro. Riga metallica, metro avvolgibile, blocchetto di legno (serve per pressare il materiale contro il pavimento), forbici molto robuste per tagliare la moquette.

Quali i materiali necessari?

Adesivi. L’adesivo è il materiale fondamentale per la riuscita del lavoro. I collanti utilizzabili sono di cinque tipi.
Adesivi in soluzione alcolica: molto appiccicosi a umido, si induriscono con il passare del tempo. Indicati per la posa dei feltri e degli agugliati. Fortemente infiammabili hanno un acuto odore irritante. Si consiglia dì lavorare a finestre spalancate.
Adesivi in dispersione acquosa: sono particolarmente resistenti perchè mantengono sempre una certa plasticità. Utilizzano come solvente l’acqua, non sono nè ininfiammabili nè tossici. Non sono indicati sui materiali che hanno il sottofondo assorbente (per esempio quelli con sottofondo in juta); danno ottimi risultati con le moquette a fondo compatto e non assorbente.
Adesivi removibili. Formano una pellicola ben aderente ma spellabile. Si usano quando si deve rimuovere la moquette permettendo di lasciare la moquette in buon stato.
Adesivi a contatto (neoprenici). Si usano per lo più su entrambe le facce quando è necessaria una presa istantanea. Occorre comunque prestare attenzione alle istruzioni d’uso: questi tipi di adesivi sono facilmente infiammabili.
Nastri biadesivi. Sono nastri incollati su entrambe le facce e si applicano sul pavimento, lungo il perimetro della stanza o a cavallo di eventuali giunte. La posa con nastri adesivi è una via di mezzo fra la posa libera e quella a incollaggio totale.

Moquette. Questi i tipi di moquette più diffusi.
Moquette bouclée. Sono contraddistinte dal pelo a occhiello. Molto robuste, non trattengono le impronte.
Moquette velluto. Abbastanza delicate e più sensibili alle impronte. A questo gruppo appartengono quelle rasate, a pelo corto e di aspetto compatto, le saxony e le shags che hanno il pelo più lungo, con punte abbastanza separate, le frisées realizzate con filati ritorti in modo che ogni pelo è indipendente dall’altro e segue quindi una sua
direzione.
Agugliata. È un pavimento tessile non woven, cioè non tessuto, ottenuto cucendo al supporto cascami di felpa (ricorda il feltro). Il rovescio di questo materiale viene spalmato di resina e a volte anche gommato. L’agugliato è di grande resistenza, refrattario alle impronte, indicato dove si richiede la massima praticità.
Quadrotti. Alcuni tipi di moquette, come gli agugliati, si trovano anche in quadrotti nelle misure di 40×40 o 50×50 centimetri. Possono essere posati uno accostato all’altro senza bisogno del collante.
Feltro. È fatto con fibre di lana cardate compresse in strati e impregnate di speciali sostanze chimiche. Raggiunge anche lo spessore di 8 millimetri. È abbastanza delicato: si può rimediare trattandolo con procedimenti antimacchia e idrorepellenti. La moquette può durare molto, se scelta bene. È comunque ovvio che se si applica quella indicata per la camera da letto (dove il calpestio è ridotto al minimo) nell’ingresso, la durata non sarà certo la stessa. In Italia, come del resto in molti altri paesi, i produttori del settore hanno adottato un sistema di classificazione.

La scelta

I pavimenti tessili vengono prodotti in teli di varie larghezze: arrivano fino a cinque metri in modo che sia possibile ricoprire il pavimento di un locale senza fare giunte. Le moquette possono essere in pura lana vergine, contraddistinte dal noto marchio, oppure in materiale sintetico. I prodotti qualitativamente migliori sono quelli in lana: antistatici, sono difficilmente infiammabili. Le fibre sintetiche costano meno e richiedono una manutenzione meno accurata: la resistenza all’usura, la morbidezza, e i toni di colore variano secondo il tipo. Il difetto che avevano di caricarsi di elettricità statica è stato eliminato mediante speciali trattamenti.

L’applicazione

La moquette richiede un sottofondo consistente e asciutto e, naturalmente, molto ben pulito. Se si prevede l’uso di adesivi, è assolutamente necessario eliminare ogni traccia di cera o di qualsiasi prodotto lucidante. Quando la moquette va stesa su un pavimento poroso (cemento o vecchio cotto) questo va prima passato con una miscela al 10% di acqua e dell’apposita resina, da stendere a pennello (o con una scopa) e lasciata asciugare per almeno dodici ore.

