Tipi di cemento

Un materiale necessario per murare, insieme naturalmente al cemento, è la rena che ci viene proposta in molte taglie e granulometrie. Quando chiediamo comunemente 1 metro cubo di rena o
ghiaino ci viene fornito della rena dalla granulometria sconosciuta ma potremmo avere i seguenti tipi di rena:

  1. Sabbia fine per intonaco
  2. Sabbia mediofine inferiore 0,5mm
  3. Sabbia grossa da 2mm—>0,5mm
  4. Ghiaino da 8—>12 mm
  5. Ghiaietto superiore 8 mm
  6. Misto per gettate

Ed i seguenti tipi di ghiaia:

  1. Ghiaia 0/15
  2. Ghiaia 0/25
  3. Ghiaino frantumato 3/6
  4. Ghiaino tondo 8/15
  5. Ghiaino tondo 15/30
  6. Ghiaione tondo 30/70
  7. Ghiaione frantumato 30/70
  8. Ghiaione tondo 30/150

Determinante per fare l’impasto necessario per murare è il cemento senza il quale non si potrebbero fare molte delle opere di alta ingegneria che possiamo ammirare nelle nostre città. Una invenzione che ha cambiato il modo e le tecniche di costruzione. La scoperta delle caratteristiche del cemento viene fatta nel XVIII secolo, quando l’inglese J. Parker ricavò dalla cottura di particolari calcari e successivamente moltissimi impasti; un materiale che presentava una notevole rapidità di presa.

Di seguito riportiamo i vari tipi di cemento:

Cemento pozzolanico. Quello che troviamo e usiamo normalmente.

Cemento alluminoso. Viene usato per applicazioni refrattarie e resiste alle alte temperature (dai 1300 ai 1600 gradi).

Cemento per sbarramenti di ritenuta. Viene usato per isolare e proteggere da allagamenti cantieri e settori di miniere.

Cemento a pronta presa. Indicato quando necessiti un fissaggio rapido di piastrelle, zanche, tasselli, tubi idraulici, inferriate o altri manufatti; inizio presa 2 minuti e fine presa entro massimo 30 minuti.

Cemento bianco. Indicato per intonaci e stucchi, stuccare rivestimenti ceramici, sigillare sanitari ecc..

Calci idrauliche. Le calci idrauliche sono calci che contengono dei componenti idraulicamente attivi; hanno questo nome
perché fanno presa a contatto con l’acqua.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 28 October 2007 alle 12:50 pm

I chiodi

I chiodi o bullette, come sono chiamati in alcune zone hanno un’ampia applicazione per la loro versatilità e facilità d’uso.
Molti sono i tipi di chiodi esistenti in commercio adatti per lavori veloci e vari. Di seguito sono rappresentati alcuni dei tipi più comunemente usati non solo per lavori in legno ma per altre applicazioni. Tanto per essere aggiornati prima di accingersi a “piantare un chiodo”.

Chiodi testa piatta in acciaio dolce. Termine non molto tecnico per indicare un acciaio dalle caratteristiche limitate in fatto di resistenza. Forse i più usati per lavori in legno o fissaggi vari.

Chiodi testa striata. Come sopra ma con testa striata. Per evitare lo scivolamento del martello sulla superfice di impatto.

Chiodi testa piccola in acciaio dolce. Per lavori più accurati in quanto avendo la testa piccola possono essere inseriti completamente nel legno ed avere quindi una superficie liscia dopo la stuccatura.

Chiodi senza testa o spilli di piccolo diametro e diverse lunghezze in acciaio “dolce” per fissare pannelli di chiusura e/o rivestimento tipo faesite compensati di piccolo spessore ecc…

Chiodi per cemento in acciaio temperato dal colore blu o nero. Possono penetrare in manufatti di cemento. Si spezzano facilmente per cui è consigliabile l’uso degli occhiali di protezione.

Chiodi per tappezzeria in acciaio dal colore blu o nero. Grazie alla sua forma penetra facilmente nel legno; sono adatti per fissare rivestimenti e tappezzerie.

Semenze in acciaio dal colore bluastro. Adatte per lavori di tappezzeria di piccole dimensioni venivano molto usate dai calzolai.

Chiodi di guarnizione. Lo dice la parola stessa, servono a rifinire un rivestimento di una poltrona o altre cose…

Caviglie in acciaio dolce. Servono per fissare al muro dei cavetti elettrici o telefonici o qualcosa di simile.

Inserito nella categoria Manutenzione da admin in data Saturday 27 October 2007 alle 4:27 pm

Gli impieghi per l’acquisto di abitazioni

I finanziamenti totali concessi alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni ammontano a 208 miliardi di euro; si concentrano soprattutto nelle aree nord-occidentali (73 miliardi) e in quelle nord-orientali (48 miliardi) e centrali (49 miliardi). Rispetto ai mutui attivi nel 1998, si constata una crescita a livello nazionale del 326,1%, incremento che appare ancora più vistoso nel Sud Italia (+410,3%). Anche le restanti macro-aree mettono comunque in evidenza incrementi pressoché simili e sempre superiori al 300%.

A livello regionale risulta essere proprio

la Calabria la zona dove, in questi ultimi otto anni, è aumentata in modo più rilevante la dimensione totale dei finanziamenti erogati (+528,1%); seguono

la Valle d’Aosta (+499,3%),

la Campania (+446,8%) e l’Abruzzo (+414%). Anche i dati provinciali confermano i trend appena descritti: gli incrementi di Vibo Valentia, Crotone e Cosenza risultano essere infatti i più rilevanti, superiori al 600%. In particolare Vibo Valentia mostra una crescita degli impieghi del 992,4%, cioè la richiesta di finanziamento per acquisto casa in tale area è oltre 10 volte quella di 8 anni fa.

Anche nell’ultimo anno il trend è apparso positivo, dato che i finanziamenti alle famiglie italiane sono cresciuti del 13,3%; sempre nel Sud si osserva l’incremento più consistente, pari al +16,4%, mentre nel nord-est lo stesso risulta abbastanza contenuto (+10,8%). Campania e Valle d’Aosta si confermano come le regioni in cui ancora adesso si stanno realizzando gli aumenti più rilevanti, pari, rispettivamente, al +19,1% e +17,0%; significativi anche i trend di Umbria (+16,9%), Sicilia (+16,7%) e Liguria (+16,6%).

