Mutuo per la casa, tasso fisso o variabile?

Mutuo prima casaFisso o variabile, a breve o lunga durata. Come capire qual è l’opzione migliore per il cliente? Un sistema può aiutare a dare una risposta più concreta e personalizzata. Ne parla Egidio Vacchini di Progetica.

Avvicinare un tema complesso come quello dei mutui, cercando, come operatori, di capire le esigenze del cliente così bene da riuscire a costruirgli un prodotto su misura. Impossibile? No, così almeno sembra. E questo è uno degli obiettivi o, per meglio dire, la mission, di Egidio Vacchini, che insieme ad alcuni soci ha creato una società di consulenza, Progetica, che si occupa ad ampio spettro di problematiche legate ai settori assicurativo e finanziario.
In pratica, cosa offre Progetica sul tema dei mutui? Una serie di strumenti utili a un operatore immobiliare per fare consulenza al cliente. In particolare, un metodo, Mqm (Modello quantitativo mutui), elaborato dalla società stessa, che permette di informare il cliente accompagnandolo nella complicata ricerca del prodotto migliore rispetto alle sue esigenze. Un approccio consulenziale nel vero senso del termine, scientifico, più che commerciale. Questa è la ricetta.

L’argomento mutui sembra destinato a un approccio piuttosto tradizionale. Di rivoluzioni nella consulenza in questo campo non sembrano essercene state in questi ultimi anni…
In effetti, finora i mutui sono stati classificati puramente sulla base delle loro caratteristiche tecniche. Si parla di 16 categorie decodificate dalla banca nel modo che ritiene più opportuno per fare la propria proposta commerciale. La nostra proposta è invece di cominciare a leggere il tutto in maniera un po’ diversa. Se di ognuno di questi prodotti cominciamo a misurare le prestazioni, su queste possiamo ragionare.
Scegliere un mutuo nel modo tradizionale è come comprare una macchina solo guardando alle sue caratteristiche tecniche. Ovvero, se il telaio è in acciaio o in alluminio, se le sospensioni sono di un tipo invece di un altro. Mentre la nostra idea è che da una parte ci sono tutte queste caratteristiche, spesso di difficile comprensione per il cliente, ma dall’altra c’è il cliente come persona, con le sue esigenze e le sue problematiche.
Quando io risparmiatore compro un mutuo, prendo la cifra che mi serve sapendo che dovrò restituirla in un certo lasso di tempo. Quello che mi interessa conoscere è se quello che devo restituire me lo posso permettere, cosa può capitare in un caso o nell’altro ecc. Queste sono le domande importanti. Allora l’idea è cominciare a classificare questi prodotti non soltanto sulla base delle caratteristiche, diciamo così, commerciali, ma tenendo presenti più aspetti: non solo se il rischio è alto, basso, medio o quant’altro, ma se con questa tipologia si rischia il doppio rispetto a quest’altra.

Lei ha detto che fino a questo momento i mutui sono stati classificati secondo le loro caratteristiche tecniche e su questa base le banche fanno la loro proposta commerciale. Quale sarebbe in pratica la novità che voi proponete?
Qualsiasi categoria proposta è sviluppata in questo modo: tasso fisso e tasso variabile, intendendo per quest’ultimo basso-prezzo/alto-rischio, mentre per il tasso fisso alto-prezzo, basso-rischio. Tutti gli altri prodotti non hanno una collocazione precisa hanno una rischiosità intermedia che non si capisce quale sia. Quello che noi proponiamo è invece di cominciare a leggere le prestazioni di ognuno di questi prodotti per capire veramente quale è il costo e quale è il rischio di queste soluzioni e cominciare a fare una classificazione in base a queste modalità di interpretazione.

Quindi leggere le prestazioni di ognuno di questi prodotti?
Certo, per poi poterli confrontare con gli altri e permettere all’operatore di capire che cosa sta proponendo e all’acquirente cosa sta sottoscrivendo; quali sono le potenzialità in termini di costi e in termini di rischio. Una lettura di questo genere non è una lettura congelata, ma interpretabile a seconda delle esigenze personali del cliente, quindi molto più complessa e articolata. Dal nostro modello Mqm non si desume nulla di fisso e statico. Nulla è dato in maniera definitiva. Ma per poter fare delle considerazioni corrette, bisogna definire una serie di passi.

Quali sono questi passi? Il primo è in quale scenario di mercato valutiamo i nostri mutui. Scenario di mercato vuol dire qual è il profilo di rischio del nostro risparmiatore. Ad esempio, il mio risparmiatore è uno che ha molto timore del futuro? Per motivi personali e soggettivi, o per motivi di esperienza passata o per sentito dire.

