Il deumidificatore

Un deumidificatore per togliere l’umidità

Si tratta di una particolare macchina frigorifera. L’aria che entra nel Deumidificatore attraversa prima una superficie fredda quindi una calda (corrispondenti rispettivamente alla serpentina interna (evaporatore) e quella esterna (condensatore) del frigorifero domestico. Nel primo tratto l’aria si raffredda (l’umidità così cresce) e quando ha raggiunto il 100% di umidità, ovvero quando è satura, comincia a cedere acqua che viene raccolta in una vaschetta e fatta cadere in una tanica. Riusciamo così a ridurre drasticamente il contenuto di vapore acqueo dell’aria. Nel secondo tratto l’aria raggiunge una temperatura di poco superiore a quella iniziale; il risultato è quindi aria con U.R. notevolmente inferiore a quello iniziale e con minor contenuto d’acqua. Un Umidostato automatico regolabile consente di mantenere in ambiente l’umidità al livello desiderato. Un dispositivo di sicurezza arresta la macchina quando la tanica è piena d’acqua.

La differenza con il condizionatore. Viene spesso proposto un Condizionatore normale in alternativa al Deumidificatore. Anche il Condizionatore toglie l’Umidità ma, essendo nato per altri scopi, non è indicato, salvo casi particolari, per risolvere un problema d’eccesso d’Umidità. Il Condizionatore classico da finestra non è assolutamente indicato in quanto riduce il contenuto d’acqua ma, poiché abbassa la temperatura, non riduce l’umidità L’aria compie solo la prima parte del ciclo che compie nel Deumidificatore. Il discorso può avere significato per i condizionatori portatili di nuova concezione, nei quali è possibile, quando li si vuole utilizzare come Deumidificatori, mandare in ambiente l’aria calda che, normalmente, viene espulsa. In realtà anche queste macchine non sono indicate per risolvere il problema dell’Umidità in quanto:

  1. Non hanno alcun dispositivo di controllo della Umidità, a differenza del Deumidificatore, perciò Non possono funzionare in modo automatico.

  2. Il Condizionatore non è progettato per deumidificare, ma per raffrescare e per questo motivo a parità d’acqua condensata consuma molta più energia elettrica.

  3. Se la temperatura ambiente è inferiore a circa 20° C. la batteria fredda si copre di brina che impedisce il regolare funzionamento della macchina e, a lungo andare, la danneggia.

Inserito nella categoria Umidità da admin in data Tuesday 16 October 2007 alle 4:45 pm

Umidità nello scantinato

Molte abitazioni di nuova costruzione sfruttano anche lo spazio ricavato sotto il livello del suolo. In questi locali, durante il periodo di non accensione dell’impianto di riscaldamento, si verifica un fenomeno tanto più evidente quanto più è profondo l’ interramento e quanto più umida è la zona dov’è situata la casa. In estate si hanno molte ore con temperature dell’ordine di 28°-30° con Umidità Relativa (U.R.) del 50%. Il locale interrato, grazie al terreno fresco circostante, si mantiene invece a temperature inferiori (20°-23°). L’aria esterna, entrando dalle inevitabili aperture ( fessure delle finestre etc.), si raffredda incrementando così l’ U.R.

Questa può raggiungere l’ 80%-90% in ambiente ed arrivare al 100% sui muri più freddi o sui pavimenti baganando tali superfici e dando luogo al noto fenomeno delle condense. Il fenomeno diventa ancora più evidente se all’interno di questi locali si ha produzione di vapore. Una persona produce circa 100 grammi di vapore ogni ora, i panni ad asciugare producono umidità così come i ferri da stiro, le cucine etc. Un rimedio potrebbe essere quello di riscaldare gli ambienti anche d’estate ; in questo modo si ridurrebbe l’U.R. in ambiente ma non la quantità di vapore presente nell’aria. Non si ridurrebbe pertanto l’umidità delle pareti fredde e perciò le condense, le muffe etc. etc., rimarrebbero ed il leggero miglioramento ottenuto riscaldando l’aria avrebbe un costo molto elevato. Inoltre, riscaldando gli ambienti in estate, si perderebbe il beneficio tanto apprezzato della frescura dei locali interrati.

L’unica soluzione valida è il deumidificatore che abbassando l’U.R. riduce il vapore acqueo senza variare praticamente la temperatura ambiente. Il risultato è l’eliminazione radicale e rapida dei cattivi odori, delle muffe, della condensazione sulle pareti e sui pavimenti ed un miglioramento del benessere delle persone.

Nelle abitazioni con pareti che non traspirano l’umidità prodotta dalle persone, dalle cucine, dalle lavanderie, stirerie, bagni etc. resta negli ambienti andando a condensare nei punti più freddi quali pilastri, finestre, muri a nord etc.. In questo caso, poiché spalancare le finestre non è proponibile, l’unica soluzione valida è il deumidificatore.

Inserito nella categoria Umidità da admin in data Monday 15 October 2007 alle 8:01 pm

Il soppalco

Soppalco in stile moderno

Il soppalco, adibito a zona notte, può essere utilizzato laddove si ha problemi di spazio e si ha la possibilità, nei casi di soffitti di almeno 4,2 metri di altezza, di sezionare in 2 in con un’area orizzontale il volume della stanza; oltre alla praticità il soppalco rende gli ambienti particolari e li arricchisce di un fascino particolare.
La realizzazione di un soppalco è un intervanto che permette di aumentare la superfice utile dell’abitazione; per questo occorre seguire indicazioni progettuali specifiche e presentare una Dia al Comune di residenza.

Anche se si possono riscontrare delle diifferenze a seconda del Comune in cui si trova la casa di solito l’altezza minina del soppalco deve essere di 210 centimetri e la sua superfice non deve superare 1/3 della superfice totale dell’abitazione.
Se adibito alla permanenza di persone deve avere un’altezza minima di 2,10 metri, un lato completamente libero ed una balaustra alta 1,10 metri.
Il soppalco può anche avere un’altezza inferiore ai 2,10 metri ma in questo caso non è adibito alla permanenza di persone ma diventa un ripostiglio in quota che deve essere chiuso da tutti i lati.