Come applicare la moquette

L’incollaggio totale è il metodo forse più seguito per tutti i materiali (per i feltri e gli agugliati senza supporto è l’unico tipo di posa possibile). Attenzione alla scelta dell’adesivo: ci sono quelli che rendono il materiale irrecuperabile (perchè lo fissano definitivamente al sottofondo) e ci sono i collanti removibili, che si spellano dal sottofondo anche molto tempo dopo la posa. Un altro metodo, ma meno usato, che consente di recuperare la moquette, è l’aggraffatura perimetrale che dà un ottimo risultato soprattutto con le moquette che hanno un supporto robusto e indeformabile.
L’aggraffatura permette di insinuare uno strato di feltro fra la moquette e il sottofondo quando si vuole ottenere un migliore isolamento termoacustico. È comunque una posa abbastanza laboriosa, e anche molto costosa per gli attrezzi che richiede.
La posa libera è la più semplice: si taglia la moquette in misura e la si trattiene lungo le pareti con lo zoccolino e, in corrispondenza delle porte, con i coprisoglia. Va bene soprattutto negli ambienti che hanno dimensioni ridotte e che quindi non richiedono giunte. I migliori risultati si ottengono con le moquette dal supporto gommoso o in schiuma. L’incollaggio con nastri biadesivi si esegue applicando i nastri lungo tutto il perimetro dello spazio da coprire con la moquette e a cavallo di eventuali giunte che resteranno così praticamente invisibili oltre che ben fissate.

Accorgimenti

  1. Quando è possibile, conviene staccare lo zoccolino battiscopa dalle pareti prima di posare la moquette.

  2. Prima di tagliare la moquette, si passa sopra il palmo della mano per constatare in quale direzione tende a piegarsi la felpa (parte visibile della moquette).

  3. Il senso del pelo va rivolto verso la finestra (le impronte dei passi risulteranno meno evidenti).

  4. Se si devono accostare più teli è bene disporli in direzione della parete da cui proviene la luce (non risulteranno i giunti).

  5. Dopo aver tagliato la moquette nella misura (abbondante) del pavimento, la si lascia riposare almeno per un giorno.

  6. Gli strumenti per tagliare la moquette devono essere ben affilati: un taglio male eseguito non è mai rimediabile.

Posa per incollaggio

La si usa con qualsiasi pavimento tessile e su qualsiasi sottofondo ben sgrassato, pulito, livellato e perfettamente asciutto in modo da ottenere un’adesione perfetta e duratura. Nella scelta dell’adesivo, conviene attenersi alle marche più conosciute. Per chi fa da sé, sono preferibili i collanti facili da spatolare che abbiano un tempo di presa non troppo breve in modo che sia possibile rimediare ad eventuali errori di posizionamento. La posa della moquette non differisce granchè da un tipo all’altro. C’è solo da precisare che le moquette vengono giuntate per accostamento, mentre se si lavora con i feltri e gli agugliati i giunti vanno sovrapposti e poi rifilati.
Stabilito il numero dei teli e la loro lunghezza, si taglia dal rotolo la moquette con le forbici tenendosi abbondanti (almeno 5 centimetri lungo il perimetro); naturalmente andranno fatte le necessarie incisioni negli angoli del locale e là dove ci sono sporgenze (pilastri o altro). È bene anche, con le forbici, smussare il supporto dei bordi da unire: lo strato di felpa si congiungerà perfettamente e il giunto resterà ben mimetizzato. A questo punto è buona regola lasciar riposare la moquette per almeno dodici ore.

Passato il tempo stabilito, ogni telo va arrotolato a metà nel senso della lunghezza: sul tratto di pavimento rimasto libero si spatola l’adesivo, passando e ripassando con un movimento a ventaglio e cercando di farlo penetrare il più possibile anche nelle più piccole irregolarità del pavimento. La metà della moquette precedentemente arrotolata deve essere poi distesa prima che il collante formi una pellicola superficiale (sarà il negoziante a indicare quanto tempo aperto concede il tipo di collante scelto).
Per ottenere una buona adesione si deve premere in modo uniforme la superficie dal centro verso i bordi in modo che non rimangano bolle d’aria. I giunti perfetti si ottengono pressando bene un telo contro l’altro e poi premendo verso terra. Con le moquette che tendono a ritirarsi, è bene impiegare le pinzette stringi-giunti da lasciare finchè l’adesivo non ha completato la presa.

Applicati tutti i teli occorrenti, bisogna eliminare la moquette in avanzo lungo tutto il perimetro del locale: è un’operazione che va eseguita con il coltellino apposito dopo aver segnato, con la punta delle forbici, la linea di taglio. A questo punto, se si desidera una rifilatura davvero perfetta, si può usare il rasatore, la cui lama è regolabile secondo lo spessore della moquette. Per finire, si applica lo zoccolino battiscopa, che farà da coprifilo fra il muro e la moquette, e gli appositi coprisoglia (da avvitare o autoadesivi) che si acquistano dal ferramenta. Se la porta, applicata la moquette, fatica a ruotare, bisogna o piallarne il bordo inferiore oppure applicare una rondella metallica nei perni delle cerniere.

I giunti dei feltri e degli agugliati vanno eseguiti per sovrapposizione e successiva rifilatura: già nel tagliare i vari teli bisogna tener conto dei centimetri che andranno persi in questa operazione. Inoltre, durante la collocazione dei vari teli, nello stendere l’adesivo sul pavimento, occorre astenersi dall’applicarlo lungo una striscia di circa 10 centimetri in corrispondenza del bordo da unire al telo successivo, che andrà posato sovrapponendolo a quello precedente di qualche centimetro. Fatto aderire bene anche il secondo telo, con il coltellino e la riga metallica si tagliano con estrema precisione i due bordi sovrapposti. Poi, si scostano i lembi, si introduce l’adesivo e si riaccostano comprimendo.