Né più né meno di quello che si fa nel risparmio, anche qui si parla di profilo di rischio del cliente. Proprio così. Perché, quindi, non farlo anche con i mutui? Nel risparmio si deve capire se il cliente è disponibile ad accettare il rischio del mercato azionario oppure no, qui specularmente è la stessa cosa. Quindi bisogna capire quanto il nostro risparmiatore è disponibile ad assumersi il rischio di un futuro incerto del mercato.

Tornando al vostro modello, qual è il prossimo elemento? La durata. Perché una cosa è un mutuo che dura 10 anni, un’altra quello che ne dura 30. La differenza di prestazioni può essere molto forte. Ci possono essere, in una lunga durata, oscillazioni del mercato molto importanti e, di conseguenza, le prestazioni cambiano notevolmente. Un altro elemento importante riguarda le condizioni di partenza del mercato. I tassi iniziali con i quali si cominciano a fare queste valutazioni e le condizioni economiche dei prodotti che si stanno valutando. Così come conta lo spread, cioè il margine che applica la banca.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Friday 27 February 2009 alle 12:54 pm

Ecco le misure varate contro i caro-mutui

Con la manovra anti-crisi si è provveduto ad aiutare tutti coloro colpiti dall’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. Attualmente tale provvedimento è in fase di determinazione e si perfezionerà entro la fine di febbraio. Nello specifico, l’agevolazione aiuta persone fisiche che hanno stipulato mutui a tasso variabile per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale fino al 31 Ottobre 2008 (sono escluse ville, case di tipo signorile e castelli).
La misura consiste nel bloccare il tasso finale al 4%: lo Stato interverrà sulla eccedenza prodotta per il cosiddetto spread. Piccolo particolare è che questo vale solo per quei mutui stipulati già ad un tasso inferiore al 4%. Per comprendere il sistema di calcolo delle importo delle rate occorre quindi considerare un tasso del 4% senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Thursday 15 January 2009 alle 11:12 am

Portabilità dei mutui

Portabilità dei mutuiRendere rapido e poco costoso il trasferimento di un finanziamento da una banca all’altra. Una questione semplice ma ancora controversa. Nonostante una legge lo consenta e gli interessati siano favorevoli.
Il tema della portabilità dei mutui è ormai su tutte le pagine dei giornali ed è diventato tema di dibattiti. Qualcosa comincia a muoversi. I protagonisti di questa telenovela all’italiana sono le associazioni dei consumatori, i notai e l’Abi, l’Associazione delle banche. Lo scopo di questi dibattiti è quello di migliorare le condizioni di trasferimento di un mutuo da una banca all’altra, rendendo questa operazione più veloce e meno onerosa dal punto di vista economico.
In particolare i notai stanno studiando una serie di agevolazioni relative agli atti di surrogazione. Sostanzialmente due. Il trasferimento da una banca all’altra e il cambiamento delle condizioni economiche, quindi tassi migliori.
Anche se siamo ancora a livello di voci, si comincia a parlare di attestare a 500 euro le spese notarili. L’autorità Antitrust ha chiesto di esplorare la possibilità che non valgano solo gli atti fatti dai notai, ma che si possa ricorrere anche ad altre figure professionali. Su questo aspetto, però non tutti sono d’accordo. Infatti va detto che la conservatoria dei registri immobiliari ha con i notai un canale privilegiato e sicuro. Questi infatti garantiscono il trasferimento delle ipoteche. Quindi difficile farne a meno.
Le associazioni dei consumatori chiedono, inoltre, che tutti i costi relativi al trasferimento dei mutui vengano assorbiti dalla banca entrante, senza tenere conto però, come sottolinea Eugenio Vacchini della società di consulenza Progetica, che questo onere verrebbe ovviamente suddiviso su tutti gli altri clienti della banca stessa.
Il dibattito, come si vede, ferve, alimentato dall’Abi, in prima linea per sollecitare gli istituti bancari ad accettare la portabilità. Questi, infatti, potrebbero anche rifiutarsi. In base a quanto previsto dal secondo decreto sulle liberalizzazioni, il cosiddetto pacchetto Bersani, poi convertito in legge dello Stato il 2 aprile scorso (legge n°40/2007) - dal 2 febbraio, il cliente di un istituto finanziario, di una banca o di un ente previdenziale può chiedere di ‘trasferire’ il vecchio mutuo a un’altra banca, anche mediante scrittura privata, senza l’obbligo di cancellare la vecchia ipoteca (che fa da garanzia al nuovo finanziamento) e senza perdere i benefici fiscali previsti per la prima casa.
Ma secondo quanto emerge dall’inchiesta che Osservatorio Finanziario ha condotto sulle principali banche che operano in Italia, ad oggi, neppure una sola surrogazione è stata completata. Infatti, anche se il legislatore si è mosso, si tratta di una mera dichiarazione d’intenti perché la legge non entra nel merito della questione, lasciando liberi i vari istituti di muoversi a loro piacimento. Il trasferimento, finora, è stato così oneroso da scoraggiare anche i più decisi ad attuarlo. Cosa aspettarsi dunque nei prossimi mesi? Il passo successivo, dichiara Vacchini, è che le banche aderiscano a questo accordo e lo facciano diventare prassi corrente.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Tuesday 13 January 2009 alle 8:04 pm