Talvolta, per raggiungere l’altezza minima necessaria alla costruzione di un soppalco che risulti abitabile si è costretti ad abbassare il pavimento demolendo il massetto ed eseguire un nuovo scavo ricreando il nuovo isolamento ed il nuovo massetto. Di solito questo intervento è fattibile se l’abitazione si trova a piano terra e la struttura lo permette; in alcuini casi esistono situazioni che per varie ragioni impediscono questa operazione, è bene sempre prima informarsi da fonti attendibili e prestare molta attenzione alla presenza di condotti impiantistici che passano sotto il livello del pavimento.

Inserito nella categoria Arredamento da admin in data Sunday 14 October 2007 alle 11:19 am

Come tappezzare una parete

La scelta. La prima cosa di cui sincerarsi, al momento dell’acquisto, è che la tappezzeria sia lavabile. Per le altre caratteristiche è utile ricordare che esistono simboli internazionali che riportano le specifiche qualità dei vari tipi di tappezzeria. Conoscerli è chiaramente di grande aiuto. Ad esempio: il grado di resistenza alla luce è rappresentato dal sole; quello intero significa ottima resistenza; il mezzo sole significa che il prodotto, esposto a intense fonti luminose, non dà pieno affidamento, tende cioè a scolorirsi. Il grado di lavabilità è rappresentato, nel suo livello più basso, da un’onda, mentre quello massimo (detersivi abrasivi) da una spazzola sormontata da un’onda.

Preparare le pareti. Prima della posa della tappezzeria è evidentemente molto importante sincerarsi delle condizioni dei muri ed intervenire in modo opportuno, soprattutto se questi presentano tracce di umidità. La predisposizione delle pareti dipende poi dalla loro superficie, se sono cioè intonacate, dipinte, già tappezzate, oppure rivestite con piastrelle.

Muri umidi. Sui muri umidi non si possono posare le tappezzerie perchè prima o poi finiscono per scollarsi. Per tappezzare quindi muri nuovi, sempre un po’ umidi, bisogna lasciar passare qualche mese (almeno sei). Le macchie di umidità sulle vecchie murature, quando non sono provocate da tubazioni che perdono, possono essere causate da superficiale umidità di condensa o anche da acqua assorbita dal terreno (per capillarità). Nel primo caso si può applicare sul muro, prima della tappezzeria, un foglio di polistirolo espanso. Se l’umidità sale dal terreno è necessario applicare sulla parete un sottofondo a lamine metalliche con supporto in carta dopo aver scrostato le eventuali imperfezioni.

Pareti intonacate. Sono le pareti grezze, ricoperte solo da uno spessore di malta: si lavora di raschietto e poi si passa la superficie con carta vetrata a grana grossa. Se il muro non si presenta adatto ad essere tappezzato (la superficie è molto grezza), è necessario rasare a stucco l’intonaco. L’intonaco a gesso è invece liscio e va passato con carta vetrata di grana media. Prima di applicare la tappezzeria, bisogna spolverare con cura le pareti (precedentemente carteggiate) in modo che la colla tenga bene. Per completare la preparazione delle pareti, si deve dare una spennellata di fissativo a base di resine viniliche, che deve essere diluito con acqua, secondo le indicazioni riportate sulla confezione. Se l’intonaco ha una superficie decisamente poco compatta, è consigliabile un fissativo acrilico che ha potenza legante molto accentuata.

Pareti tinteggiate. Se non sono ben compatte e quindi non offrono un valido sottofondo alla colla, devono essere raschiate. Di solito vanno tolte tutte quelle pitture che si presentano poco aderenti o quelle che sfarinano. Prima di preparare le pareti, è bene quindi rendersi conto di quale trattamento hanno avuto in precedenza.

La pittura a calce, che tende a sfarinarsi, va tolta passandola con una spazzola metallica o con un raschietto, quando è necessario. Quella a tempera o a gesso e colla, che si scalfisce facilmente e, se bagnata, lascia il colore, va asportata completamente se la tappezzeria da applicare è di un certo pregio. In caso contrario basta raschiare le parti meno aderenti, rappezzare con lo stucco e passare una mano di fissativo vinilico o acrilico. L’idropittura lavabile è di solito ben aderente e compatta e costituisce un buon sottofondo alla tappezzeria. Naturalmente i muri vanno sgrassati e lavati prima dell’applicazione. La vernice a smalto, la cementite o pitture di questo tipo non vanno bene come sottofondo perchè non assorbono la colla. Bisogna quindi carteggiare con carta vetrata media, lavare con acqua e soda (non più di 50 grammi in un litro d’acqua) e sciacquare molto bene. Si applica poi una carta-fodera oppure si esegue una rasatura a stucco.

Pareti tappezzate. Se la vecchia tappezzeria è in ordine, può benissimo fare da sottofondo a quella nuova. Gli eventuali strappi devono essere accuratamente stuccati e poi carteggiati con carta vetrata fine. Le bolle, invece, vanno incise con un taglio a croce e i quattro lembi riattaccati con cura. I rivestimenti vinilici non sono adatti come sottofondo poichè la loro superficie è impermeabile. Quindi, o si toglie la pellicola vinilica cercando di strapparla dall’alto, o si rimuove del tutto la tappezzeria sottostante. Il vecchio rivestimento va tolto non solo quando è in cattive condizioni e quindi non può fare da sottofondo, ma anche quando è stato applicato su un’altra tappezzeria, oppure è già stato tinteggiato. Per togliere la vecchia tappezzeria può essere sufficiente impregnarla d’acqua calda, ma il lavoro riesce più facile usando gli appositi prodotti emollienti.

