Attrezzi per le riparazioni elettriche

Gli attrezzi per le riparazioni elettriche

Per operare le riparazioni elettriche è sufficiente aver a disposizione non molti attrezzi che, tuttavia, debbono essere specifici per questo tipo di lavoro e avere i manici isolanti.

Cacciavite. Ne servono almeno tre: uno di dimensioni medie, per fissare al muro prese, interruttori e apparecchiature varie; uno a lama molto sottile e stretta per i collegamenti con i morsetti e un cercafase, dotato di una piccola lampadina che si accende nel caso in cui la lama tocca un filo sotto tensione. Attenzione, però: se la lampada si accende significa che nel filo passa la corrente, ma non assicura di restare incolumi se si tocca il terminale.

Pinza. Una di dimensioni medie e una a becchi piccoli. Come accessorio può essere molto utile la pinza spelafili che serve a incidere la guaina isolante per scoprire i fili di rame prima di collegarli tra loro o inserirli in un morsetto.

Altro. Martello di tipo comune e di media taglia, nastro da elettricisti di tipo isolante e in pvc, trapano a mano o elettrico per facilitare il lavoro quando si deve fissare al muro qualche apparecchio, qualche metro di filo da 1,5 a 3 millimetri, due o tre file di mammut (morsetti di congiunzione isolati) di varie dimensioni e adatti ai fili che si hanno in dotazione, portalampade, interruttori, prese da muro, prese e spine volanti, fusibili.

Inserito nella categoria Problemi elettrici da admin in data Sunday 30 September 2007 alle 12:44 pm

Appendere un lampadario

Un esempio di lampadario in stile moderno

Senza avere la pretesa di insegnare il montaggio di un lampadario con molte lampade e molte braccia, magari cariche di pendaglietti di cristallo e pesante qualche decina di chili, ci limitiamo a dare qualche indicazione pratica sull’installazione di una lampada da bagno o da cucina, con un semplice filo cui è attaccato un portalampade e un paralume. Operazione che si può fare da soli e senza troppe difficoltà. In genere, dal punto luce predisposto sul soffitto escono due o tre cavetti, secondo che ci sia una semplice o doppia alimentazione collegata rispettivamente a uno o due interruttori: a sua volta il lampadario è dotato di due fili che vanno collegati con i precedenti. L’applicazione del lampadario di solito si svolge in quattro fasi: innanzitutto si toglie la corrente; poi si spelano i fili che escono dalla estremità superiore del cavetto e si inseriscono nei fori del morsetto isolante, ovviamente sui terminali di uno stesso lato; quindi si attacca il gancetto che si trova all’estremità superiore del lampadario a quello predisposto nel soffitto, in corrispondenza del punto luce; infine si collegano i fili dell’impianto nello stesso morsetto isolante, nei due terminali rimasti liberi. I fili così collegati si mascherano con una piccola plafoniera di metallo o plastica, di cui è dotato generalmente ogni lampadario, piccolo o grande che sia.

Inserito nella categoria Problemi elettrici da admin in data Saturday 29 September 2007 alle 12:59 pm

Quando si intasa lo scarico del lavandino

Un esempio di come lo scarico del lavandino si può intasare

Può accadere che lo scarico del lavandino (formato da due tubi collegati tra loro da un sifone) si otturi per la presenza di elementi finiti nella prima parte del tubo oppure per intasamento del sifone stesso. Quest’ultimo, che ha la forma di un bulbo o di una campana e si trova proprio sotto al lavandino, resta quasi sempre pieno di acqua fino a un certo livello, per impedire il riflusso di aria dalla fognatura; ha anche il compito di fermare e trattenere oggetti caduti inavvertitamente nel lavandino che, altrimenti possono ostruire il tubo di scarico o finire nelle condutture. Può succedere, inoltre, che certi oggetti come forcine o lamette, restando a lungo nel sifone, finiscano per bloccare altro materiale, assumendo dimensioni tali da intasare lo scarico del lavandino. A parte i prodotti speciali che esistono in commercio che una volta versati nello scarico bruciano quello che contiene, ripristinando lo scorrimento dell’acqua, vi sono due collaudati sistemi per eliminare un eventuale ingorgo.

  1. Si riempie per metà il lavandino (essendo intasato, trattiene l’acqua) e si introduce nello scarico un tubo di gomma (di circa 2 centimetri di diametro) cercando di spingerlo il più a fondo possibile. Poi si soffia dentro con forza: se il deposito è formato semplicemente da materiali grassi o saponosi, con due o tre soffiate si riesce a liberare il tubo.