Accorgimenti

  1. La moquette sulle scale si applica con un adesivo a contatto da stendere, con una spatola liscia o a denti fini, sia sul sottofondo sia sul rovescio della moquette.

  2. Per rendere più sicuri i gradini si fissano sugli spigoli i profili antiscivolo.

  3. Feltro o moquette si possono posare anche sulle pareti: si spalma la parete di adesivo, si applica il telo come se fosse tappezzeria normale, poi si fissa il bordo superiore con qualche chiodo per impedire che il telo scivoli in basso prima che la colla faccia presa. Oppure: si spalma una striscia di adesivo a contatto sia sul muro sia sul bordo superiore del telo. Trascorso il tempo di evaporazione si congiungono con cura le due parti. Ancorato così il telo, si proseguirà incollando il resto normalmente.

  4. Su pedane o gradoni si usa adesivo normale se le superfici sono piuttosto estese e adesivo a doppia spalmatura sui gradini e intorno agli spigoli.

  5. L’adesivo a doppia spalmatura è necessario anche sui pilastri in corrispondenza degli spigoli (15 centimetri per parte): in questo modo si avrà la sicurezza che il materiale rimarrà ben aderente.

  6. I giunti sugli spigoli comunque vanno sempre coperti con profili angolari.

I quadrotti

Quando si applicano i quadrotti, incollati o in posa libera, bisogna stare attenti all’andamento delle fibre (di solito è segnato sul rovescio). Non si possono quindi disporre in modo casuale, ma devono essere messi tutti nello stesso senso, oppure in posizioni alternate in modo da sfruttare il gioco della luce sulla superficie e ottenere così un effetto a scacchiera. I quadrotti possono essere posati a secco o per incollaggio; il primo procedimento è senz’altro il più semplice. Anche in questo caso conviene lasciare riposare il materiale per una giornata prima di utilizzarlo.

Posa a secco

I quadrotti, che devono avere un supporto piuttosto rigido, vengono sistemati sul pavimento senza utilizzare adesivo. Questo tipo di posa è indicato in caso di sistemazioni provvisorie, poichè è facile rimuoverli e posarli in altri locali. Un altro vantaggio è quello di poter sostituire quelli ormai logori, spostandoli sotto i mobili o in posti meno in vista. Perchè non abbiano gioco, è necessario pressarli bene l’uno contro l’altro facendo in modo di non lasciare fessure contro le pareti. Quelli che vanno accostati al muro debbono essere tagliati in misura abbondante e incastrati con forza.
Se il locale è piuttosto vasto, è bene applicare (almeno ogni tre metri) delle strisce di nastro biadesivo in modo da tener ben fermi i quadrotti. Le strisce biadesive sono consigliabili anche in quegli angoli dove i quadrotti sono stati tagliati in porzioni per seguire l’andamento del pavimento.

Posa per incollaggio

Usare un adesivo piuttosto denso da stendere a spatola (ne va scelta una a denti fini o medi, secondo la levigatezza del sottofondo). Si inizia dal centro del locale, per individuarlo con precisione si tendono due cordicelle, perpendicolari fra di loro, da una parete all’altra usando la spatola quasi in verticale e ben pressata in modo che lo strato di adesivo non sia troppo consistente (sul sottofondo si distribuirà solo l’adesivo passato attraverso la dentellatura della spatola). Si aspetta che parte del solvente evapori (il momento giusto è quando, toccando l’adesivo con le dita, queste non restano sporche), poi si appoggia il primo quadrotto all’incrocio delle cordicelle procedendo dal centro verso le pareti con andamento a piramide e stando ben attenti che i bordi combacino sempre perfettamente. Il quadrotto va posato con un movimento verticale, evitando di farlo strisciare sul pavimento altrimenti l’adesivo potrebbe poi filtrare attraverso i giunti. I quadrotti, perchè aderiscano bene, devono essere pressati con un blocchetto di legno: se qualche angolo resta sollevato, occorre metterlo sotto pressione per almeno un giorno.

Di solito la cattiva presa dipende da una pulizia iniziale non accurata. Attenzione quindi a non lasciare polvere o sporco sulla superficie prima di iniziare l’incollaggio dei quadrotti. Se succedesse un inconveniente del genere, bisogna togliere il pezzo, raschiare l’adesivo dal pavimento, pulire accuratamente e sostituire con un nuovo quadrotto di moquette.

Per tagliare i quadrotti, quando si deve seguire l’andamento del pavimento, si usa un coltellino a lame intercambiabili e ci si aiuta con una riga metallica. Questo se si devono semplicemente seguire righe diritte: per i tagli sagomati sono necessarie le forbici. Nei casi più complessi comunque è utile predisporre preventivamente una sagoma di cartone.