Pareti piastrellate. È possibile tappezzarle: naturalmente richiedono un’accurata preparazione. Dopo aver lavato la superficie con acqua e soda per togliere ogni traccia di grasso, le si passa con un apposito prodotto che facilita la presa della rasatura a stucco, che deve essere passato su tutta la superficie e non solo riempire le fessure fra una piastrella e l’altra. Per ottenere un buon risultato si può applicare una carta fodera prima della tappezzeria.

Accorgimenti

  1. Si inizia a tappezzare partendo dallo stipite di una porta o di una finestra dopo aver controllato con il filo a piombo che il punto d partenza sia perfettamente verticale; se non lo è, bisogna tracciare una linea verticale di riferimento (utilizzando il filo a piombo) distante dallo stipite due o tre centimetri meno della larghezza dei teli: se il telo è alto 50 centimetri, la traccia va segnata a 47-48 centimetri dallo stipite.

  2. La posa, di solito, va fatta a giunti accostati (soprattutto se la tappezzeria è consistente).
  3. Se la tappezzeria è molto leggera, meglio sovrapporre i giunti di qualche millimetro.
  4. I giunti vanno sempre sovrapposti negli angoli fra le pareti.
  5. Non vanno fatti tagli sugli spigoli di eventuali sporgenze, perchè le giunte potrebbero aprirsi facilmente.

Preparare i teli. Dopo aver preso le opportune misure, si stende la tappezzeria sul tavolo da lavoro (facendo attenzione che il diritto sia rivolto verso l’alto) e si segna il punto da cui iniziare il taglio, lasciando un margine di 5-10 centimetri. Si piega poi il parato nel punto tracciato, facendo ben combaciare i bordi in modo da avere un taglio preciso e soprattutto diritto. Questo nel caso di una tappezzeria a tinta unita. Se è a disegni di tipo geometrico il raccordo fra i motivi si ottiene sovrapponendo il telo successivo (senza tagliarlo) a quello già applicato in modo che i disegni coincidano (tappezzeria a
rapporto pari). Quando invece la tappezzeria è a motivi sfalsati (ad esempio fiori e motivi ornamentali) il secondo telo va tagliato seguendo le indicazioni che sono riportate sul rovescio della tappezzeria. Si parla in questo caso di tappezzeria a rapporto dispari.
Prima di iniziare a incollare, bisogna aver pronti tutti i teli e gli spezzoni (sovraporte, sottofinestre) tagliati in misura; per riconoscerli è necessario riportare sul rovescio un numero progressivo. A questo punto bisogna spianare i teli arrotolandoli leggermente in senso inverso, con il rovescio verso l’alto, e sovrapporli secondo la numerazione programmata.
La colla va stesa direttamente sul muro o sul rovescio dei teli in base al tipo di tappezzeria. Il primo sistema è consigliabile per carta fodera, tappezzerie molto sottili oppure tessuti resinati che assorbono facilmente la colla e si macerano in fretta. Se la tappezzeria ha un’altezza standard (53 centimetri) e media consistenza, si applica utilizzando una pennellessa abbastanza morbida. La colla va stesa uniformemente e in misura abbondante partendo dal centro verso i bordi e incrociando le pennellate in modo da non lasciare zone asciutte (è importante quindi lavorare controluce in modo da poter controllare meglio l’uniformità dello strato di colla). A questo punto si ripiegano i bordi del telo senza marcare la piega (retro contro retro), in modo da poterlo maneggiare con facilità al momento dell’applicazione al muro. Se la tappezzeria ha un’altezza superiore a quella standard, e quindi diventa difficile maneggiare i teli già incollati, è meglio applicare direttamente la colla sulle pareti. Si procede stendendola verticalmente a strisce che superino abbondantemente la larghezza del telo, usando un pennello largo oppure il rullo.

Accorgimenti

  1. Le carte sottili e i tessuti devono essere applicati entro pochi minuti dall’incollaggio.

  2. Le tappezzerie di consistenza media richiedono una macerazione di circa un quarto d’ora, perciò per sveltire il lavoro è meglio preparare i teli uno dopo l’altro.
  3. I materiali spessi devono riposare per un periodo più lungo; si stende poi una seconda mano di colla e si applicano immediatamente.
  4. Il negoziante consiglierà i tempi di riposo secondo la tappezzeria che si è acquistata.
  5. La colla va stesa sia sul muro sia sul telo soltanto nell’applicazione delle tappezzerie metallizzate, che non vanno piegate per non rovinare la superficie (in questo caso è consigliabile lavorare in coppia).

La posa dei teli. Tenendo il telo in doppio sul braccio, si svolge delicatamente la metà superiore, la si accosta alla parete reggendo il bordo risvoltato con tutte e due le mani e si lascia, in alto, un margine di qualche centimetro. Quando il telo è nella giusta posizione (controllare l’allineamento laterale) lo si fa aderire premendolo al centro con le mani. Via via si stende anche la parte inferiore operando nello stesso modo. Per togliere eventuali rigonfiamenti si usa, secondo il materiale che si sta applicando, la spazzola, la spatola o il rullo che vanno passati dall’alto verso il basso e, a lisca di pesce, dal centro verso i bordi. Se è necessario eliminare qualche piega, si stacca delicatamente il telo partendo dal basso.
Una volta applicato il telo alla parete, si rifilano le eccedenze nell’angolo in alto, fra parete e soffitto, e in basso, contro lo zoccolino. Per farlo è sufficiente passare leggermente le forbici sulla tappezzeria, staccare un poco il bordo e tagliare in modo preciso. Quindi si preme bene la parte perchè aderisca perfettamente. Nel caso di tappezzerie lisce o compatte i bordi vanno ripassati con un rullino di plastica senza premere troppo per non far uscire la colla: per i rivestimenti vinilici bisogna invece usare una pressione maggiore e, infine, per quelli in tessuto è necessario usare l’apposito rullino zigrinato. Sulle tappezzerie in rilievo e su quelle facilmente deformabili non si usa mai il rullino, ma si passano delicatamente le dita, con una leggera pressione. Dovendo tappezzare il soffitto, è bene disporre i teli partendo dalle finestre, in modo che la luce non metta in evidenza eventuali giunti. Se la tappezzeria è a grandi disegni (geometrici o no) bisogna fare attenzione a mantenere una continuità armoniosa fra soffitto e pareti.