  2. Se il primo sistema non funziona, bisogna aprire il sifone. Per questa operazione occorrono una vaschetta da mettere sotto al lavandino per raccogliere l’acqua e una chiave a ganasce lisce con la quale svitare la coppa inferiore del sifone (si può fare anche con le mani, se non è eccessivamente stretta). Staccata la coppa, la si ripulisce di tutto lo sporco che contiene la si lava ripetutamente sotto l’acqua corrente, poi si riavvita, non senza aver prima controllato che la guarnizione di tenuta sia in buono stato. Eventualmente la si sostituisce con una nuova, scegliendola di misura adatta tra quelle di scorta oppure ritagliandone una di uguale diametro dal foglio di tela gomma.

Una volta rimessa a posto la guarnizione di gomma e rimontata la coppa, l’acqua torna a scorrere normalmente nel lavandino.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Friday 28 September 2007 alle 10:15 am

In aumento gli affitti

Da una recente ricerca ad opera del Censis in Italia le famiglie che vivono in affitto sono circa 4.200.000 pari al 18,7% delle famiglie residenti nel belpaese; nel 2004 erano invece il 20,3%. Solo per fare un piccolo confronto possiamo notare che in Europa le famiglie che vivono in affitto sono in percentuale molte di più ed in alcuni paesi del vecchio continente la parcentuale supera il 40%.
La stessa analisi ha evidenziato che i prezzi di mercato degli affitti negli ultimi anni sono cresciuti in Italia in modo considerevole, soprattutto nelle grandi città; per esempio tra il 1999 ed il 2006 il canone degli affitti ha registrato un aumento del 112%. I prezzi degli affitti nelle grandi città Italiane in alcuni casi sono superiori alle grandi città europee; nel centro di Roma (34° nella graduatoria mondiale, 8° in Europa) e Milano (51° nella graduatoria mondiale, 15° in Europa) si pagano circa 1.600 € al mese, 2.200 € a Parigi, 4.000 € a Londra e “solo” 900 € nella città di Berlino.
Il canone medio di affitto che viene pagato in Italia è di 440 € al mese (nel 2003 era circa di 390 €); una somma considerevole se consideriamo il fatto che il 76% delle famiglie ricade nella fascia di reddito sotto i 20.000 € annui, il 20% tra 20.000 e 30.000 € mentre solo il 3,5% delle famiglie ha un reddito superiore ai 30.000 €.
La città con gli affitti più cari nel mondo è Tokio; per un bilocale ci vogliono anche 3.800 € al mese, a New Yourk 3.750 €, a Roma circa 850 €.

Per maggiori informazioni www.tecnoborsa.com

Secondo Tecnocasa nel secondo semestre del 2006 il mercato delle locazioni immobiliari ha segnalato un incremento dei cononi pari allo 1,3% per bilocali e dello 0,9% per quanto riguarda i bilocali. Anche in questo periodo si conferma una tendenza già prevista in passato con un segnale di diminuzione dei canoni laddove è presente una maggiore offerta di immobili immessi sul mercato da chi ha acquistato per investimento negli anni passati.
Da un’indagine effettuata da Adusbef e Federconsumatori il canone medi per l’affitto di un appartamento di circa 90 mq è passato dai 600 Euro del 2001 ai 1000 Euro del 200 con una crescita del canone di affitto pari a circa il 74%. Infine la cresita degli affitti nel primo semestre del 2007 è stata registrata con una variazione positiva pari a circa il 5%.

Inserito nella categoria Locazioni abitative da admin in data Thursday 27 September 2007 alle 11:26 am

Quando si rompe la doccia

Ragazza che si fa la doccia

Quasi tutti i bagni sono dotati di una doccia a telefono con braccio snodato, di solito posta lateralmente sopra al gruppo dei rubinetti, mediante un apposito supporto. È composta da una cornetta simile a quella del telefono e da un braccio snodato, in metallo, che ricopre un tubo di gomma. Può succedere che, invecchiando, il metallo a spirale che ricopre il tubo si rompa o che il tubo di gomma interno si tagli in qualche punto, provocando dei continui gocciolamenti. Nel primo caso occorre sostituire tutto il flessibile; nel secondo basta cambiare il solo tubo di gomma. Vediamo come si fa.