I mutui subprime e l’andamento dei tassi in Italia

Mutuo casaLa crisi dei mutui subprime ha coinvolto in maniera massiccia tutti i mercati finanziari che in poche settimane hanno perso tutti i guadagni dell’anno. Le Borse europee hanno perso oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione, 26 dei quali nella sola Milano. Ma cosa sono questi mutui sub prime? E quali sono le cause che hanno portato alla crisi?
Da circa 5-6 anni gli operatori immobiliari statunitensi offrivano mutui anche a persone con caratteristiche di affidabilità assai precarie. Questi mutui (effettuati a tassi molto elevati e quindi molto redditizi per le banche) rappresentavano il 13% di tutto il settore. Gli Istituti che erogano il prestito dovevano a questo punto reperire i capitali e l’operazione si concretizzava con l’emissione di prodotti finanziari simili alle obbligazioni che venivano vendute in tutto il mondo (soprattutto ad investitori istituzionali statunitensi ed europei).
Naturalmente, poichè i clienti dei mutui pagavano tassi più alti della media del settore, anche chi deteneva le obbligazioni legate ad essi percepiva degli interessi superiori alla media. La logica alla base di questi prodotti era che proprio i sottoscrittori dei mutui (attraverso il pagamento delle rate) erano a garanzia delle cedole e della restituzione del capitale, ma purtroppo, è successo che una percentuale molto elevata (molto più elevata dei modelli matematici delle banche d’affari e delle agenzie di rating) dei sottoscrittori dei mutui sub prime ha smesso di pagare le rate dovute, mandando in crisi tutto il sistema legato a questo settore.
Le prime ad entrare in crisi sono state le società specializzate nell’erogazione di questi mutui sub prime; successivamente hanno cominciato ad entrare in crisi le banche d’affari statunitensi che si occupavano dell’assemblaggio (il termine tecnico è ‘cartolarizzazione’) dei prodotti obbligazionari garantiti dai mutui ’sub prime’. Infine sono entrati in crisi tutti gli investitori istituzionali che avevano acquistato questi prodotti attratti dai rendimenti elevati.
Ad un certo punto, i mercati finanziari che avevano inizialmente sottovalutato la portata di questa crisi, sono stati ‘travolti’ da un’ondata di nervosismo e di pessimismo. Gli effetti più allarmanti sono forse legati alla crisi di liquidità del sistema bancario, dovuta al circolo di sfiducia che si è generato tra i vari operatori che ha portato quasi a paralizzare la concessione di nuovi crediti e moltissimi italiani, impauriti ed esasperati dalla crescita costante dei tassi variabili dei mutui, a cambiare il loro mutuo da tasso variabile a fisso.
Per rimediare a questa situazione viziata la BCE (Banca centrale europea) ha deciso, forse troppo tardivamente, di tagliare i tassi di interesse di 75 punti base, portandoli dal 3,25% al 2,50%, ossia al minimo da due anni e mezzo, precisamente da maggio 2006. Quello di dicembre è un altro chiaro segnale che la crisi finanziaria si sta ripercuotendo duramente sull’economia reale - ed il più consistente nella storia dell’Eurotower.
Dopo la riduzione dei tassi da parte della Bce le associazioni dei consumatori - Adusbef e Federconsumatori – tornano a chiedere alle banche italiane di adeguare immediatamente i tassi sui mutui. In base ad uno studio delle associazioni, la riduzione dei tassi potrebbe consentire un risparmio medio sulle rate dei prestiti a tasso variabile di 45 euro al mese, pari a 540 euro l’anno (esempio su un mutuo trentennale da 100mila euro).
Nella nota le due associazioni evidenziano anche i risparmi possibili se venisse eliminato il differenziale del costo del denaro esistente tra le banche italiane e quelle europee. In Europa infatti la media del tasso applicato dalle banche è pari al 5,20% mentre in Italia si sfiora il 6% (5,99%). Tale differenza rappresenta una maggiorazione speculativa dello 0,79%. Il Governo, nell’ambito delle politiche di contenimento della crisi ha emanato un decreto legge, in vigore da fine novembre, che prevede che per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4% grazie all’accollo da parte dello Stato dell’eventuale eccedenza.
Per i nuovi mutui, invece, a partire dal 1° gennaio 2009 le banche dovranno assicurare alla clientela la possibilità di stipulare mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale a tasso variabile indicizzato al tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale della Banca centrale europea.
Quindi, in conclusione, lo scenario che si profila non è nerissimo: secondo gli esperti, nel 2009 le rate potranno continuare a diminuire, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal governatore della Bce Jean Claude Trichet, che non ha escluso, un nuovo taglio al costo del denaro, anche a breve. In questo caso la quota di interessi da pagare su un mutuo variabile verrebbe ulteriormente ridimensionata.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Monday 15 December 2008 alle 1:49 pm