Accorgimenti

  1. Applicati tre o quattro teli è bene verificare con il filo a piombo se sono perfettamente verticali: eventualmente, si può rimediare sovrapponendo leggermente i teli.

  2. Negli angoli delle pareti si applica una striscia di tappezzeria tagliata in misura e risvoltata di almeno un centimetro per parte.

  3. Se gli interruttori e le prese non sono stati smontati si rifilerà con cura la tappezzeria lungo i contorni; in caso contrario si applica la tappezzeria, ritagliando poi quel tanto che basta per lasciare passare i cavetti.

  4. Usando la carta metallizzata fare attenzione che non venga in alcun modo a contatto coi cavetti elettrici.

  5. I radiatori vanno abilmente aggirati e la parte di muro in vista va ricoperta, pazientemente, cercando di fare meno giunte possibili.

  6. La tappezzeria va fatta passare al di sotto delle tubature a vista; se non è possibile, è meglio rifilarla piuttosto che coprire i tubi con il telo.

Tappezzeria preincollata. Ha la colla già applicata così che basta solo inumidirla per poterla posare. Offre quindi evidenti vantaggi rispetto agli altri tipi di tappezzeria. Si procede nel seguente modo. Dopo aver tagliato in misura i teli e averli numerati, si prende il primo, lo si arrotola in modo non molto stretto (iniziando dal bordo superiore), con il rovescio della tappezzeria rivolto verso l’esterno. A questo punto si immerge il telo nell’apposita vaschetta, riempita per tre quarti d’acqua, dove deve rimanere per tre-quattro minuti, secondo la consistenza del materiale. Si svolge poi lentamente (tenendo con le mani il bordo superiore) e lo si applica nella posizione prestabilita, lasciando sgocciolare l’acqua di troppo. Il fissaggio definitivo viene fatto con una spugna che va passata con cura procedendo dal centro verso l’esterno. Per eventuali ritocchi bisogna passare un sottile strato di colla sulla parete, prima di posare il telo.

I quadrotti. Possono essere in sughero, materiale plastico o feltro. Sono venduti in scatole, ognuna delle quali ne contiene un numero sufficiente per ricoprire un metro quadrato di superficie e misurano 30 centimetri di lato. La posa in opera è piuttosto semplice. Dopo aver preparato le pareti, come per la posa delle altre tappezzerie, si stende l’adesivo a contatto sia sul retro del quadrotto sia sul tratto di parete dove deve essere applicato. Dopo qualche secondo, quando la colla diventa appiccicosa e non aderisce più alle dita, si può posare il materiale. Attenzione a posizionarlo correttamente perchè poi non è più possibile spostarlo. Per eventuali rifiniture si usa un coltellino ben affilato e una riga metallica. Negli angoli e negli spigoli, dove la rifinitura può essere un pop approssimativa, è consigliabile applicare un listellino di legno che copra le imperfezioni. I quadrotti in legno sono disponibili anche autoadesivi.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Friday 12 October 2007 alle 9:58 am

Materiali per tappezzare

Se si è deciso di tappezzare le pareti dobbiamo avere disponibili i materiali necessari per compiere questa operazione e riuscire senza troppi problemi a capire come tappezzare. Di seguito riportiamo quelli essenziali.

La colla. Le più usate sono sostanzialmente tre.
All’amido di riso. È la più vecchia colla da tappezziere, si prepara in fretta e, una volta applicata, è molto adesiva e di lunga durata. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: va usata solo da chi non è principiante perché può causare qualche inconveniente, come gobbe, se non la si tira uniformemente, o macchie indelebili. È in pasta (normale o forte) da diluire in acqua tiepida al momento dell’uso.
A base di metilcellulosa. È in polvere (venduta in scatole) da sciogliere in acqua fredda. Poichè è meno aderente della colla d’amido offre la possibilità di spostare facilmente teli già incollati nel caso siano stati posizionati in modo sbagliato. Se si macchia la tappezzeria con questo tipo di colla, è possibile pulirla con una spugna leggermente imbevuta d’acqua. La polvere va sciolta versandola a pioggia in un secchio contenente l’acqua necessaria e mescolando continuamente. Ottenuto l’impasto lo si lascia riposare un paio d’ore: prima dell’uso lo si rimescola filtrandolo per eliminare eventuali grumi. Il dosaggio acqua-colla dipende dal tipo di tappezzeria che si deve applicare: con una tappezzeria in carta leggera, ad esempio, l’impasto deve essere piuttosto fluido, mentre un materiale consistente richiede un impasto più denso, magari miscelato con un po’ di colla vinilica che ne migliora l’adesività. In commercio si trova la miscela già pronta con additivi funghicidi e antimuffa.
Adesivi sintetici speciali. Sono indispensabili quando si devono applicare materiali di un certo tipo come pvc unito a tessuto, nylon con supporto in carta, poliuretano espanso o polistirolo. Dato che gli adesivi sintetici speciali sono insensibili all’acqua, vengono preferibilmente impiegati per tappezzare bagni e cucine dove ovviamente vi è sempre un certo tasso di umidità.

Stucco. Sia su legno sia su intonaco, lo stucco a base di cellulosa e polveri minerali ha un’ottima aderenza. È venduto pronto per l’uso, ma volendo renderlo più morbido, lo si può impastare con un po’ d’acqua o un poco della stessa colla che verrà usata per applicare la tappezzeria.

Fissativo. Se la parete è porosa o poco compatta, il fissativo è indispensabile per rendere omogenea la superficie (lo si stende a pennello). Si può usare lo stesso collante (un po’ diluito, naturalmente) che si impiega per attaccare la tappezzeria, oppure si acquista uno di quei prodotti a base di resine viniliche o acriliche che agisce sulla superficie come un vero e proprio legante.