  1. Sostituzione Flessibile. È sufficiente svitare i due dadi (olandesi) posti all’attacco della doccia e a quello del rubinetto e inserire il flessibile nuovo avvitando i dadi sugli attacchi filettati del rubinetto e della doccia.

  2. Sostituzione del tubo di gomma. Dopo averlo staccato dagli elementi aggraffanti, si sfila e si sostituisce con uno di eguale misura, infilandolo nuovamente nel flessibile di metallo. Si riaggancia quindi prima a un estremo e poi all’altro (cioè al rubinetto e poi alla doccia), controllando anche le guarnizioni di tenuta e cambiandole se risultano consumate.

Un ultimo inconveniente, facile da risolvere, si verifica se la cornetta della doccia perde acqua e ha un getto irregolare. Basta cambiare la guarnizione posta sotto al disco forato; per farlo si toglie la vite che trattiene quest’ultimo al corpo della doccia, si pulisce il disco, infilando uno spillo in tutti i forellini otturati dal calcare. Si cambia la guarnizione rimontando infine le varie parti.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Thursday 27 September 2007 alle 10:21 am

Attrezzi per le riparazioni idrauliche

Di seguito riportiamo gli attrezzi necessari per effettuare la maggior parte delle riparazioni idrauliche di casa. Per lavori particolari sono necessari strumenti aggiuntivi non riportati qui, ma per l’uso di questi è consigliabile richiedere l’intervento di un idraulico professionista.

Chiavi. A ganasce dentate per ghiere e tubi di tipo zigrinato. Non sono indicate per materiali teneri, come bronzo e ottone, perchè incidono la superficie.
A ganasce lisce (le classiche chiavi inglesi). Sono adatte per afferrare elementi a facce piatte, come dadi e bulloni. È bene averne almeno tre, con aperture varianti da 15 a 50 millimetri.

Pappagallo. Pinza regolabile a ganasce dentate usata per afferrare e ruotare dadi e ghiere.

Guarnizioni in goma o plastica. Si vendono in bustine nei negozi di articoli di gomma e vanno preferibilmente tenute in contenitori di vetro o metallici, comunque a tenuta d’aria, poichè altrimenti si seccano, perdono elasticità e si rompono facilmente. Un foglio di tela gomma (da 3-4 millimetri di spessore) può essere utile per ritagliare eventualmente delle guarnizioni, quando quelle che si hanno non sono del diametro giusto.

Altro. Cacciavite, matassina di fili di stoppa per eliminare piccole perdite di acqua, tubo di gomma per sgorgare vasche e lavandini.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Wednesday 26 September 2007 alle 9:59 am

Un esempio di capitolato

 Quando si acquista un immobile nuovo che deve ancora essere ultimato oppure che è stato appena finito dobbiamo valutare molti aspetti (metri quadri, posizione, esposizione, luminosità, eccetera). Uno degli aspetti meno considerati da coloro che acquistano un immobile sono le rifiniture che l’immobile stesso ha, vale a dire gli impianti di riscaldamento, gli impianti elettrici, gli infissi, la pavimentazion, i rivestimenti, eccetera.

Tutti questi dati sono riportati nel famoso capitolato che ogni costruttore deve fornire al cliente per esporre materiali, progettazioni, realizzazioni, finiture e tutto quello che concerne la realizzazione dell’immobile stesso.
Per coloro che non hanno mai avuto modo di trovarsi davanti ad un capitolato riportiamo un esempio che non deve essere preso per modello ma solo come spunto per rendersi conto di cosa effettivamente è il capitolato.

Strutture. Da realizzarsi in C.A. secondo quanto previsto dal progetto strutturale depositato al Genio Civile e garantite da regolare certificato di collaudo, secondo la vigente normativa antisismica.

Murature. I tamponamenti esterni degli appartamenti verranno realizzati in monoblocco di poroton con caratteristiche tali da garantire la coibenza termica ed acustica. Le tamponature interne tra i quartieri saranno realizzate con blocchi in poroton, dimensionati in maniera da rispettare i requisiti acustici di legge, i tamponamenti interni ai quartieri saranno realizzati con forati di 8 cm intonacati su ambo i lati.

Per quanto riguarda le cantine ed i garages saranno realizzate tamponature con blocchi REI come da disposizioni dei VV.F. non intonacati.