La Lanerossi, produttrice delle moquette Rossifloor, è iscritta al Gruppo italiano fabbricanti tappeti e moquettes. I campionari portano sul retro, oltre al marchio apposito, l’indicazione che precisa per quale uso è realizzato quel tipo di materiale. Fra i molti, vari tipi di moquette Rossifloor, sono da segnalare: Columbia, un bouclé-tweed prodotto in una gamma di quindici moderni colori. È antistatico permanente e antisporco per la particolare struttura della fibra Antron Heavy Duty. È un materiale indicato in locali dal traffico intenso, ma data l’eleganza del suo aspetto, va benissimo anche in ambienti di rappresentanza. Per la manutenzione ordinaria basta il battitappeto; la manutenzione straordinaria richiede lavaggio con schiume semi-secche. La felpa è poliammide BCF, il primo e il secondo sottofondo sono in sintetico; viene prodotta in rotoli alti quattro metri per 20, 25 metri di lunghezza come le altre moquette che segnaliamo. La posa in opera può avvenire per tensione Perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine, per incollaggio totale su sottofondo lisciato, per incollaggio perimetrale. Un’altra moquette (unica nel suo genere), è la Tintoretto: in sedici colori gradevolissimi, è adatta in ambienti di traffico forte, ma per il suo caratteristico aspetto puntinato, che la rende molto decorativa, può risolvere qualsiasi problema d’arredamento. Anche per la Tintoretto, la manutenzione giornaliera si fa con il battitappeto, quella straordinaria con schiume semi-secche. La felpa è 100% poliammide, il primo sottofondo è sintetico, il secondo espanso goffrato. La posa in opera avviene per incollaggio totale su sottofondo lisciato. Un bouclé medio grosso (tale da rientrare nella famiglia dei berberi, molto ricercati nell’arredamento rustico), è il Penelope. Antistatico permanente, è un materiale adatto a qualsiasi locale. È prodotto in quindici colori melangiati ottenuti con l’impiego di fibre (Anton III HF e Antron) che assicurano il massimo di antistaticità, resistenza allo sporco e all’usura. La manutenzione, la struttura e la posa in opera è uguale alla Tintoretto. Un velluto fine, ma resistente, è Wooltop: in pura lana vergine IWS, è prodotto in otto colori uniti ognuno dei quali porta tre varianti a piccolo disegno. È possibile quindi creare accostamenti gustosi, molto particolari. La manutenzione ordinaria e straordinaria avviene come per le altre moquette qua descritte. La felpa è in pura lana vergine, il primo sottofondo è sintetico, il secondo è juta. La posa in opera, dato il pregio del materiale, deve avvenire solo per tensione perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine. Gli esperti della Lanerossi consigliano l’intervento di un abile moquettista.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Wednesday 17 October 2007 alle 10:58 am

Come tappezzare una parete

La scelta. La prima cosa di cui sincerarsi, al momento dell’acquisto, è che la tappezzeria sia lavabile. Per le altre caratteristiche è utile ricordare che esistono simboli internazionali che riportano le specifiche qualità dei vari tipi di tappezzeria. Conoscerli è chiaramente di grande aiuto. Ad esempio: il grado di resistenza alla luce è rappresentato dal sole; quello intero significa ottima resistenza; il mezzo sole significa che il prodotto, esposto a intense fonti luminose, non dà pieno affidamento, tende cioè a scolorirsi. Il grado di lavabilità è rappresentato, nel suo livello più basso, da un’onda, mentre quello massimo (detersivi abrasivi) da una spazzola sormontata da un’onda.

Preparare le pareti. Prima della posa della tappezzeria è evidentemente molto importante sincerarsi delle condizioni dei muri ed intervenire in modo opportuno, soprattutto se questi presentano tracce di umidità. La predisposizione delle pareti dipende poi dalla loro superficie, se sono cioè intonacate, dipinte, già tappezzate, oppure rivestite con piastrelle.

Muri umidi. Sui muri umidi non si possono posare le tappezzerie perchè prima o poi finiscono per scollarsi. Per tappezzare quindi muri nuovi, sempre un po’ umidi, bisogna lasciar passare qualche mese (almeno sei). Le macchie di umidità sulle vecchie murature, quando non sono provocate da tubazioni che perdono, possono essere causate da superficiale umidità di condensa o anche da acqua assorbita dal terreno (per capillarità). Nel primo caso si può applicare sul muro, prima della tappezzeria, un foglio di polistirolo espanso. Se l’umidità sale dal terreno è necessario applicare sulla parete un sottofondo a lamine metalliche con supporto in carta dopo aver scrostato le eventuali imperfezioni.

Pareti intonacate. Sono le pareti grezze, ricoperte solo da uno spessore di malta: si lavora di raschietto e poi si passa la superficie con carta vetrata a grana grossa. Se il muro non si presenta adatto ad essere tappezzato (la superficie è molto grezza), è necessario rasare a stucco l’intonaco. L’intonaco a gesso è invece liscio e va passato con carta vetrata di grana media. Prima di applicare la tappezzeria, bisogna spolverare con cura le pareti (precedentemente carteggiate) in modo che la colla tenga bene. Per completare la preparazione delle pareti, si deve dare una spennellata di fissativo a base di resine viniliche, che deve essere diluito con acqua, secondo le indicazioni riportate sulla confezione. Se l’intonaco ha una superficie decisamente poco compatta, è consigliabile un fissativo acrilico che ha potenza legante molto accentuata.

Pareti tinteggiate. Se non sono ben compatte e quindi non offrono un valido sottofondo alla colla, devono essere raschiate. Di solito vanno tolte tutte quelle pitture che si presentano poco aderenti o quelle che sfarinano. Prima di preparare le pareti, è bene quindi rendersi conto di quale trattamento hanno avuto in precedenza.