Emolliente. È un liquido che viene usato per aiutare il distacco delle vecchie tappezzerie. Si spalma con il pennello la superficie della tappezzeria: il liquido, arrivando al collante, ne provoca il distacco.

Rivestimenti di fondo. Sono indispensabili quando i muri presentano inconvenienti che li rendono poco adatti a ricevere direttamente la tappezzeria. In commercio se ne trovano diversi tipi, che vanno scelti secondo la parete e secondo la tappezzeria che deve essere applicata. Esistono sottofondi impermeabili che isolano la tappezzeria dall’umidità: possono essere in lamine metalliche (alluminio o piombo) accoppiate con uno strato di carta, oppure in polistirolo espanso più adatte in presenza di umidità di condensa.

Accorgimenti

  1. Perchè la tappezzeria aderisca bene alle pareti, bisogna che queste siano asciutte e pulite.

  2. Le piccole crepe, dopo un’accurata raschiatura, vanno stuccate. Lo stucco, quando è ben secco, deve essere passato con carta vetrata e poi spolverato. Per le fessure profonde o per quelle causate da eventuali assestamenti, lo stucco non basta: bisogna applicare sulla stuccatura fresca l’apposito nastro in garza di vetro che riduce il rischio di nuove spaccature.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Thursday 11 October 2007 alle 10:48 am

Tappezzare le pareti

Rivestire le pareti in carta, in tessuto o in altri materiali non è così difficile come può sembrare: naturalmente bisogna seguire delle regole precise, come in tutti i lavori, anche i più semplici. La tappezzeria si sceglie per più di un motivo: semplicemente perchè piace, perchè il muro ha qualche imperfezione che occorre nascondere, perchè certe tappezzerie particolari sono anche fonoassorbenti, cioè spengono in parte il rumore. Inoltre le carte da parati hanno tali e tante varianti e offrono così tante possibilità di scelta e danno così sorprendenti risultati, che vale la pena di mettersi nella condizione di saper fare il tappezziere e di avere i materiali per tappezzare a propria disposizione.

Attrezzi necessari

Rifornirsi del necessario per tappezzare non rappresenta una grande spesa, ma naturalmente l’attrezzatura varia a seconda del materiale che si sceglie. Innanzitutto è necessario procurarsi un piano d’appoggio abbastanza ampio su cui poter stendere i teli. Esistono degli appositi tavoli pieghevoli a cavalletti (è possibile noleggiarli) larghi da 60 a 70 centimetri e lunghi per lo più tre metri. Sono alti normalmente circa un metro, cosa che permette di lavorare comodamente in piedi. Si può ricorrere comunque ad altre soluzioni, utilizzando ad esempio un tavolo comune, o anche due tavoli accostati, la cui lunghezza sia almeno di due metri. Per quanto riguarda gli altri attrezzi bisogna distinguere fra quelli che servono per la fase di preparazione e quelli specifici per applicare la carta. Cominciamo con i primi.

Raschietto. Serve per pulire le eventuali fessure prima di stuccarle. È di forma triangolare.
Spatola. A lama flessibile per stuccare; a lama dura per togliere la vecchia tappezzeria.
Spugna. Necessaria per lavare la superficie e per bagnare la vecchia tappezzeria prima di toglierla. Preferibile il tipo sintetico.
Pennello. Di dimensioni piuttosto grandi, è usato per spolverare le pareti o per dare una mano di fissativo.
Taglierino. È un attrezzo formato da una rotaia da fissare al bordo del tavolo e da una lama scorrevole: facilita il lavoro di taglio dei teli, ma, essendo piuttosto costoso, conviene acquistarlo solo se si lavora su tappezzerie dove è necessario eliminare i margini laterali.
Altro. Cacciavite, tenaglia, secchio per preparare la colla, colino per filtrarla, forbici per tagliare i teli, coltello a lame intercambiabili per rifilature, riga metallica da usare come guida.
 

Per applicare la carta occorrono invece altri attrezzi

Tapezier boy. È un attrezzo che permette di tenere il telo della tappezzeria con una mano sola, mentre con l’altra si cura il perfetto accostamento al telo già applicato. Il tapezier boy, o aiuto tappezziere, è una pinza con linguette elastiche che tiene stretto il bordo superiore del telo.
Spazzola da tappezziere. Serve quando si applicano tappezzerie di tipo soffice che non vanno troppo pressate nella messa in opera.
Spatola. Utile per applicare tappezzerie viniliche o metallizzate che aderiscono solo se ben pressate sul muro. È consigliabile il tipo trasparente.
Rullo. Di gomma pesante, è indicato per l’applicazione delle tappezzerie che richiedono una pressione media per aderire al muro.
Rullini pressagiunti. Sono usati per ottenere giunti perfetti tra un telo e l’altro. Ne esistono di diversi tipi, a seconda della tappezzeria utilizzata.

Accorgimenti da seguire

  1. Prima di acquistare la tappezzeria bisogna sapere esattamente le misure del rotolo, l’altezza del locale in cui la tappezzeria va applicata, la lunghezza delle pareti, comprese le sporgenze e le rientranze.

  2. Dal conto vanno dedotte le aperture, ma non quelle di piccole dimensioni.

  3. Per sapere quanti teli di tappezzeria si possono ricavare da un rotolo, si divide la lunghezza del rotolo per l’altezza delle pareti (la misura deve essere tenuta abbondante, quindi se le pareti sono alte tre metri, si calcola come se fosseroalte tre metri e cinque centimetri).

  4. Per sapere quanti teli di tappezzeria occorrono si divide la lunghezza delle pareti per l’altezza del rotolo.

  5. Il numero dei rotoli che bisogna acquistare lo si ricava dividendo il numero dei teli che occorrono per il numero dei teli che si ottengono da un rotolo.