A livello locale, fra le prime 10 province per incremento annuale degli impieghi in acquisto immobili, si piazzano 8 realtà del sud: tre località campane (Avellino +35,9%, Caserta +23,1% e Napoli +19,5%), tre siciliane (Agrigento +21,7%, Enna +19,2% e Palermo +18,9%) e due pugliesi (Brindisi +21,6% e Taranto +21,2%). Agli ultimi posti per crescita dei mutui si osservano le regioni del nord-est, prima fra tutte il Trentino Alto Adige (+5,9%), seguito da Friuli Venezia Giulia (+6,9%) e Veneto (+9,9%).

Testi e dati del Centro studi sintesi

Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Friday 26 October 2007 alle 10:24 am

Richieste di finanziamento per acquistare casa

Gli ultimi anni si stanno caratterizzando per una tendenza sempre più ampia da parte delle famiglie ad accedere a forme diversificate di credito al fine di soddisfare i propri bisogni, sia primari che secondari. L’indebitamento ormai sta diventando prassi comune e spesso i prestiti finiscono per accavallarsi, rendendo le famiglie sempre più indebitate. Una buona parte dei crediti vengono richiesti e quindi concessi per l’acquisto dell’abitazione, e in conseguenza della crescita esponenziale del prezzo dei fabbricati il loro utilizzo ha subito un ampliamento senza precedenti. I dati, infatti, mostrano come, dal 2000, i costi di costruzione di un fabbricato residenziale sono cresciuti in media, in Italia, del 22,3%. In alcune aree inoltre gli incrementi sono stati ancora più vistosi, e raggiungono ad esempio il +32,6% a Genova ed il +29,0% a Roma; analogamente si osservano anche città in cui la crescita, per quanto sempre viva, è risultata più contenuta, come Catanzaro (+15,9%), Bologna (+18,1%) e L’Aquila (+18,2%).I rincari sono certamente legati alla più forte predisposizione delle famiglie italiane a cercare la “casa di proprietà”, considerando ormai l’affitto come  un versamento a “fondo perduto”. La nuova mentalità e i bassi tassi di interesse che hanno caratterizzato il mercato dal 1998 in poi, hanno indubbiamente fatto crescere gli acquisti di beni immobiliari, portando però anche all’incremento dei prezzi da parte dei costruttori.

 

Sebbene i tassi di interesse appaiano sempre contenuti rispetto al passato, la tendenza degli ultimi anni sta segnalando una nuova dinamica di incremento: nel marzo 2004 il tasso di interesse per acquisto di abitazioni era al 5,11%, dopo un anno si era abbassato al 4,81%, l’ultimo dato di dicembre 2006 mostra invece un recupero al 5,5%. Questa tendenza è visibile in tutte le macro-aree del territorio nazionale, anche se bisogna sottolineare come i tassi osservabili nell’Italia Settentrionale e Centrale siano sempre inferiori a quelli di Meridione e Isole.

Testi e dati del Centro studi sintesi

Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Thursday 25 October 2007 alle 10:23 am

Le conseguenze dell’aumento del costo del denaro

La Banca Centrale Europea ha adottato una politica monetaria restrittiva che ha portato ad un importante aumento del costo del denaro in breve tempo. La prima logica conseguenza della stretta monetaria è stata la crescita del tasso di riferimento europeo, che nel corso di poco più di un anno ha subito un incremento dell’1,75%. In particolare si calcola come, nel solo anno 2006, il rincaro sia stato di oltre un punto percentuale (+1,25%). Tale dato può essere utilizzato per stimare il peso di questi incrementi all’interno del bilancio familiare, informazione particolarmente preziosa visto che le rate stanno assumendo dimensioni “sempre più insostenibili per i redditi più bassi”. In particolare uno studio di Nomisma mette in luce come nel 2006 vi sia stato un aumento del 5,1% delle famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo.

Possiamo effettuare delle stime dei rincari annuali e mensili per l’anno in corso, nel caso in cui l’aumento del costo del denaro fosse simile a quello 2006 e pari al +1,25%. I dati appaiono alquanto preoccupanti: nel territorio nazionale si prevede una crescita media annuale di 844 euro, che si tradurrebbe in un incremento mensile della rata di 70 euro. L’impatto maggiore si verificherebbe nelle regioni centrali, dove il rincaro annuale potrebbe raggiungere i 1.068 euro.

Sono 12 le province italiane in cui l’incremento dovrebbe superare i 1.000 euro nel corso dell’anno; fra queste spiccano la capitale, Roma, con un rincaro di 1.512 euro, Pescara (+1.264 euro), Firenze (+1.213 euro) e Siena (+1.206 euro). Ai lati bassi della graduatoria, al di sotto dei 500 euro di aumento si osservano 22 province italiane; da segnalare i rincari contenuti previsti per le famiglie di Potenza, Vibo Valentia (+324 euro), Frosinone (+358 euro), Reggio Calabria (+361 euro), Enna (+372 euro), Agrigento (+374 euro) e Sondrio (+388 euro).

 

 Testi e dati del Centro studi sintesi

 

I rincari delle province 1

I rincari delle province 2

Inserito nella categoria Prezzi da admin in data Wednesday 24 October 2007 alle 6:58 pm

L’imposta di registro sui contratti di locazione

Le modalità di tassazione dei contratti di locazione, ai fini dell’imposta di registro, variano a seconda della tipologia dell’immobile.

Quando si stipula un contratto di locazione per fabbricati abitativi si paga l’imposta di registro tramite il modello F23 per un importo uguale al 2 per cento del canone annuo, l’importo dovrà essere versato all’inizio di ogni anno di locazione.