La pittura a calce, che tende a sfarinarsi, va tolta passandola con una spazzola metallica o con un raschietto, quando è necessario. Quella a tempera o a gesso e colla, che si scalfisce facilmente e, se bagnata, lascia il colore, va asportata completamente se la tappezzeria da applicare è di un certo pregio. In caso contrario basta raschiare le parti meno aderenti, rappezzare con lo stucco e passare una mano di fissativo vinilico o acrilico. L’idropittura lavabile è di solito ben aderente e compatta e costituisce un buon sottofondo alla tappezzeria. Naturalmente i muri vanno sgrassati e lavati prima dell’applicazione. La vernice a smalto, la cementite o pitture di questo tipo non vanno bene come sottofondo perchè non assorbono la colla. Bisogna quindi carteggiare con carta vetrata media, lavare con acqua e soda (non più di 50 grammi in un litro d’acqua) e sciacquare molto bene. Si applica poi una carta-fodera oppure si esegue una rasatura a stucco.

Pareti tappezzate. Se la vecchia tappezzeria è in ordine, può benissimo fare da sottofondo a quella nuova. Gli eventuali strappi devono essere accuratamente stuccati e poi carteggiati con carta vetrata fine. Le bolle, invece, vanno incise con un taglio a croce e i quattro lembi riattaccati con cura. I rivestimenti vinilici non sono adatti come sottofondo poichè la loro superficie è impermeabile. Quindi, o si toglie la pellicola vinilica cercando di strapparla dall’alto, o si rimuove del tutto la tappezzeria sottostante. Il vecchio rivestimento va tolto non solo quando è in cattive condizioni e quindi non può fare da sottofondo, ma anche quando è stato applicato su un’altra tappezzeria, oppure è già stato tinteggiato. Per togliere la vecchia tappezzeria può essere sufficiente impregnarla d’acqua calda, ma il lavoro riesce più facile usando gli appositi prodotti emollienti.

Pareti piastrellate. È possibile tappezzarle: naturalmente richiedono un’accurata preparazione. Dopo aver lavato la superficie con acqua e soda per togliere ogni traccia di grasso, le si passa con un apposito prodotto che facilita la presa della rasatura a stucco, che deve essere passato su tutta la superficie e non solo riempire le fessure fra una piastrella e l’altra. Per ottenere un buon risultato si può applicare una carta fodera prima della tappezzeria.

Accorgimenti

  1. Si inizia a tappezzare partendo dallo stipite di una porta o di una finestra dopo aver controllato con il filo a piombo che il punto d partenza sia perfettamente verticale; se non lo è, bisogna tracciare una linea verticale di riferimento (utilizzando il filo a piombo) distante dallo stipite due o tre centimetri meno della larghezza dei teli: se il telo è alto 50 centimetri, la traccia va segnata a 47-48 centimetri dallo stipite.

  2. La posa, di solito, va fatta a giunti accostati (soprattutto se la tappezzeria è consistente).
  3. Se la tappezzeria è molto leggera, meglio sovrapporre i giunti di qualche millimetro.
  4. I giunti vanno sempre sovrapposti negli angoli fra le pareti.
  5. Non vanno fatti tagli sugli spigoli di eventuali sporgenze, perchè le giunte potrebbero aprirsi facilmente.

Preparare i teli. Dopo aver preso le opportune misure, si stende la tappezzeria sul tavolo da lavoro (facendo attenzione che il diritto sia rivolto verso l’alto) e si segna il punto da cui iniziare il taglio, lasciando un margine di 5-10 centimetri. Si piega poi il parato nel punto tracciato, facendo ben combaciare i bordi in modo da avere un taglio preciso e soprattutto diritto. Questo nel caso di una tappezzeria a tinta unita. Se è a disegni di tipo geometrico il raccordo fra i motivi si ottiene sovrapponendo il telo successivo (senza tagliarlo) a quello già applicato in modo che i disegni coincidano (tappezzeria a
rapporto pari). Quando invece la tappezzeria è a motivi sfalsati (ad esempio fiori e motivi ornamentali) il secondo telo va tagliato seguendo le indicazioni che sono riportate sul rovescio della tappezzeria. Si parla in questo caso di tappezzeria a rapporto dispari.
Prima di iniziare a incollare, bisogna aver pronti tutti i teli e gli spezzoni (sovraporte, sottofinestre) tagliati in misura; per riconoscerli è necessario riportare sul rovescio un numero progressivo. A questo punto bisogna spianare i teli arrotolandoli leggermente in senso inverso, con il rovescio verso l’alto, e sovrapporli secondo la numerazione programmata.
La colla va stesa direttamente sul muro o sul rovescio dei teli in base al tipo di tappezzeria. Il primo sistema è consigliabile per carta fodera, tappezzerie molto sottili oppure tessuti resinati che assorbono facilmente la colla e si macerano in fretta. Se la tappezzeria ha un’altezza standard (53 centimetri) e media consistenza, si applica utilizzando una pennellessa abbastanza morbida. La colla va stesa uniformemente e in misura abbondante partendo dal centro verso i bordi e incrociando le pennellate in modo da non lasciare zone asciutte (è importante quindi lavorare controluce in modo da poter controllare meglio l’uniformità dello strato di colla). A questo punto si ripiegano i bordi del telo senza marcare la piega (retro contro retro), in modo da poterlo maneggiare con facilità al momento dell’applicazione al muro. Se la tappezzeria ha un’altezza superiore a quella standard, e quindi diventa difficile maneggiare i teli già incollati, è meglio applicare direttamente la colla sulle pareti. Si procede stendendola verticalmente a strisce che superino abbondantemente la larghezza del telo, usando un pennello largo oppure il rullo.