  6. Gli avanzi dei rotoli si utilizzano per i tratti di parete molto ridotti (ad esempio, quelli sopra le porte).

  7. Se le tappezzerie sono a disegni, che devono combaciare orizzontalmente fra di loro, c’è maggiore scarto e quindi occorre calcolare almeno un rotolo in più (a volte anche un paio).

  8. I rotoli di tappezzeria portano un numero che distingue la partita. È importante che tutta la tappezzeria appartenga alla stessa partita per evitare possibili varianti di colore.

  9. Commesso l’errore (acquistando rotoli di partite diverse) si rimedia così: la tappezzeria in variante più chiara si applica nelle zone lontane dalla finestra;ogni parete deve essere coperta, fino allo spigolo o all’angolo, con tappezzeria della stessa partita.

Inserito nella categoria Tappezzare da admin in data Wednesday 10 October 2007 alle 11:00 am

Costruire il cavalletto

Un semplice cavalletto in legno

Indicato per attrezzare un tavolo d’emergenza (ne occorrono ovviamente due), è abbastanza facile da costruire. Occorrono dodici liste di abete (oppure pioppo o pino) spesse un paio di centimetri e larghe 10. Otto di queste liste devono essere lunghe 75 centimetri (altezza del tavolo) le altre quattro, invece, 40 centimetri. Servono inoltre: sega, viti di ottone, cacciavite, succhiello, due lunghe cerniere ad angolo, quattro cerniere a compasso in ottone da mettere nella parte bassa dei cavalletti per tenerli aperti e fissati. Usando poi due liste, una lunga e una corta, si realizzano delle strutture a U, praticando in corrispondenza degli incroci delle liste un incastro a mortasa-tenone e fissandoli con della colla. Una volta pronte le quattro strutture si uniscono, a due a due, nella parte alta (cioè quella chiusa) con una cerniera ad angolo lunga almeno 40 centimetri. Così facendo le estremità superiori del cavalletto sono assemblate: non resta ora che applicare sulla parte opposta, a circa 25-30 centimetri (distanza calcolata da terra) le quattro cerniere a compasso in ottone, la cui funzione è quella di tenere aperti i cavalletti e poterli piegare quando non servono. Il legno si può quindi rifinire, carteggiandolo e verniciandolo secondo le esigenze. Sono così pronte due solide gambe su cui posare un ripiano e creare così un tavolo delle dimensioni desiderate.

Inserito nella categoria Lavorare il legno da admin in data Tuesday 9 October 2007 alle 10:07 am

Costruire uno scaffale

Una mensola realizzata in legno

Uno scaffale (o mensola) costituito da due montanti in compensato multistrato spessi un paio di centimetri e profondi dai 20 ai 40 (l’altezza e la larghezza della scanalatura può variare rispettivamente dai 100 a 200 cm e dai 60 agli 80) e da un numero di ripiani proporzionale all’altezza. Dapprima si tagliano i montanti (se non si sono già acquistati in misura), i ripiani (vale lo stesso discorso), e gli eventuali listelli su cui applicarli. A questo punto si decide come deve essere lo scaffale. Ecco due soluzioni.

  • Scaffale a tre ripiani fissi. Dopo aver predisposto i montanti (o piantane) e i ripiani, si suddividono i primi in tre parti uguali, segnando delle linee con la matita sulla faccia dei montanti che rimane rivolta verso l’interno, e badando che corrispondano alla perfezione su entrambe le piantane, altrimenti i ripiani possono rimanere storti. Si incolla poi la costa di un ripiano e la corrispondente porzione di montante; si avvicinano, tenendo il ripiano verticale e posandovi sopra il montante in posizione orizzontale, e si fissano con delle viti incassate. Queste vanno introdotte dall’esterno del Montante ed essere abbastanza lunghe in modo da poter abbracciare lo spessore di quest’ultimo e almeno tre centimetri di ripiano. Lo stesso tipo di giunzione si può effettuare con delle spine tonde. Naturalmente, per inserire le viti o le spine, occorre fare prima dei fori di invito prima con un punteruolo, poi con un trapano. La parte in cui si trovano le viti o le spine, va mascherata con un po’ di stucco e levigata in modo che dopo la verniciatura o lucidatura non si noti alcuna imperfezione. Nello stesso modo si applicano gli altri ripiani.
  • Scaffale a ripiani mobili. Può essere di lunghezza superiore al precedente (due metri e più). In tal caso i montanti vanno collegati alla sommità e alla base (a 5 cm da terra) con due ripiani fissi e giunzione a biette o a mortasa-tenone. Successivamente si suddividono i montanti in parti uguali o irregolari, a seconda della distanza che si vuol dare ai ripiani, e si fissano in corrispondenza dei listelli di sostegno, mediante colla e viti di ottone. Assemblato lo scaffale, questo va fissato alla parete con squadrette di metallo a L e tasselli di gomma. La scanalatura può essere progettata a giorno, cioè senza parete di fondo, oppure chiusa con un pannello di compensato (da 3-4 millimetri) che va fissato con colla e viti nella parte posteriore. Da ultimo, si inseriscono i ripiani.
Inserito nella categoria Lavorare il legno da admin in data Monday 8 October 2007 alle 10:17 am

Piccole costruzioni in legno

Dopo aver acquisito un po’ di esperienza e di confidenza con il legno, arriva il momento in cui viene voglia di creare qualche oggetto con le proprie mani. In genere si comincia con costruzioni semplici, come scaffali, tavolinetti, telai o cavalletti, per passare via via a lavori più impegnativi. La prima fase di qualunque costruzione è quella delle giunzioni, di cui si è parlato nel capitolo precedente. Una volta ultimato questo lavoro si può passare alla messa in opera iniziando con la costruzione più facile, quella del telaio.

Telaio. È l’elemento base per realizzare anche dei mobili. Ne esistono due tipi.