Isolamento acustico e termico. Tutti i volumi riscaldati saranno isolati termicamente in modo da assicurare complessivamente dispersioni energetiche contenute nei limiti di quanto prescritto dalla Legge 10/91 (Legge sul risparmi energetico), in modo da permettere un elevato comfort abitativo. La copertura verrà impermeabilizzata con guaina impermeabilizzante di adeguata consistenza; sarà inoltre predisposta una guaina impermeabilizzante sotto il pavimento dei terrazzi e quello dei bagni.

Al termine dei lavori verranno effettuati i collaudi per l’isolamento acustico e verranno redatti i certificati di conformità alle disposizioni del D.P.C.M. 5.12.1997.

Intonaci. Gli intonaci esterni ed interni saranno eseguiti a premiscelato civile, eseguito a macchina.

Tinteggiature e Verniciature. La tinteggiatura delle superfici esterne verrà eseguita con vernice idrorepellente, verrà realizzata in colori chiari a scelta della D.L. da applicarsi in due mani.

Le superfici di facciate realizzate in calcestruzzo e che dovessero rimanere a faccia vista saranno anch’esse tinteggiate con vernice idrorepellente di colore grigio. La tinteggiatura dei locali interni verrà realizzata con tempera fine in colori chiari a scelta della D.L. da applicarsi in due mani.

Le opere in ferro saranno verniciate con smalto, previa mano di antiruggine, in colore scelto dalla D.L.

Solai. Tutti i solai compreso quello di copertura escluso quello del piano interrato saranno realizzati in latero-cemento secondo le indicazioni del progetto strutturale depositato al genio civile.

Parapetti. I parapetti dei terrazzi saranno realizzati con blocchi di laterizio forato intonacati su ambo i lati e rifiniti con cimasa in cotto o altro materiale a scelta della D.L.

Pavimenti. I pavimenti di tipo saranno in monocottura o cotto, dimensioni 30×30, posati a colla con  disegno a correre, con costo di listino non superiore a €/mq 26,00 esclusi decori e disegni.

I pavimenti dei bagni saranno in monocottura di cm 20×20, posate a colla con disegno a correre, con costo di listino non superiore a €/mq 26,00 esclusi decori e disegni.

I pavimenti dei terrazzi, dei marciapiedi e degli spazi pavimentati all’aperto in genere saranno in cotto.

I pavimenti dei garages saranno in cemento industriale, compreso al formazione  dei giunti .

I pavimenti delle scale e dei gradini saranno in realizzati in granito grigio, marmo trani, travertino levigato e/o pietra peperino a scelta della D.L.

Rivestimenti. I rivestimenti delle cucine saranno in piastrelle di ceramica, prezzo di listino non superiore a €/mq 20,00 delle dimensioni  20×20 posate a colla, compreso stuccatura pulizia e quant’altro. L’altezza del rivestimento sarà pari a 1.60 m e si limiterà alla sola parete attrezzata oltre ad un risvolto di 60 cm sulle eventuali pareti adiacenti.

I rivestimenti dei bagni saranno in piastrelle di ceramica prezzo di listino non superiore a €/mq 26,00 delle dimensioni 20×20, posate a colla compreso stuccature e pulizia, per un’altezza totale di m 2.00, esclusi decori e disegni.

Sopra il bozzino, sui terrazzi è previsto un rivestimento di mq 1.00 con piastrelle di ceramica per un costo non superiore ai 20 €/mq.

Infissi interni ed esterni. L’ingresso ai vani scale sarà realizzato con due portoni in alluminio e vetro posti rispettivamente uno sul prospetto frontale ed uno su quello tergale come da progetto architettonico.

I portoncini degli appartamenti saranno ad un’unica anta, provvisti di spioncino anti intrusione, blindati con pannello esterno uguale per tutti gli appartamenti.

Le porte interne saranno del tipo tamburato in abete, o noce tanganika, come da depliant allegato.

I serramenti esterni e le persiane saranno in pino di Svezia tinto noce le persiane saranno del tipo scelto dal D.L.

Impianto idro-termo sanitario. L’impianto idro-termo sanitario sarò progettato e realizzato in conformità alla vigente normativa e secondo il progetto allegato, salvo cambiamenti dovuti alle necessità di cantiere, ordinati dal D.L.

L’impianto è da realizzarsi con tubazioni con tubazioni i polipropilene per la distribuzione dell’acqua calda  e fredda, la consistenza dei sanitari sarà per ogni appartamento un lavandino, un bidet, un water e un piatto doccia, saranno inoltre predisposti gli attacchi per un bozzino sul terrazzo principale, e per la lavatrice sul secondo terrazzino (acqua fredda e scarico), e quelli per la cucina (acqua calda fredda e scarico) sia per l’acquaio che per la lavastoviglie.