Quando si stipula un contratto di locazione per beni così detti “strumentali” (uffici, studi, negozi, botteghe, depositi, magazzini sotterranei) si dovrà versare all’agenzia delle entrate un importo pari al 1 per cento del canone annuo in caso in cui il locatore sia soggetto titolare di partita IVA, in caso contrario, l’aliquota è del 2 per cento.

nel caso di locazione di fondi rustici a questi si applica un importo fisso minimo di 67 euro e uno 0,50 per cento sulle somme dei corrispettivi ottenuti a fine anno.

Nel caso di cessione, risoluzione o proroga di un contratto di locazione si dovrà versare all’agenzia delle entrate l’imposta di registro nella misura fissa di € 67,00. Se il contratto è risolto anticipatamente ed è già stato versato l’importo relativo all’intera durata, chi ha pagato, ha diritto al rimborso delle annualità successive a quella in corso; da notare che le annualità ai fini del rimborso, non sono frazionabili.

La registrazione va’ effettuata entro trenta giorni dalla data di stipula del contratto tranne per i contratti con durata inferiore per i quali non sussiste obbligo di registrazione. Gli utenti sono tenuti a conservare per 10 anni i contratti e le ricevutet fornite dall’agenzia delle entrate.

Il pagamento spetta al locatore ed al conduttore in parti uguali, salvo diversi accordi previsti nel contratto.

Nel caso in cui le parti decidano di versare in un’unica soluzione l’importo dovuto per tutti gli anni locativi previsti dal contratto, questi potranno usufruire di uno sconto sull’imposta parti alla metà del tasso di interesse legale (2,50 per cento) moltiplicato per gli anni di durata del contratto.

I codici utili alla registrazione da inserire nell’apposita casella “codice tributo” del modello F 23 sono:

107 T  imposta di registro, locazione fabbricati, intero periodo.

115 T imposta di registro, locazione fabbricati, 1° annualità

112 T imposta di registro, locazione fabbricati, anni successivi

114 T proroga locazione fabbricati

110 T imposta di registro, cessione di contratto

113 T imposta di registro, risoluzione del contratto

964 T diritti fissi (questi ultimi sono presenti in ogni tipo di registrazione e il loro importo di € 3,72 và sommato all’importo da versare a titolo di imposta di registro).

Inserito nella categoria Locazioni abitative da elettra in data Wednesday 24 October 2007 alle 6:04 pm

I finanziamenti

Il fabbisogno finanziario esprime la quantità mi mezzi monetari necessari per acquisire i fattori produttivi che consentono lo svolgimento dell’attività produttiva. La copertura del fabbisogno finanziario si realizza attraverso il ricorso a fonti di finanziamento che possono essere:

  • Con capitale di proprietà
  • Con capitale di credito

Il capitale di proprietà rappresenta il fondo iniziale dell’azienda, essendo costituito dalle risorse apportate dall’imprenditore (capitale di conferimento) e dagli utili generati dalla gestione ma non prelevati (autofinanziamento). Il capitale di proprietà:

  • E’ soggetto al rischio dell’attività aziendale ed è denominato capitale di rischio
  • Non ha remunerazione prefissata
  • E’ destinato a rimanere in azienda per un periodo di tempo illimitato

Il capitale di conferimento è costituito dai mezzi monetari apportati dal proprietario o dai soci nella fase iniziale della vita dell’impresa.

L’autofinanziamento è costituito d utili conseguiti ma non prelevati dall’imprenditore o dai soci. Esso, se non utilizzato, consente di accrescere i mezzi finanziari che rimangono a disposizione dell’azienda e garantisce all’impresa:

  • Il rafforzamento delle potenzialità finanziarie
  • La minore esigenza di contrarre debiti
  • La possibilità di affrontare il futuro andamento della gestione con maggiore tranquillità

Il capitale di credito, o di terzi, ha origine dalle possibili forme di indebitamento che l’impresa può contrarre sul mercato. I finanziamenti vengono concessi all’ azienda da soggetti a essa esterni(fornitori, banche) e sono:

  • Soggetti al rischio d’impresa, ma in misura più limitata rispetto al capitale di conferimento
  • Sono caratterizzati da una remunerazione periodica e prestabilita
  • Devono essere rimborsati alla scadenza che può essere a breve, medio o lungo termine

I finanziamenti con capitale di terzi comprendono debiti di finanziamento e debiti di funzionamento.

I debiti di finanziamento sono costituiti da tutte le forme di prestito con scadenza breve o medio-lunga che l‘impresa contrae con banche o con altri finanziatori. Sono prestiti come ad esempio mutui, prestiti obbligazionari, sovvenzioni.

I debiti di funzionamento, o di regolamento o di fornitura, sostituiscono temporaneamente il denaro nel regolamento degli scambi. Essi sorgono in relazione ad acquisti di fattori produttivi con regolamento differito.

I finanziamenti si possono distinguere in:

  • Finanziamenti interni che comprendono il capitale proveniente dall’autofinanziamento
  • I finanziamenti esterni che sono mezzi finanziari che affluiscono all’azienda da soggetti esterni; comprendono i conferimenti(capitale di conferimento) e i debiti(capitale di credito).
Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Monday 22 October 2007 alle 12:43 pm

Catasto – Pieni poteri ai comuni

Con l’approvazione del Dpcm (non ancora approvata dal Consiglio dei Ministri) i comuni avranno 90 giorni di tempo per comunicare all’agenzia del territorio le modalità con cui vogliono esercitare le funzioni catastali; entro i successivi 90 giorni dovrà essere sottoscritta la convenzione tra il comune e l’Agenzia del territorio. Il provvedimento specifica alcuni vincoli tecnici e dimensionali sulla base dell’intesa che l’Anci dovrà siglare con l’Agenzia del Territorio.

L’assunzione delle funzioni catastali sarà possibile solo per quei comuni con una popolazione non inferiore agli 80.000 abitanti. I requisiti dimensionali sono calcolati in base ad una media pesata: numero di unità immobiliari X 50 + popolazione residente X 40 + numero di particelle Catasto terreni non transitate al Catasto fabbricati X 10.

I comuni potranno optare per una delle tre aggrazioni di funzioni in base ai vari gradi di complessità.