Rate dei mutui insostenibili, i pignoramenti crescono del 22,3%

Banca Centrale Europea, mutui alle stelleL’Adusbef chiede un decreto urgente di sgravi fiscali. I Consumatori accusano le banche: il 91% dei contratti è stato fatto a tasso variabile.
È boom di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari che rispetto allo scorso anno hanno registrato un aumento del 22,3% nel 2008. A denunciare la situazione attraverso un’indagine, che ha vagliato un campione di ventiquattro tribunali, è l’Adusbef. Che punta il dito contro «l’insostenibile» peso delle rate dei mutui che gravano su 3,2 milioni di famiglie indebitate a tasso variabile chiedendo un decreto urgente di sgravi fiscali ’salva famiglie’ che contempli la detassazione delle tredicesime per redditi sotto i 25.000 euro.
«Su 3,5 milioni di famiglie che hanno contratto un mutuo per acquistare una casa negli anni scorsi ben 3,2 milioni, ossia il 91%, è stato indotto dai cattivi ed interessati consigli delle banche, a sottoscrivere contratti con tassi variabili quindi esposti alle turbolenze dei mercati», dicono i consumatori che ricordano il «calvario» per milioni di famiglie iniziato dalla prima stretta monetaria Bce del dicembre 2005, che aumentò i tassi dal 2 al 2,25% e aumentò le rate di 130 euro al mese su un mutuo di 100.000 euro.
Secondo le stime, quindi, le procedure immobiliari o pignoramenti sarebbero pari al 2,7 % del totale dei mutui, quindi a circa 130.000 su 3,5 milioni del totale che porta il Paese ad avvicinarsi pericolosamente agli Usa, con aumenti stimati nel 2008 rispetto al 2007, da un minimo di +16% a Bologna e Cagliari, fino al +39% di Bari.
Dal consueto monitoraggio risultano infatti aumenti di pignoramenti pari ad un +21% a Milano; +22 a Roma e Padova; +28% a Monza e Pinerolo; +24 a Como e Perugia; +25% a Napoli, con una media del 22,3%.
Intanto Confindustria torna alla carica e chiede alla Bce un taglio di un punto percentuale subito, un altro entro la fine dell’anno. «È incredibile che fino a poco tempo fa - osserva la presidente, Emma Marcegaglia - la Banca centrale europea parlasse di un aumento dei tassi».
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Monday 27 October 2008 alle 11:52 am