Impianto elettrico. L’impianto elettrico sarà realizzato secondo le vigenti disposizioni di legge, sotto traccia, con l’installazione della rete di messa a terra dell’intero impianto, e sarà costituito da:

Linea di alimentazione dal contatore al quadro generale situato internamente all’appartamento. Il quadretto di protezione sarà incassato e completato da interruttori generali bipolari magnetotermici.

L’impianto sarà composto da tre circuiti distinti, uno per i punti luce ed uno per le prese di corrente protetti da interruttori magnetotermici differenziali (salvavita), oltre ad alimentazioni per: cronotermostato e caldaia. Saranno protetti con interruttori magnetotermici differenziali anche le alimentazioni per la cottura/forno, la lavastoviglie e lavatrice.

L’impianto interno, sarà realizzato con l’adozione di apparecchi ad incasso le tipo a “frutti componibili” di produzione B-TICINO serie Magic, Gewis, Legrand Cross o similiari a scelta della committenza con placche in resina, nella quantità necessaria di norma e secondo il progetto esecutivo. L’unità immobiliare sarà dotata di citofono, impianto TV terrestre; il tutto in certificato in ottemperanza alla Legge 46/90.

Sistemazioni esterne. Le parti destinate a giardino dovranno essere ripristinate con terra di riporto fino all’altezza dei marciapiedi, spianata e callettata con le dovute pendenze.

Tutti i vialetti di accesso alle abitazioni saranno pavimentati con pavimento a scelta della direzione lavori

Inserito nella categoria Acquisto prima casa, Compravendita immobili da admin in data Tuesday 25 September 2007 alle 4:53 pm

Il rubinetto che gocciola

Un disegno di un tipico rubinetto che gocciola fastidisamente

La causa, di solito, è nella guarnizione che si è corrosa e quindi va sostituita. Ecco le varie fasi dell’operazione, per un rubinetto di tipo comune. Per prima cosa si svita la ghiera posta al centro della manopola e che è di colore blu o rosso secondo che si tratti di acqua fredda o calda. La ghiera si può svitare usando una chiave; ci sono però anche ghiere inserite a pressione che si possono rimuovere sollevandole con un cacciavite. Sotto alla ghiera c’è una vite che fissa la manopola del rubinetto che ha sul fondo un foro quadrato o dentellato dove è inserito lo stelo del rubinetto. Tolta la vite (con un comune cacciavite) è possibile rimuovere la manopola, mettendo a nudo lo stelo. Per questa operazione è spesso necessario usare un martelletto, avvolto da un panno morbido, con il quale si picchietta la manopola dal basso verso l’alto (o dall’interno verso l’esterno, se il rubinetto è fissato nel muro), per facilitarne il distacco. I colpi vanno dati non in un punto solo, ma su tutta la circonferenza della manopola. È necessario ora levare la parte sottostante del rubinetto, fatta in genere a campana che si può togliere con un semplice cacciavite o con una chiave di apposita misura. A questo punto appare lo stelo del rubinetto, che sporge da un corpo sagomato a facce piatte; con una chiave inglese si svita il pezzo e si trova, nella parte inferiore, la guarnizione che è in gomma piuttosto dura, e tenuta in posizione da un piccolo bullone oppure da un sottile risalto in ottone. Tolta la guarnizione, si procede a sostituirla: se tra quelle di scorta ce n’è una uguale, il cambio è rapido. Se viceversa non ce ne sono di diametro giusto, si può ritagliarne una dal foglio di tela gomma. Sistemata la nuova guarnizione, si procede a rimontare il rubinetto seguendo le stesse operazioni, ma ovviamente in senso inverso.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Tuesday 25 September 2007 alle 10:12 am