  • Telaio a incastri semplici. È composto da quattro listelli e da un traversino, quando i lati più lunghi superano il metro. Il materiale più adatto per realizzarlo è il faggio evaporato, che si trova in commercio in liste di varie sezioni, è facile da lavorare e non si deforma. All’estremità dei quattro listelli si praticano incastri d’angolo, poi si incollano e si fissano (per rendere la struttura più solida) con due spine tonde, del diametro di 7-8 millimetri, per ogni incastro. Per inserire il traversino centrale (necessario solo se il telaio è lungo oltre il metro) bisogna praticare due tacche e farlo combaciare, dopo aver incollato le due parti delle tacche. Il telaio, a questo punto, è pronto per l’uso.

  • Telaio chiodato. È più facile da costruire rispetto al tipo precedente, ma meno robusto, anche perchè, lavorando con i chiodi bisogna usare un legno dolce, come l’abete o il pioppo. Per questo telaio, i listelli vanno sagomati con un taglio obliquo che formi un angolo di 45° e lo stesso sistema adottato per le cornici e per il quale è utile usare l’apposito tagliacornici che serve a guidare esattamente la lama della sega, durante il taglio (mantenendola, nello stesso tempo, perfettamente verticale e quindi in posizione corretta). I quattro angoli del telaio si congiungono mediante speciali chiodi multipli che si possono acquistare nei negozi specializzati e in quelli di ferramenta ben forniti. Per dare maggiore solidità al telaio si applica un traversino obliquo, tagliato alle due stremità a punta di freccia e di lunghezza corrispondente alla distanza tra due angoli opposti. Anche il traversino viene fissato con i chiodi multipli. Come si è detto, il meccanismo per la costruzione di questo telaio è lo stesso usato per le cornici, i cui angoli vanno tagliati a 45°. Naturalmente per le cornici si usa legno di tutt’altro tipo, più duro, e la giunzione tra i listelli si realizza con colla e spine tonde (una per angolo) disposte obliquamente.

Inserito nella categoria Lavorare il legno da admin in data Sunday 7 October 2007 alle 2:53 pm

Gli attrezzi per lavorare il Legno

Il tavolo da lavoro.
Il tavolo da lavoro è proprio ciò che indica la parola, formato da un piano di acciaio o legno sorretto da quattro zampe belle robuste e solide che possono sorreggere materiali pesanti e che possono supportare lavori di martello, raspa, sega, trapano o scalpello. In molti casi sul tavolo da lavoro sono presenti delle morse (a ganasce o scorrevoli) utili per il bloccaggio dei pezzi da lavorare; in alcuni casi i tavoli hanno anche un piano mobile utile per l’avanzamento del pezzo di legno da lavorare, mentre la macchina elettrica che lo lavora (trapano, sega, fresatrice) rimane fissa su uno speciale supporto.Per tagliare.

Per tagliare.
Uno degli strumenti più utili e più diffusi per tagliarlo è la sega; esistono diversi tipi di seghe che differiscono dal tipo di lama (più o meno grande) e dal tipo di dentatura che va scelta a seconda del taglio da effettuare.

  • Sega a Telaio. La sua lama è lunga e sottile che è tenut in tensione da una piccola corda fissata nella parte alta dell’intelaiatura.
  • Segaccio. Ha una lama a forma di trapezio ed una robusta impugnatura ed è utilizzata per tagli dritti anche su pezzi abbastanza spessi. Essendo la lama abbastanza larga di spessore non è consigliata per tagli curvi.
  • Sega a dorso. E’ tenuta in tenzione da un manico ad U sul dorso dell’arnese, ha una lama abbastanza sottile ed una dentatura poco pronunciata; queste caratteristiche la rendono molto utilizzata per tagliare pezzi non troppo spessi come cornici per quadri.

Ci sono altri tipi di seghe ma quest’ultime vengono utilizzate solo in ambito professionale e non le tratteremo in questo articolo. L’utilizzo della sega ha un’ottima riuscita se la lama non viene intaccata e non presenta tracce di ruggine. Nel caso di una sega vecchia con la lama usurata è possibile ripristinarla mettendola in una morsa e strofinandola con una lima opportuna.

Per forare.
Se l’attrezzatura comprende un trapano elettrico basta munirsi di punte adatte per il legno, che sono diverse da quelle che si usano per forare il muro. Buoni risultati, comunque si ottengono anche con piccoli attrezzi manuali che, anche se sono un po’ più faticosi da usare, assicurano tuttavia un’ottima riuscita del lavoro.

  • Succhiello. Formato da una punta ad elica che viene fatta ruotare ad alte velocità riesce a forare il legno sia in direzione parallela o trasversale rispetto alle venature del legno; utilizzato in special modo per piccoli fori.
  • Trapano a manovella. E’ caratterizzato da una punta a forma di elica che se fatta ruotare a grandi velocità riesce a forare il legno senza troppe difficoltà; riesce a fare fori di varie dimensioni a seconda della punta che deve essere appositamente per forare il legno.
  • Girabecchino. Conosciuto anche con il nome di trampano a collo d’oca è forse il più utilizzato perchè riesce a forare elementi di legno di vario spessore e con fori di varie dimensioni.

Per levigare.
Il pezzo di legno appena tagliato può avere la superficie ruvida, che deve essere quindi levigata. Per far ciò occorre la pialla che abbia una lama ben affilata. Ne esistono tipi di varia grandezza e di materiale differente.