  1. Primo livello. Consultazione della banca dati catastale unitaria nazionale con servizi di visura; certificazione degli atti catastali conservati nella banca dati; aggiornamento della banca dati dael Catasto mediante la valutazione delle richieste di variazione dei dati amministrativi.
  2. Secondo livello. Verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento del Catasto Fabbricati e del Catasto Terreni; confronto degli atti di pertinenza del comune, delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento e segnalazione degli esiti dell’Agenzia del Territorio per la definizione dell’aggiornamento del catasto fabbricati.
  3. Terzo livello. Oltre alle funzioni espresse nel secondo livello si aggiungono la definizione dell’aggiornamento della banca dati catastale sulla base di adempimenti d’ufficio.
Inserito nella categoria Novità da admin in data Sunday 21 October 2007 alle 11:27 am

Mutui ipotecari – l’iter da seguire

In questo articolo analizzeremo i punti fondamentali per richiedere un mutuo ipotecario per l’acquisto o la ristrutturazione di immobile con uso di civile abitazione.

Fase 1: Preistruttoria e raccolta documentazione

L’ambito di applicazione delle operazioni di mutuo è relativo a finanziamenti a favore di privati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di casa di abitazione.

Il promotore prende contatto con il cliente svolgendo un’attività di consulenza, di vendita e di preistruttoria, in cui avrà cura di raccogliere la seguente documentazione:

Documentazione necessaria per accedere al finanziamento

  1. Domanda di mutuo presso la banca, con allegato: fotocopia carta d’identità e codice fiscale di ciascun contraente (datata e sottoscritta dai mutuatari ed eventuali garanti).
  2. La scheda istruttoria.
  3. Consenso ai sensi della legge 196/03 (privacy) e successive modifiche ed integrazioni.
  4. Contratto di conto corrente di corrispondenza, ricordando al cliente che l’apertura è obbligatoria e che, nel caso di lavoratore dipendente, è necessario richiedere la canalizzazione degli emolumenti sul predetto conto.

Documentazione reddituale

  1. Ultima dichiarazione dei redditi, fotocopia Mod.Unico o 730 e CUD.
  2. Se lavoratore dipendente, anche le ultime tre buste paga.

Documentazione legale

  1. Certificato di stato civile libero (in originale).
  2. Estratto per riassunto dell’atto di matrimonio sia della parte mutuataria sia della parte datrice d’ipoteca (in originale).

Documentazione tecnica relativa all’immobile

  1. Rogito notarile d’acquisto se già perfezionato, ovvero compromesso d’acquisto e, se vecchia costruzione, atto originario d’acquisto del venditore.
  2. Copia della planimetria catastale N.C.E.U. ovvero, se non disponibile, della planimetria di progetto dell’immobile.

Ulteriore documentazione relativa all’immobile nel caso di Ristrutturazione e/o Costruzione

  1. Fotocopia della licenza rilasciata dal Comune.
  2. Fotocopia del computo metrico e/o preventivo complessivo di spese.
  3. Fotocopia dei disegni dell’immobile.
  4. Fotocopia delle fatture relative alla ristrutturazione e/o costruzione.

Qualora sull’immobile oggetto del finanziamento gravassero mutui preesistenti garantiti da ipoteca occorre che il promotore raccolga l’ulteriore seguente documentazione:

In caso di debito esistente

  1. Copia precedente atto di mutuo con altra Banca.
  2. Ultima quietanza pagata relativa al mutuo precedente.
  3. Entità del debito residuo.
  4. Assenso e/o impegno alla cancellazione dell’ipoteca da parte dell’altra Banca.

In caso di debito estinto

  1. Dichiarazione di debito estinto.
  2. Assenso alla cancellazione dell’ipoteca.

Relazione del Promotore

Sulla ‘Scheda Istruttoria Mutui Casa’ il promotore avrà cura di segnare il proprio nominativo nello spazio denominato ‘Proponente’. Inoltre nello spazio ‘Relazione’ dovrà inserire tutte quelle informazioni utili a meglio presentare la domanda stessa. Quale premessa nella relazione è necessario indicare come si è venuti in contatto con il Cliente (già conosciuto, indirizzato da conoscenti, indirizzato da Agenzia Immobiliare, altro). Qualora la dichiarazione reddituale presenti beni immobiliari sarà opportuno segnalare l’entità di tali beni, la loro ubicazione ed il valore.
Ciò consentirà di poter istruire la pratica con ulteriori elementi d’analisi e di gestire al meglio le deroghe delle condizioni, abbreviando i tempi di delibera.
E’ necessario, inoltre, segnalare gli ulteriori eventuali elementi relativi alla situazione attuale del richiedente quali:
- Attuale situazione abitativa (affitto, proprietà ecc.).
- Tipologia dell’appartamento e metratura.
- Canone d’affitto pagato.
- Prestiti in corso, ecc..
Si ricorda al promotore che tutta la suddetta documentazione è ASSOLUTAMENTE obbligatoria per poter istruire la pratica e, pertanto, si dovrà aver cura di raccoglierla in modo chiaro e completo. Saranno rifiutate pratiche non giustamente correlate della documentazione necessaria. Si rammenta che in nessun caso tale documentazione sarà restituita.
Per una prima valutazione della pratica si rammenta che il nostro Istituto considera fattibili le richieste che presentano un rapporto rata/reddito lordo non superiore al 25%, mentre la percentuale d’intervento sul prezzo d’acquisto dichiarato nel preliminare non potrà superare il 75%.
Si ricorda, altresì, al promotore di lasciare sempre al cliente i Fogli Informativi del prodotto mutuo con le relative condizioni.
Per quanto riguarda tutte le spese accessorie del mutuo:
(a) Le spese di istruttoria comprensive di spese di perizia (tranne Mutuo Giovani).
(b) L’imposta sostituiva.
(c) L’eventuale parcella notarile, laddove il cliente chieda espressamente di addebitarla in conto.
(d) Le spesa di perizia (per il solo caso di Mutuo Giovani).
Occorre che il promotore informi il cliente sulla necessità di accreditare adeguatamente il proprio C/C, in considerazione del fatto che esse sono addebitate direttamente sul conto al momento dell’erogazione.
Tutta la documentazione di supporto alla vendita sarà disponibile presso le Filiali ed adeguatamente aggiornata di volta in volta.