Accorgimenti

  1. Le carte sottili e i tessuti devono essere applicati entro pochi minuti dall’incollaggio.

  2. Le tappezzerie di consistenza media richiedono una macerazione di circa un quarto d’ora, perciò per sveltire il lavoro è meglio preparare i teli uno dopo l’altro.
  3. I materiali spessi devono riposare per un periodo più lungo; si stende poi una seconda mano di colla e si applicano immediatamente.
  4. Il negoziante consiglierà i tempi di riposo secondo la tappezzeria che si è acquistata.
  5. La colla va stesa sia sul muro sia sul telo soltanto nell’applicazione delle tappezzerie metallizzate, che non vanno piegate per non rovinare la superficie (in questo caso è consigliabile lavorare in coppia).

La posa dei teli. Tenendo il telo in doppio sul braccio, si svolge delicatamente la metà superiore, la si accosta alla parete reggendo il bordo risvoltato con tutte e due le mani e si lascia, in alto, un margine di qualche centimetro. Quando il telo è nella giusta posizione (controllare l’allineamento laterale) lo si fa aderire premendolo al centro con le mani. Via via si stende anche la parte inferiore operando nello stesso modo. Per togliere eventuali rigonfiamenti si usa, secondo il materiale che si sta applicando, la spazzola, la spatola o il rullo che vanno passati dall’alto verso il basso e, a lisca di pesce, dal centro verso i bordi. Se è necessario eliminare qualche piega, si stacca delicatamente il telo partendo dal basso.
Una volta applicato il telo alla parete, si rifilano le eccedenze nell’angolo in alto, fra parete e soffitto, e in basso, contro lo zoccolino. Per farlo è sufficiente passare leggermente le forbici sulla tappezzeria, staccare un poco il bordo e tagliare in modo preciso. Quindi si preme bene la parte perchè aderisca perfettamente. Nel caso di tappezzerie lisce o compatte i bordi vanno ripassati con un rullino di plastica senza premere troppo per non far uscire la colla: per i rivestimenti vinilici bisogna invece usare una pressione maggiore e, infine, per quelli in tessuto è necessario usare l’apposito rullino zigrinato. Sulle tappezzerie in rilievo e su quelle facilmente deformabili non si usa mai il rullino, ma si passano delicatamente le dita, con una leggera pressione. Dovendo tappezzare il soffitto, è bene disporre i teli partendo dalle finestre, in modo che la luce non metta in evidenza eventuali giunti. Se la tappezzeria è a grandi disegni (geometrici o no) bisogna fare attenzione a mantenere una continuità armoniosa fra soffitto e pareti.

Accorgimenti

  1. Applicati tre o quattro teli è bene verificare con il filo a piombo se sono perfettamente verticali: eventualmente, si può rimediare sovrapponendo leggermente i teli.

  2. Negli angoli delle pareti si applica una striscia di tappezzeria tagliata in misura e risvoltata di almeno un centimetro per parte.

  3. Se gli interruttori e le prese non sono stati smontati si rifilerà con cura la tappezzeria lungo i contorni; in caso contrario si applica la tappezzeria, ritagliando poi quel tanto che basta per lasciare passare i cavetti.

  4. Usando la carta metallizzata fare attenzione che non venga in alcun modo a contatto coi cavetti elettrici.

  5. I radiatori vanno abilmente aggirati e la parte di muro in vista va ricoperta, pazientemente, cercando di fare meno giunte possibili.

  6. La tappezzeria va fatta passare al di sotto delle tubature a vista; se non è possibile, è meglio rifilarla piuttosto che coprire i tubi con il telo.

Tappezzeria preincollata. Ha la colla già applicata così che basta solo inumidirla per poterla posare. Offre quindi evidenti vantaggi rispetto agli altri tipi di tappezzeria. Si procede nel seguente modo. Dopo aver tagliato in misura i teli e averli numerati, si prende il primo, lo si arrotola in modo non molto stretto (iniziando dal bordo superiore), con il rovescio della tappezzeria rivolto verso l’esterno. A questo punto si immerge il telo nell’apposita vaschetta, riempita per tre quarti d’acqua, dove deve rimanere per tre-quattro minuti, secondo la consistenza del materiale. Si svolge poi lentamente (tenendo con le mani il bordo superiore) e lo si applica nella posizione prestabilita, lasciando sgocciolare l’acqua di troppo. Il fissaggio definitivo viene fatto con una spugna che va passata con cura procedendo dal centro verso l’esterno. Per eventuali ritocchi bisogna passare un sottile strato di colla sulla parete, prima di posare il telo.