Mutuo di importo superiore al valore dell’immobile

E’ possibile richiedere un mutuo superiore al valore dell’immobile acquistatoCon la risoluzione n. 248/E, l’Agenzia delle Entrate risponde a un’istanza su un caso di acquisto in cui il cessionario stipula un mutuo per un importo superiore al prezzo dell’immobile per sostenere le spese accessorie.
Un contribuente ha chiesto all’Agenzia delle Entrate quale importo deve essere indicato in fattura e in sede di stipulazione del contratto di compravendita - nonché se il ricavo da iscrivere in bilancio tra i componenti positivi ai fini delle imposte dirette debba o meno coincidere con l’imponibile ai fini Iva - nel caso di un acquisto in cui il cessionario stipuli un contratto di mutuo per un importo superiore al costo dell’immobile al fine di sostenere anche le spese accessorie alla compravendita.
L’Agenzia ha risposto con la risoluzione n. 248/E dello scorso 17 giugno, di cui sintetizziamo qui il contenuto. La disposizione chiarisce che in sede di accertamento è sempre possibile fornire prova che l’ammontare del finanziamento rilevante ai fini della determinazione del valore normale è solo parte di quello risultante dall’operazione di credito, ovvero che questo non è finalizzato all’acquisto dell’immobile.
A tale scopo, se nel contratto di mutuo è specificato che parte della somma mutuata non è destinata a sostenere l’acquisto dell’immobile, per vincere la presunzione occorre fornire prova documentale della diversa destinazione del predetto ammontare. Deve essere pertanto cura delle parti conservare adeguata documentazione al fine di superare la presunzione prevista dalla legge.
L’Agenzia, inoltre, ha fatto presente che in riferimento anche all’ultima finanziaria, nonostante l’entità minima del valore normale dei trasferimenti immobiliari soggetti a Iva (finanziati mediante mutui) risulti individuata ex lege, non si determina un’equiparazione assoluta tra importo del finanziamento e valore normale, destinata a valere indipendentemente dai criteri fissati dall’art. 14 del Dpr n. 633 del 1972.
Ciò significa che l’Amministrazione non è vincolata dal criterio dell’importo del finanziamento in tutti quei casi in cui il valore normale, determinato ex art. 14 del Dpr n. 633 del 1972, risulti superiore all’ammontare della sottostante operazione di credito. Se il cessionario stipula un contratto di mutuo bancario per un importo superiore al corrispettivo dichiarato nell’atto di compravendita al fine di sostenere anche altre spese relative all’acquisto dell’immobile, in sede di accertamento è sempre possibile fornire prova che l’ammontare del finanziamento rilevante ai fini della determinazione del valore normale è solo parte di quello risultante dall’operazione di credito ovvero che lo stesso non è finalizzato all’acquisto dell’immobile.
A tale fine, se nel contratto di mutuo è specificato che parte della somma mutuata non è destinata a sostenere l’acquisto dell’immobile, per vincere la presunzione occorre fornire prova documentale della diversa destinazione del predetto ammontare.
Chiarito questo, l’Agenzia ha fatto presente che la cessione dell’immobile non può essere fatturata per l’importo corrispondente al valore del finanziamento, ma al valore effettivamente pattuito fra le parti e che, al fine di superare la presunzione del maggiore imponibile, occorre conservare con cura la documentazione che prova l’effettiva destinazione delle somme eccedenti.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Monday 29 September 2008 alle 4:19 pm

Mutui, la tempesta deve ancora arrivare

Come durante la grande depressione del ’29, il Governo americano interviene per salvare l’economia: 50 miliardi di dollari per evitare il crack dopo la crisi dei mutui. Sono 5 milioni le famiglie Usa impossibilitate a pagare e con le case pignorate.
Sarà la nostra incompetenza in materia economica, ma l’esperienza di titolari di mutuo a tasso variabile ci dice che i mutui nel nostro Paese rischiano di esplodere. Ci ha provato il Governo Prodi, poi quello Berlusconi. Il decreto Bersani sulla reversibilità dei mutui, cioè la possibilità di spostarli su un’altra banca a condizioni più vantaggiose, si è rivelato fragile.
Molte banche hanno fatto cartello, cioè si sono messe d’accordo tra di loro, e hanno fatto pagare ai clienti costi inesistenti. Tanto che l’antitrust è stata costretta a intervenire. Il decreto Tremonti invece, che consente di riportare la quota mensile di pagamento del mutuo ai livelli del 2006, si sta rivelando una trappola micidiale.
Arrivano nelle nostre case le proposte delle banche (tutte uguali, ci ha fatto caso l’antitrust?) che mettono a disposizione una diminuzione della quota mensile e un allungamento degli anni di pagamento a fronte di un ulteriore prestito. Calcoli alla mano, molti avrebbero dovuto pagare anche fino all’età di 108 anni.
O sarebbero stati gli eredi che avrebbero dovuto accollarsi il debito o rinunciare all’eredità, lasciando la casa alla banca. Tradotto in cifre: chi ha contratto un mutuo di 100mila euro nel 2005, per il quale pagava 700 euro al mese, si è visto schizzare il pagamento a 1.100 euro al mese. La proposta è: paghi 900 euro al mese, allunghi di molti anni il pagamento e ti accolli un altro prestito di 50 mila euro. Oppure se hai contratto un mutuo da 300 mila euro, ne pagavi 1.500 al mese, adesso ne paghi 2.200.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Saturday 20 September 2008 alle 6:45 pm