Fase 2: Accensione della pratica

Il promotore consegna tutta la documentazione alla Filiale di competenza, la quale, dopo aver verificato la presenza e la correttezza formale (completezza e congruenza dei documenti), provvederà:
a) Al censimento anagrafico del cliente/i.
b) Al controllo dei protesti, alla richiesta di prima informazione C.R. e C.R. d’importo contenuto.
c) All’apertura del rapporto di C/C.
d) A fotocopiare ed archiviare tutta la documentazione.
In questa fase ove la Filiale, nell’accensione della pratica, ravvisi fatti anomali, negativi o incompleti, avviserà tempestivamente il promotore al quale spetta il compito di chiarire e relazionare sui suddetti esiti, pena l’abbandono della pratica stessa.

Fase 3: Istruttoria della pratica

La Filiale invia, a mezzo posta interna, il plico completo della documentazione alla Funzione Crediti, che provvederà ad istruire la pratica secondo i criteri interni d’Istituto. Al promotore verrà comunicato, tramite e-mail, un giudizio di massima che può essere:
1. Di fattibilità non vincolante, in quanto non ancora deliberato dalla funzione competente.
2. Di rifiuto, ove non sussistono i requisiti di congruità previsti dalla politica della Banca.

Fase 4: Delibera – Perizia

Le pratiche con giudizio di fattibilità positivo non vincolante, e nessun’altra, sono presentate all’organo deliberante. Quest’ultimo approva o non approva le pratiche presentate esprimendo un giudizio finale incontestabile e la propria decisione.
POSITIVO: la Funzione Crediti comunica, esclusivamente tramite e-mail, l’esito completo di tutte le condizioni al Promotore Finanziario ed al suo Responsabile Territoriale, in modo che possa a sua volta avvertire il cliente. Quindi conferirà incarico al Perito di parte della Banca di effettuare la perizia sull’immobile oggetto del finanziamento. Nel contempo s’informerà il promotore del nominativo del perito per accordarsi con il proprio cliente per la data esatta del sopralluogo.
Si ricorda che per la determinazione dello spread da applicarsi al tasso del mutuo, si farà riferimento al rapporto ‘importo mutuo richiesto/valore cauzionale perizia’ e non ad altri valori.
Ove si ravvisino valori di perizia significativamente difformi dal valore presunto dichiarato la pratica può essere respinta e, nel caso, è data informazione sia al promotore che al Responsabile di Zona con opportuna relazione.
NEGATIVO: ossia di non accoglimento della pratica, la Funzione Crediti comunicherà il non accoglimento informando il promotore, il quale, a sua volta, informerà il cliente.

Fase 5: Perfezionamento – Stipula

Quando alla Funzione Crediti perverranno i seguenti documenti:
- Perizia estimativa.
- Comunicazione dell’apertura del conto corrente.
- Copia della e-mail di delibera debitamente firmata per accettazione dal/i richiedente/i.
- Dichiarazione Imposta Sostitutiva, compilata e sottoscritta sotto propria responsabilità da parte del/i richiedente/i.
- Indicazione del notaio stipulante, completa di indirizzo di posta elettronica.
- Relazione preliminare.
Verrà concordata, di comune accordo, la data di stipula ed inviata al notaio tutta la documentazione necessaria. Si ricorda che qualora la parte venditrice si configuri come Persona Giuridica, L’erogazione del finanziamento non potrà avvenire contestualmente all’atto di mutuo.
Si segnala inoltre che l’atto di mutuo, normalmente sottoscritto unitamente all’atto di compravendita, deve essere effettuato presso una Filiale della banca. Solo in casi eccezionali e dietro rimborso delle spese di trasferta della persona incaricata alla stipula, l’atto potrà essere sottoscritto presso lo studio notarile. In tale circostanza si potranno verificare comunque delle variazioni circa le modalità d’erogazione del mutuo.
Nel caso in cui il richiedente rinunci al finanziamento, bisogna comunicarlo alla Funzione Crediti tramite lettera firmata dallo stesso ed autenticata dal Promotore.
Alla Filiale dovrà essere comunicato, almeno due giorni prima la stipula, attraverso opportuno modulo di emissione assegni circolari, l’importo e la corretta intestazione degli assegni stessi.
Se il prodotto mutuo scelto dal cliente prevede l’abbinamento con la polizza premorienza questa sarà prodotta, tramite la Filiale, e consegnata per la sottoscrizione da parte del cliente. Si rammenta che si possono inserire percentuali diverse per singolo contraente, per un importo massimo di copertura di Euro 155.000.
Alla sottoscrizione del mutuo sarà prodotta, sempre dalla Filiale, la polizza ‘Multirischi’ con le caratteristiche scelte dal cliente. Per immobili il cui valore superi l’importo di Euro 400.000 non verrà sottoscritta la polizza ‘Multirischi’ ma il mutuatario dovrà sottoscrivere una polizza, con primaria compagnia d’assicurazione, della stessa durata del mutuo e con vincolo a favore del nostro Istituto.
La pratica di mutuo sarà ‘completata’ con il ricevimento da parte del Notaio rogante di tutta la documentazione chiesta inerente le copie del mutuo stesso e l’iscrizione ipotecaria con la relativa nota.

Tratto dal foglio informativo della Banca Lombarda

Inserito nella categoria Mutui e finanziamenti da admin in data Thursday 18 October 2007 alle 11:03 am

La moquette

Una posa di moquette in un ambiente grande

Si sono ricreduti anche i più diffidenti: la moquette risolve così tanti e tali problemi, e li risolve così bene, che parlare del fai da te per la posa della moquette è assolutamente indispensabile.

Capita in tutte le case di sentir dire che il pavimento del bagno andrebbe rinnovato, che la camera da letto ha un aspetto un po’ squallido, che le piastrelle della cucina sono incrinate. Tutti questi inconvenienti sono risolvibili con l’applicazione della moquette.

Di cosa abbiamo bisogno per montare la moquette nella nostra casa?