Il rubinetto che perde

Un disegno di un rubinetto che perde

È stato fatto l’esempio del rubinetto che gocciola e spiegato come rimediare all’inconveniente con la sostituzione della guarnizione; ora è utile vedere cosa fare quando il rubinetto in azione, cioè aperto, perde dall’alto; ovvero tra lo stelo e il corpo dentro il quale lo stelo lavora. La causa è sempre nel cedimento della guarnizione (spesso di stoppa), che si trova appunto tra lo stelo e il corpo. Scoperti stelo e corpo si vede un collare a facce esagonali, che sta appunto tra la fine dello stelo e l’inizio del corpo del rubinetto. Questo elemento si chiama premistoppa, in quanto la sua funzione è proprio quella di tenere fissato tra il corpo e lo stelo un certo quantitativo di stoppa che permette allo stelo di girare, ma al tempo stesso impedisce all’acqua di uscire. Asportare il premistoppa con una chiave inglese è cosa rapida e semplice; altrettanto semplice è togliere la stoppa consumata ed eliminarla. Un po’ più complessa, invece, è la sostituzione di quest’ultima, anche se l’operazione in se stessa sembra elementare. Infatti si tratta di mettere un po’ di stoppa nuova intorno allo stelo e fissarla con il premistoppa. Può capitare però di metterne troppa o troppo poca. Infatti, se si mette più stoppa del necessario non si riesce ad avvitare il premistoppa; se se ne mette troppo poca il rubinetto continua a perdere. L’errore peggiore è quello di tagliare le fibre della stoppa per diminuirne lo spessore: occorre invece lasciarle in tutta la loro lunghezza (circa una ventina di centimetri) e avvolgerle completamente intorno allo stelo, dopo averle inumidite.

Esiste eventualmente un altro sistema, ugualmente efficace; dopo aver tolto il premistoppa, si avvolge intorno allo stelo del nastro di teflon, che ha un’ottima tenuta e sostituisce perfettamente la stoppa. Terminato l’avvolgimento, basta applicare di nuovo il premistoppa e fissarlo in sede.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Monday 24 September 2007 alle 12:48 pm

I problemi idraulici

In alcuni casi ci troviamo di fronte a risolvere problemi idraulici in casa

Il rubinetto che gocciola, il rubinetto che perde, lo scarico intasato, il flessibile della doccia che fa acqua, il sifone che si è ingorgato: sono guai, piccoli ma fastidiosi quasi all’ordine del giorno in ogni casa. Affrontarli e ripararti non è un grosso problema: basta talvolta un’ora di tempo e un po’di pratica. Qui di seguito sono riportate alcune indicazioni e consigli su come rimediare agli inconvenienti più comuni, senza dover ricorrere all’intervento dell’idraulico. Chiunque decida di sostituirsi al tecnico, in caso di emergenza, deve, comunque, organizzarsi di conseguenza; e cioè conoscere in anticipo lo schema dell’impianto idraulico della propria casa e procurarsi gli attrezzi giusti per lavorare. Ma come è fatto un impianto?

In un appartamento, ma anche in una villa, l’impianto dell’acqua è normalmente servito da uno o più rubinetti (o valvole) che bloccano l’afflusso dell’acqua stessa. Se la casa è piccola, il rubinetto è uno solo e quindi di facile individuazione. L’intervento è perciò rapido: basta chiudere il rubinetto centrale, e la situazione è sotto controllo. In una casa più grande le valvole di intercettazione sono più d’una; è bene, quindi, conoscere in anticipo la zona d’azione, per poterle raggiungere rapidamente in caso di necessità. Ecco come si procede: si aprono tutti i rubinetti della casa, lasciando fluire poca acqua e si comincia a chiudere, una per volta, le valvole che si presume siano preposte a comandare un determinato settore. Man mano che si chiudono, il flusso dell’acqua nei bagni o in cucina si interrompe: a questo punto si annota su un blocchetto (da conservare con cura e collocare in un cassetto a portata di mano) quali sono i comandi su cui intervenire. Le valvole di intercettazione si trovano di solito nei bagni e nelle cucine, collocate in posizione poco visibile (sotto i lavelli o gli apparecchi igienici) e sono ricoperte da una calotta a forma di mezzo uovo che si svita abbastanza agevolmente. Tolta la calotta si trova un rubinetto senza testa, cioè privo di manopole, che termina con uno stelo a sezione quadrata. La chiusura o l’apertura di questo rubinetto si può effettuare in tre modi: con una chiave fissa di misura adatta (normalmente 7-8 millimetri); con una manopola di rubinetto; con la calotta stessa che ha un foro quadrato delle medesime dimensioni dello stelo del rubinetto. Non si devono assolutamente usare pinze o chiavi a ganasce dentate perché possono rovinare lo stelo del rubinetto, che è in ottone.

Inserito nella categoria Problemi idraulici da admin in data Monday 24 September 2007 alle 10:16 am

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