I quadrotti. Possono essere in sughero, materiale plastico o feltro. Sono venduti in scatole, ognuna delle quali ne contiene un numero sufficiente per ricoprire un metro quadrato di superficie e misurano 30 centimetri di lato. La posa in opera è piuttosto semplice. Dopo aver preparato le pareti, come per la posa delle altre tappezzerie, si stende l’adesivo a contatto sia sul retro del quadrotto sia sul tratto di parete dove deve essere applicato. Dopo qualche secondo, quando la colla diventa appiccicosa e non aderisce più alle dita, si può posare il materiale. Attenzione a posizionarlo correttamente perchè poi non è più possibile spostarlo. Per eventuali rifiniture si usa un coltellino ben affilato e una riga metallica. Negli angoli e negli spigoli, dove la rifinitura può essere un pop approssimativa, è consigliabile applicare un listellino di legno che copra le imperfezioni. I quadrotti in legno sono disponibili anche autoadesivi.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Friday 12 October 2007 alle 9:58 am

Materiali per tappezzare

Se si è deciso di tappezzare le pareti dobbiamo avere disponibili i materiali necessari per compiere questa operazione e riuscire senza troppi problemi a capire come tappezzare. Di seguito riportiamo quelli essenziali.

La colla. Le più usate sono sostanzialmente tre.
All’amido di riso. È la più vecchia colla da tappezziere, si prepara in fretta e, una volta applicata, è molto adesiva e di lunga durata. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: va usata solo da chi non è principiante perché può causare qualche inconveniente, come gobbe, se non la si tira uniformemente, o macchie indelebili. È in pasta (normale o forte) da diluire in acqua tiepida al momento dell’uso.
A base di metilcellulosa. È in polvere (venduta in scatole) da sciogliere in acqua fredda. Poichè è meno aderente della colla d’amido offre la possibilità di spostare facilmente teli già incollati nel caso siano stati posizionati in modo sbagliato. Se si macchia la tappezzeria con questo tipo di colla, è possibile pulirla con una spugna leggermente imbevuta d’acqua. La polvere va sciolta versandola a pioggia in un secchio contenente l’acqua necessaria e mescolando continuamente. Ottenuto l’impasto lo si lascia riposare un paio d’ore: prima dell’uso lo si rimescola filtrandolo per eliminare eventuali grumi. Il dosaggio acqua-colla dipende dal tipo di tappezzeria che si deve applicare: con una tappezzeria in carta leggera, ad esempio, l’impasto deve essere piuttosto fluido, mentre un materiale consistente richiede un impasto più denso, magari miscelato con un po’ di colla vinilica che ne migliora l’adesività. In commercio si trova la miscela già pronta con additivi funghicidi e antimuffa.
Adesivi sintetici speciali. Sono indispensabili quando si devono applicare materiali di un certo tipo come pvc unito a tessuto, nylon con supporto in carta, poliuretano espanso o polistirolo. Dato che gli adesivi sintetici speciali sono insensibili all’acqua, vengono preferibilmente impiegati per tappezzare bagni e cucine dove ovviamente vi è sempre un certo tasso di umidità.

Stucco. Sia su legno sia su intonaco, lo stucco a base di cellulosa e polveri minerali ha un’ottima aderenza. È venduto pronto per l’uso, ma volendo renderlo più morbido, lo si può impastare con un po’ d’acqua o un poco della stessa colla che verrà usata per applicare la tappezzeria.

Fissativo. Se la parete è porosa o poco compatta, il fissativo è indispensabile per rendere omogenea la superficie (lo si stende a pennello). Si può usare lo stesso collante (un po’ diluito, naturalmente) che si impiega per attaccare la tappezzeria, oppure si acquista uno di quei prodotti a base di resine viniliche o acriliche che agisce sulla superficie come un vero e proprio legante.

Emolliente. È un liquido che viene usato per aiutare il distacco delle vecchie tappezzerie. Si spalma con il pennello la superficie della tappezzeria: il liquido, arrivando al collante, ne provoca il distacco.

Rivestimenti di fondo. Sono indispensabili quando i muri presentano inconvenienti che li rendono poco adatti a ricevere direttamente la tappezzeria. In commercio se ne trovano diversi tipi, che vanno scelti secondo la parete e secondo la tappezzeria che deve essere applicata. Esistono sottofondi impermeabili che isolano la tappezzeria dall’umidità: possono essere in lamine metalliche (alluminio o piombo) accoppiate con uno strato di carta, oppure in polistirolo espanso più adatte in presenza di umidità di condensa.

Accorgimenti

  1. Perchè la tappezzeria aderisca bene alle pareti, bisogna che queste siano asciutte e pulite.

  2. Le piccole crepe, dopo un’accurata raschiatura, vanno stuccate. Lo stucco, quando è ben secco, deve essere passato con carta vetrata e poi spolverato. Per le fessure profonde o per quelle causate da eventuali assestamenti, lo stucco non basta: bisogna applicare sulla stuccatura fresca l’apposito nastro in garza di vetro che riduce il rischio di nuove spaccature.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Thursday 11 October 2007 alle 10:48 am

Tappezzare le pareti

Rivestire le pareti in carta, in tessuto o in altri materiali non è così difficile come può sembrare: naturalmente bisogna seguire delle regole precise, come in tutti i lavori, anche i più semplici. La tappezzeria si sceglie per più di un motivo: semplicemente perchè piace, perchè il muro ha qualche imperfezione che occorre nascondere, perchè certe tappezzerie particolari sono anche fonoassorbenti, cioè spengono in parte il rumore. Inoltre le carte da parati hanno tali e tante varianti e offrono così tante possibilità di scelta e danno così sorprendenti risultati, che vale la pena di mettersi nella condizione di saper fare il tappezziere e di avere i materiali per tappezzare a propria disposizione.