Spatola dentata. A denti fini per dare il collante su pavimenti compatti, a denti medi se il sottofondo è ruvido.

Martello per incollare. Ha una forma speciale che permette di far aderire il rivestimento lungo i bordi, a contatto delle pareti.

Rasatore. È un attrezzo a lama regolabile (secondo lo spessore della moquette) che serve per tagliare il materiale. Non è comunque indispensabile.

Coltellino a lame intercambiabili (tipo Stanley).

Altro. Riga metallica, metro avvolgibile, blocchetto di legno (serve per pressare il materiale contro il pavimento), forbici molto robuste per tagliare la moquette.

Quali i materiali necessari?

Adesivi. L’adesivo è il materiale fondamentale per la riuscita del lavoro. I collanti utilizzabili sono di cinque tipi.
Adesivi in soluzione alcolica: molto appiccicosi a umido, si induriscono con il passare del tempo. Indicati per la posa dei feltri e degli agugliati. Fortemente infiammabili hanno un acuto odore irritante. Si consiglia dì lavorare a finestre spalancate.
Adesivi in dispersione acquosa: sono particolarmente resistenti perchè mantengono sempre una certa plasticità. Utilizzano come solvente l’acqua, non sono nè ininfiammabili nè tossici. Non sono indicati sui materiali che hanno il sottofondo assorbente (per esempio quelli con sottofondo in juta); danno ottimi risultati con le moquette a fondo compatto e non assorbente.
Adesivi removibili. Formano una pellicola ben aderente ma spellabile. Si usano quando si deve rimuovere la moquette permettendo di lasciare la moquette in buon stato.
Adesivi a contatto (neoprenici). Si usano per lo più su entrambe le facce quando è necessaria una presa istantanea. Occorre comunque prestare attenzione alle istruzioni d’uso: questi tipi di adesivi sono facilmente infiammabili.
Nastri biadesivi. Sono nastri incollati su entrambe le facce e si applicano sul pavimento, lungo il perimetro della stanza o a cavallo di eventuali giunte. La posa con nastri adesivi è una via di mezzo fra la posa libera e quella a incollaggio totale.

Moquette. Questi i tipi di moquette più diffusi.
Moquette bouclée. Sono contraddistinte dal pelo a occhiello. Molto robuste, non trattengono le impronte.
Moquette velluto. Abbastanza delicate e più sensibili alle impronte. A questo gruppo appartengono quelle rasate, a pelo corto e di aspetto compatto, le saxony e le shags che hanno il pelo più lungo, con punte abbastanza separate, le frisées realizzate con filati ritorti in modo che ogni pelo è indipendente dall’altro e segue quindi una sua
direzione.
Agugliata. È un pavimento tessile non woven, cioè non tessuto, ottenuto cucendo al supporto cascami di felpa (ricorda il feltro). Il rovescio di questo materiale viene spalmato di resina e a volte anche gommato. L’agugliato è di grande resistenza, refrattario alle impronte, indicato dove si richiede la massima praticità.
Quadrotti. Alcuni tipi di moquette, come gli agugliati, si trovano anche in quadrotti nelle misure di 40×40 o 50×50 centimetri. Possono essere posati uno accostato all’altro senza bisogno del collante.
Feltro. È fatto con fibre di lana cardate compresse in strati e impregnate di speciali sostanze chimiche. Raggiunge anche lo spessore di 8 millimetri. È abbastanza delicato: si può rimediare trattandolo con procedimenti antimacchia e idrorepellenti. La moquette può durare molto, se scelta bene. È comunque ovvio che se si applica quella indicata per la camera da letto (dove il calpestio è ridotto al minimo) nell’ingresso, la durata non sarà certo la stessa. In Italia, come del resto in molti altri paesi, i produttori del settore hanno adottato un sistema di classificazione.

La scelta

I pavimenti tessili vengono prodotti in teli di varie larghezze: arrivano fino a cinque metri in modo che sia possibile ricoprire il pavimento di un locale senza fare giunte. Le moquette possono essere in pura lana vergine, contraddistinte dal noto marchio, oppure in materiale sintetico. I prodotti qualitativamente migliori sono quelli in lana: antistatici, sono difficilmente infiammabili. Le fibre sintetiche costano meno e richiedono una manutenzione meno accurata: la resistenza all’usura, la morbidezza, e i toni di colore variano secondo il tipo. Il difetto che avevano di caricarsi di elettricità statica è stato eliminato mediante speciali trattamenti.

L’applicazione

La moquette richiede un sottofondo consistente e asciutto e, naturalmente, molto ben pulito. Se si prevede l’uso di adesivi, è assolutamente necessario eliminare ogni traccia di cera o di qualsiasi prodotto lucidante. Quando la moquette va stesa su un pavimento poroso (cemento o vecchio cotto) questo va prima passato con una miscela al 10% di acqua e dell’apposita resina, da stendere a pennello (o con una scopa) e lasciata asciugare per almeno dodici ore.

Come applicare la moquette

L’incollaggio totale è il metodo forse più seguito per tutti i materiali (per i feltri e gli agugliati senza supporto è l’unico tipo di posa possibile). Attenzione alla scelta dell’adesivo: ci sono quelli che rendono il materiale irrecuperabile (perchè lo fissano definitivamente al sottofondo) e ci sono i collanti removibili, che si spellano dal sottofondo anche molto tempo dopo la posa. Un altro metodo, ma meno usato, che consente di recuperare la moquette, è l’aggraffatura perimetrale che dà un ottimo risultato soprattutto con le moquette che hanno un supporto robusto e indeformabile.
L’aggraffatura permette di insinuare uno strato di feltro fra la moquette e il sottofondo quando si vuole ottenere un migliore isolamento termoacustico. È comunque una posa abbastanza laboriosa, e anche molto costosa per gli attrezzi che richiede.
La posa libera è la più semplice: si taglia la moquette in misura e la si trattiene lungo le pareti con lo zoccolino e, in corrispondenza delle porte, con i coprisoglia. Va bene soprattutto negli ambienti che hanno dimensioni ridotte e che quindi non richiedono giunte. I migliori risultati si ottengono con le moquette dal supporto gommoso o in schiuma. L’incollaggio con nastri biadesivi si esegue applicando i nastri lungo tutto il perimetro dello spazio da coprire con la moquette e a cavallo di eventuali giunte che resteranno così praticamente invisibili oltre che ben fissate.