Mutui casa alle stelle, tassi al 5,96%

Rapporto Abi: livelli record in tutto il comparto dei finanziamenti bancari.
Mutui casa ad un passo dal 6%. Ormai la corsa dei tassi di interesse sui prestiti immobiliari prosegue inarrestabile e sembra prossima a sfondare anche un livello che non si raggiunge ormai da tempo. Ad agosto, i tassi sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, come si legge sul consueto rapporto dell’Abi, sono saliti al 5,96%, contro il 5,92% di luglio ed il 5,84% di giugno.
Un livello che riporta i tassi ai massimi dell’agosto 2002, confermando l’ascesa continua dei tassi di interesse, che ritoccano per il quinto mese consecutivo i massimi fatti segnare nel 2002. È tutto il comparto dei finanziamenti bancari, però, che mostra tassi in crescita. Livelli record, infatti, arrivano anche dai tassi di interesse sui prestiti complessivi (oltre ai mutui anche i prestiti alle società non finanziarie), che ad agosto sono saliti al 6,43%, contro il 6,40% fatto segnare nel luglio scorso.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Thursday 18 September 2008 alle 10:24 am

Rinegoziazione dei mutui a tasso variabile

In questi giorni le banche stanno mandando a quelli che hanno un mutuo delle letterine esilaranti con la proposta di nuove condizioni. Infatti i mutui a tasso variabile si sono rivelati un po’ come certi cuccioli. Non solo crescono molto di più di quello che si immaginava, ma mettono su dei denti impressionanti e mostrano una certa propensione a mangiarsi casa e proprietario.
Ci si potrebbe immaginare una proposta tipo ‘Bello mio, hai fatto una rata da cinquecento e adesso è arrivata a settecentocinquanta, di sicuro non ce la fai. Se vuoi facciamo una rata più bassa, ma bada che invece che vent’anni ce ne metterai trentacinque perché gli interessi salgono’.
Troppo semplice, non ci sarebbe gusto. La formula è molto più divertente. Uno può rinegoziare, e pagare la rata più bassa. Ma in realtà è la banca gli presta i soldi della differenza, che diventano un altro debito e poi alla fine si ripaga con gli interessi. Una specie di doppio salto mortale in cui ogni mese contemporaneamente si ripaga e ci si riindebita.
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Thursday 18 September 2008 alle 10:13 am

Mercato immobiliare, meglio affidarsi ad un intermediatore

Intermediatore finanziarioMomento difficile per il mercato immobiliare. Sicurezza in tutti i passaggi relativi all’apertura del mutuo ma Adiconsum avverte: «Verificatene la professionalità».
In un momento non brillante per i mercati immobiliari, per aprire un mutuo bisogna stare attentissimi ad ogni piccolo movimento: la cosa più conveniente da fare, dunque, resta affidarsi ad un intermediatore immobiliare. Un buon intermediazione si preoccupa di tutti i passaggi relativi all’apertura di un mutuo: dalla valutazione dell’immobile, all’assistenza completa sino alla stipula del rogito notarile.
Si occupa della ricerca di tutti i documenti necessari presso i relativi uffici, come la conservatoria, il registro, gli archivi, il catasto. Un buon intermediatore immobiliaresicurezza per l’ottenimento del finanziamento più adeguato, potendo avvalersi di partners qualificati, garantisce inoltre assistenza legale, finanziaria e tributaria. Ma è necessaria una verifica della professionalità degli intermediatori.
Il primo passo da compiere, quando ci si affida a un intermediario, sia esso un mediatore creditizio (fra i 91.964 iscritti all’albo dei mediatori) o un agente finanziario (tra i 55.156 iscritti nell’apposito elenco tenuto da Banca d’Italia), è di eseguire una verifica sulla professionalità del soggetto e su eventuali provvedimenti disciplinari a carico.
«Resta il fatto che la professionalità è tutta da dimostrare perché oggi per acquisire la qualifica di intermediario finanziario è sufficiente un’autocertificazione di un diploma di scuola superiore - afferma Fabio Picciolini, segretario generale di Adiconsum -. Anche per questo motivo stiamo sollecitando il nuovo Governo ad approvare una legge che istituisca un esame di ingresso e preveda che il soggetto debba esibire garanzie patrimoniali».
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Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Wednesday 10 September 2008 alle 10:23 am

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