Attrezzi necessari

Rifornirsi del necessario per tappezzare non rappresenta una grande spesa, ma naturalmente l’attrezzatura varia a seconda del materiale che si sceglie. Innanzitutto è necessario procurarsi un piano d’appoggio abbastanza ampio su cui poter stendere i teli. Esistono degli appositi tavoli pieghevoli a cavalletti (è possibile noleggiarli) larghi da 60 a 70 centimetri e lunghi per lo più tre metri. Sono alti normalmente circa un metro, cosa che permette di lavorare comodamente in piedi. Si può ricorrere comunque ad altre soluzioni, utilizzando ad esempio un tavolo comune, o anche due tavoli accostati, la cui lunghezza sia almeno di due metri. Per quanto riguarda gli altri attrezzi bisogna distinguere fra quelli che servono per la fase di preparazione e quelli specifici per applicare la carta. Cominciamo con i primi.

Raschietto. Serve per pulire le eventuali fessure prima di stuccarle. È di forma triangolare.
Spatola. A lama flessibile per stuccare; a lama dura per togliere la vecchia tappezzeria.
Spugna. Necessaria per lavare la superficie e per bagnare la vecchia tappezzeria prima di toglierla. Preferibile il tipo sintetico.
Pennello. Di dimensioni piuttosto grandi, è usato per spolverare le pareti o per dare una mano di fissativo.
Taglierino. È un attrezzo formato da una rotaia da fissare al bordo del tavolo e da una lama scorrevole: facilita il lavoro di taglio dei teli, ma, essendo piuttosto costoso, conviene acquistarlo solo se si lavora su tappezzerie dove è necessario eliminare i margini laterali.
Altro. Cacciavite, tenaglia, secchio per preparare la colla, colino per filtrarla, forbici per tagliare i teli, coltello a lame intercambiabili per rifilature, riga metallica da usare come guida.
 

Per applicare la carta occorrono invece altri attrezzi

Tapezier boy. È un attrezzo che permette di tenere il telo della tappezzeria con una mano sola, mentre con l’altra si cura il perfetto accostamento al telo già applicato. Il tapezier boy, o aiuto tappezziere, è una pinza con linguette elastiche che tiene stretto il bordo superiore del telo.
Spazzola da tappezziere. Serve quando si applicano tappezzerie di tipo soffice che non vanno troppo pressate nella messa in opera.
Spatola. Utile per applicare tappezzerie viniliche o metallizzate che aderiscono solo se ben pressate sul muro. È consigliabile il tipo trasparente.
Rullo. Di gomma pesante, è indicato per l’applicazione delle tappezzerie che richiedono una pressione media per aderire al muro.
Rullini pressagiunti. Sono usati per ottenere giunti perfetti tra un telo e l’altro. Ne esistono di diversi tipi, a seconda della tappezzeria utilizzata.

Accorgimenti da seguire

  1. Prima di acquistare la tappezzeria bisogna sapere esattamente le misure del rotolo, l’altezza del locale in cui la tappezzeria va applicata, la lunghezza delle pareti, comprese le sporgenze e le rientranze.

  2. Dal conto vanno dedotte le aperture, ma non quelle di piccole dimensioni.

  3. Per sapere quanti teli di tappezzeria si possono ricavare da un rotolo, si divide la lunghezza del rotolo per l’altezza delle pareti (la misura deve essere tenuta abbondante, quindi se le pareti sono alte tre metri, si calcola come se fosseroalte tre metri e cinque centimetri).

  4. Per sapere quanti teli di tappezzeria occorrono si divide la lunghezza delle pareti per l’altezza del rotolo.

  5. Il numero dei rotoli che bisogna acquistare lo si ricava dividendo il numero dei teli che occorrono per il numero dei teli che si ottengono da un rotolo.

  6. Gli avanzi dei rotoli si utilizzano per i tratti di parete molto ridotti (ad esempio, quelli sopra le porte).

  7. Se le tappezzerie sono a disegni, che devono combaciare orizzontalmente fra di loro, c’è maggiore scarto e quindi occorre calcolare almeno un rotolo in più (a volte anche un paio).

  8. I rotoli di tappezzeria portano un numero che distingue la partita. È importante che tutta la tappezzeria appartenga alla stessa partita per evitare possibili varianti di colore.

  9. Commesso l’errore (acquistando rotoli di partite diverse) si rimedia così: la tappezzeria in variante più chiara si applica nelle zone lontane dalla finestra;ogni parete deve essere coperta, fino allo spigolo o all’angolo, con tappezzeria della stessa partita.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Wednesday 10 October 2007 alle 11:00 am