Accorgimenti

  1. Quando è possibile, conviene staccare lo zoccolino battiscopa dalle pareti prima di posare la moquette.

  2. Prima di tagliare la moquette, si passa sopra il palmo della mano per constatare in quale direzione tende a piegarsi la felpa (parte visibile della moquette).

  3. Il senso del pelo va rivolto verso la finestra (le impronte dei passi risulteranno meno evidenti).

  4. Se si devono accostare più teli è bene disporli in direzione della parete da cui proviene la luce (non risulteranno i giunti).

  5. Dopo aver tagliato la moquette nella misura (abbondante) del pavimento, la si lascia riposare almeno per un giorno.

  6. Gli strumenti per tagliare la moquette devono essere ben affilati: un taglio male eseguito non è mai rimediabile.

Posa per incollaggio

La si usa con qualsiasi pavimento tessile e su qualsiasi sottofondo ben sgrassato, pulito, livellato e perfettamente asciutto in modo da ottenere un’adesione perfetta e duratura. Nella scelta dell’adesivo, conviene attenersi alle marche più conosciute. Per chi fa da sé, sono preferibili i collanti facili da spatolare che abbiano un tempo di presa non troppo breve in modo che sia possibile rimediare ad eventuali errori di posizionamento. La posa della moquette non differisce granchè da un tipo all’altro. C’è solo da precisare che le moquette vengono giuntate per accostamento, mentre se si lavora con i feltri e gli agugliati i giunti vanno sovrapposti e poi rifilati.
Stabilito il numero dei teli e la loro lunghezza, si taglia dal rotolo la moquette con le forbici tenendosi abbondanti (almeno 5 centimetri lungo il perimetro); naturalmente andranno fatte le necessarie incisioni negli angoli del locale e là dove ci sono sporgenze (pilastri o altro). È bene anche, con le forbici, smussare il supporto dei bordi da unire: lo strato di felpa si congiungerà perfettamente e il giunto resterà ben mimetizzato. A questo punto è buona regola lasciar riposare la moquette per almeno dodici ore.

Passato il tempo stabilito, ogni telo va arrotolato a metà nel senso della lunghezza: sul tratto di pavimento rimasto libero si spatola l’adesivo, passando e ripassando con un movimento a ventaglio e cercando di farlo penetrare il più possibile anche nelle più piccole irregolarità del pavimento. La metà della moquette precedentemente arrotolata deve essere poi distesa prima che il collante formi una pellicola superficiale (sarà il negoziante a indicare quanto tempo aperto concede il tipo di collante scelto).
Per ottenere una buona adesione si deve premere in modo uniforme la superficie dal centro verso i bordi in modo che non rimangano bolle d’aria. I giunti perfetti si ottengono pressando bene un telo contro l’altro e poi premendo verso terra. Con le moquette che tendono a ritirarsi, è bene impiegare le pinzette stringi-giunti da lasciare finchè l’adesivo non ha completato la presa.

Applicati tutti i teli occorrenti, bisogna eliminare la moquette in avanzo lungo tutto il perimetro del locale: è un’operazione che va eseguita con il coltellino apposito dopo aver segnato, con la punta delle forbici, la linea di taglio. A questo punto, se si desidera una rifilatura davvero perfetta, si può usare il rasatore, la cui lama è regolabile secondo lo spessore della moquette. Per finire, si applica lo zoccolino battiscopa, che farà da coprifilo fra il muro e la moquette, e gli appositi coprisoglia (da avvitare o autoadesivi) che si acquistano dal ferramenta. Se la porta, applicata la moquette, fatica a ruotare, bisogna o piallarne il bordo inferiore oppure applicare una rondella metallica nei perni delle cerniere.

I giunti dei feltri e degli agugliati vanno eseguiti per sovrapposizione e successiva rifilatura: già nel tagliare i vari teli bisogna tener conto dei centimetri che andranno persi in questa operazione. Inoltre, durante la collocazione dei vari teli, nello stendere l’adesivo sul pavimento, occorre astenersi dall’applicarlo lungo una striscia di circa 10 centimetri in corrispondenza del bordo da unire al telo successivo, che andrà posato sovrapponendolo a quello precedente di qualche centimetro. Fatto aderire bene anche il secondo telo, con il coltellino e la riga metallica si tagliano con estrema precisione i due bordi sovrapposti. Poi, si scostano i lembi, si introduce l’adesivo e si riaccostano comprimendo.

Accorgimenti

  1. La moquette sulle scale si applica con un adesivo a contatto da stendere, con una spatola liscia o a denti fini, sia sul sottofondo sia sul rovescio della moquette.

  2. Per rendere più sicuri i gradini si fissano sugli spigoli i profili antiscivolo.

  3. Feltro o moquette si possono posare anche sulle pareti: si spalma la parete di adesivo, si applica il telo come se fosse tappezzeria normale, poi si fissa il bordo superiore con qualche chiodo per impedire che il telo scivoli in basso prima che la colla faccia presa. Oppure: si spalma una striscia di adesivo a contatto sia sul muro sia sul bordo superiore del telo. Trascorso il tempo di evaporazione si congiungono con cura le due parti. Ancorato così il telo, si proseguirà incollando il resto normalmente.

  4. Su pedane o gradoni si usa adesivo normale se le superfici sono piuttosto estese e adesivo a doppia spalmatura sui gradini e intorno agli spigoli.

  5. L’adesivo a doppia spalmatura è necessario anche sui pilastri in corrispondenza degli spigoli (15 centimetri per parte): in questo modo si avrà la sicurezza che il materiale rimarrà ben aderente.

  6. I giunti sugli spigoli comunque vanno sempre coperti con profili angolari.

I quadrotti

Quando si applicano i quadrotti, incollati o in posa libera, bisogna stare attenti all’andamento delle fibre (di solito è segnato sul rovescio). Non si possono quindi disporre in modo casuale, ma devono essere messi tutti nello stesso senso, oppure in posizioni alternate in modo da sfruttare il gioco della luce sulla superficie e ottenere così un effetto a scacchiera. I quadrotti possono essere posati a secco o per incollaggio; il primo procedimento è senz’altro il più semplice. Anche in questo caso conviene lasciare riposare il materiale per una giornata prima di utilizzarlo.

Posa a secco

I quadrotti, che devono avere un supporto piuttosto rigido, vengono sistemati sul pavimento senza utilizzare adesivo. Questo tipo di posa è indicato in caso di sistemazioni provvisorie, poichè è facile rimuoverli e posarli in altri locali. Un altro vantaggio è quello di poter sostituire quelli ormai logori, spostandoli sotto i mobili o in posti meno in vista. Perchè non abbiano gioco, è necessario pressarli bene l’uno contro l’altro facendo in modo di non lasciare fessure contro le pareti. Quelli che vanno accostati al muro debbono essere tagliati in misura abbondante e incastrati con forza.
Se il locale è piuttosto vasto, è bene applicare (almeno ogni tre metri) delle strisce di nastro biadesivo in modo da tener ben fermi i quadrotti. Le strisce biadesive sono consigliabili anche in quegli angoli dove i quadrotti sono stati tagliati in porzioni per seguire l’andamento del pavimento.

Posa per incollaggio

Usare un adesivo piuttosto denso da stendere a spatola (ne va scelta una a denti fini o medi, secondo la levigatezza del sottofondo). Si inizia dal centro del locale, per individuarlo con precisione si tendono due cordicelle, perpendicolari fra di loro, da una parete all’altra usando la spatola quasi in verticale e ben pressata in modo che lo strato di adesivo non sia troppo consistente (sul sottofondo si distribuirà solo l’adesivo passato attraverso la dentellatura della spatola). Si aspetta che parte del solvente evapori (il momento giusto è quando, toccando l’adesivo con le dita, queste non restano sporche), poi si appoggia il primo quadrotto all’incrocio delle cordicelle procedendo dal centro verso le pareti con andamento a piramide e stando ben attenti che i bordi combacino sempre perfettamente. Il quadrotto va posato con un movimento verticale, evitando di farlo strisciare sul pavimento altrimenti l’adesivo potrebbe poi filtrare attraverso i giunti. I quadrotti, perchè aderiscano bene, devono essere pressati con un blocchetto di legno: se qualche angolo resta sollevato, occorre metterlo sotto pressione per almeno un giorno.

Di solito la cattiva presa dipende da una pulizia iniziale non accurata. Attenzione quindi a non lasciare polvere o sporco sulla superficie prima di iniziare l’incollaggio dei quadrotti. Se succedesse un inconveniente del genere, bisogna togliere il pezzo, raschiare l’adesivo dal pavimento, pulire accuratamente e sostituire con un nuovo quadrotto di moquette.

Per tagliare i quadrotti, quando si deve seguire l’andamento del pavimento, si usa un coltellino a lame intercambiabili e ci si aiuta con una riga metallica. Questo se si devono semplicemente seguire righe diritte: per i tagli sagomati sono necessarie le forbici. Nei casi più complessi comunque è utile predisporre preventivamente una sagoma di cartone.

La Lanerossi, produttrice delle moquette Rossifloor, è iscritta al Gruppo italiano fabbricanti tappeti e moquettes. I campionari portano sul retro, oltre al marchio apposito, l’indicazione che precisa per quale uso è realizzato quel tipo di materiale. Fra i molti, vari tipi di moquette Rossifloor, sono da segnalare: Columbia, un bouclé-tweed prodotto in una gamma di quindici moderni colori. È antistatico permanente e antisporco per la particolare struttura della fibra Antron Heavy Duty. È un materiale indicato in locali dal traffico intenso, ma data l’eleganza del suo aspetto, va benissimo anche in ambienti di rappresentanza. Per la manutenzione ordinaria basta il battitappeto; la manutenzione straordinaria richiede lavaggio con schiume semi-secche. La felpa è poliammide BCF, il primo e il secondo sottofondo sono in sintetico; viene prodotta in rotoli alti quattro metri per 20, 25 metri di lunghezza come le altre moquette che segnaliamo. La posa in opera può avvenire per tensione Perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine, per incollaggio totale su sottofondo lisciato, per incollaggio perimetrale. Un’altra moquette (unica nel suo genere), è la Tintoretto: in sedici colori gradevolissimi, è adatta in ambienti di traffico forte, ma per il suo caratteristico aspetto puntinato, che la rende molto decorativa, può risolvere qualsiasi problema d’arredamento. Anche per la Tintoretto, la manutenzione giornaliera si fa con il battitappeto, quella straordinaria con schiume semi-secche. La felpa è 100% poliammide, il primo sottofondo è sintetico, il secondo espanso goffrato. La posa in opera avviene per incollaggio totale su sottofondo lisciato. Un bouclé medio grosso (tale da rientrare nella famiglia dei berberi, molto ricercati nell’arredamento rustico), è il Penelope. Antistatico permanente, è un materiale adatto a qualsiasi locale. È prodotto in quindici colori melangiati ottenuti con l’impiego di fibre (Anton III HF e Antron) che assicurano il massimo di antistaticità, resistenza allo sporco e all’usura. La manutenzione, la struttura e la posa in opera è uguale alla Tintoretto. Un velluto fine, ma resistente, è Wooltop: in pura lana vergine IWS, è prodotto in otto colori uniti ognuno dei quali porta tre varianti a piccolo disegno. È possibile quindi creare accostamenti gustosi, molto particolari. La manutenzione ordinaria e straordinaria avviene come per le altre moquette qua descritte. La felpa è in pura lana vergine, il primo sottofondo è sintetico, il secondo è juta. La posa in opera, dato il pregio del materiale, deve avvenire solo per tensione perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine. Gli esperti della Lanerossi consigliano l’intervento di un abile moquettista.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Wednesday 17 October 2007 alle 10:58 am

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