  • Pialla. La più classica ha il corpo in legno e le altre parti in acciaio. Ma ci sono anche pialle tutte metalliche. La lama, inserita nel blocco di legno o di metallo, deve sporgere da questo da uno o due decimi di millimetro, se si devono piallare legni duri; da due a tre decimi per legni teneri. La sua posizione è regolabile con una vite che la blocca nel posto giusto. Secondo il tipo di lavoro e le dimensioni del pezzo di legno da trattare, si usano pialle diverse; se la superficie è grande occorre un piallone, con ferro largo, che serve per sgrossare il legno: questa fase va seguita sempre da un lavoro di rifinitura. La pialla di medie dimensioni (quella classica) serve per rifinire e livellare alla perfezione qualunque superficie. La pialla metallica serve, invece, per superfici ridotte, come bordi o coste di assi.
    Per una accurata piallatura bisogna impugnare lo strumento saldamente con la mano destra e farlo scorrere, accompagnato dalla mano sinistra, sempre nel senso delle fibre, altrimenti la lama si inceppa e si rischia di scheggiare il legno. Il movimento del braccio deve essere ritmico e regolare: nella corsa di ritorno è consigliabile esercitare una pressione più lieve. È bene inoltre che la superficie da piallare sia sempre perfettamente orizzontale; anche quando si deve lavorare su una costa, si deve assicurare il legno con una morsa in modo che la costa resti orizzontale. Inoltre, quando si deve piallare un asse di testa, è buona norma fissare un altro pezzo di legno accanto a quello in lavorazione (con un morsetto), in modo che i margini di questo vengano annullati evitando così possibili scheggiature.

Per intagliare.
Lavorare il legno presuppone che si debbano praticare degli intagli, per inserire eventuali cerniere o serrature o per preparare delle unioni a incastro. Gli intagli vanno fatti con uno scalpello o una sgorbia.

  • Scalpello. È uno strumento composto da un manico in legno e una lama molto tagliente in acciaio temperato. Questa va appoggiata obliquamente (o perpendicolarmente) sul legno tenendo l’attrezzo con la mano sinistra, mentre con la destra si maneggia un martello (o un mazzuolo di legno) picchiandolo sull’estremità superiore del manico. Lo scalpello si può anche impugnare con le due mani, premendolo sul legno e asportandone piccoli frammenti. È importante che durante il lavoro il pezzo di legno sia saldamente fissato al tavolo con dei morsetti, perchè se si sposta, o se lo scalpello scappa di mano, si corre il rischio di farsi male seriamente. Bisogna fare la massima attenzione nel maneggiare questo attrezzo e non tenerlo mai rivolto con la lama verso il corpo: basta un falso movimento per trasformare lo scalpello in un’arma molto pericolosa.
  • Sgorbia. È un piccolo scalpello con lama sagomata a sezione curva, che serve per fare scanalature e raccordi curvi. A differenza dello scalpello, questo attrezzo non si percuote sul legno col martello, ma con colpetti leggeri dati con il palmo della mano. Bisogna usarlo con delicatezza, cercando sempre di seguire la direzione delle fibre. Per iniziare un lavoro di scalpello, si deve innanzitutto segnare con la matita da falegname i contorni dell’intaglio da fare, poi dare dei colpetti col martello, asportando piccoli pezzi di legno per volta. In tal modo si praticano tanti minuscoli intagli sulla zona da asportare e, successivamente, si ricomincia da capo, posizionando lo scalpello in senso perpendicolare alle intaccature già fatte. Bisogna poi procedere con colpetti leggeri, fino ad arrivare alla profondità desiderata.

Per lisciare.
Quando occorre smussare angoli, levigare margini scheggiati e preparare la superficie del legno a una successiva lisciatura, occorre utilizzare in genere raspe e lime.

  • Raspa. È costituita da una striscia di acciaio che, da un lato, termina con una coda (da inserire eventualmente in un manico) e dall’altro, con una estremità appuntita o mozzata. La superficie della raspa (su entrambe le facce) è resa abrasiva da una serie di tagli paralleli (ottenuti con il bulino) che producono dei denti allineati e più o meno sporgenti e fitti. Secondo il lavoro da eseguire si usano tipi diversi di raspe; ad esempio, per smussare angoli o rifinire intagli serve una raspa piatta; per livellare smussature del legno una raspa mezzotonda; e infine, per allargare o rifinire fori (praticati in precedenza con il trapano) una raspa a coda di topo.
  • Lima. Si utilizza per rifiniture accurate. Anche questo attrezzo, come la raspa, ha la superficie abrasiva, ma più piatta (ricorda la pelle del pesce) ottenuta con tagli paralleli incrociati che producono un numero di punte sottilissime e di numero variabile. Esistono lime che hanno sei punte per centimetro quadrato e altre che arrivano fino a seicento. Il numero delle punte per centimetro quadrato, determina il tipo di levigatura che si vuol ottenere. Ci sono molti tipi di lime (rettangoli, mezzotondo, a coda di rospo, triangolari) da usare secondo il tipo di lavoro in corso. La lima va passata sul legno seguendo il senso delle fibre, dopo aver saldamente fissato il pezzo in una morsa. L’attrezzo si impugna con la mano destra, e lo si strofina sul legno, tenendolo orizzontalmente al corpo e guidandolo con la mano sinistra che impugna la punta. La pressione deve essere uniforme e leggera.

Altro.
Oltre agli attrezzi precedentemente elencati, non devono assolutamente mancarne altri di uso più generico che, comunque, fanno già parte di solito dell’attrezzatura di pronto intervento presente in ogni casa.

Strumenti per misurare e tracciare. Sono il metro snodabile e il metro a nastro d’acciaio, avvolgibile in una custodia, che permette di misurare anche spazi angusti. Inoltre, la tipica matita da falegname a sezione ovoidale per tracciare sul legno l’andamento dei tagli da praticare; il righello metallico, che serve da guida alla matita, e una squadra da falegname di tipo fisso o regolabile.

Martello. È meglio averne due di peso differente (200 e 500 grammi) secondo l’occorrenza. È ovvio che quello leggero è riservato a lavori più delicati. Alcuni martelli hanno la parte opposta alla testa a forma biforcuta e sono utilissimi per estrarre facilmente i chiodi. È sufficiente infilare la forcella sotto la capocchia del chiodo e fare leva con il manico del martello.

Cacciachiodi. È un punteruolo con l’estremità inferiore incavata e serve per ribattere i chiodi e farli penetrare completamente nel legno quando non devono vedersi (è opportuno ricoprirli successivamente con un po’ di stucco).

Cacciavite. Ne sono necessari, anzi indispensabili, almeno tre o quattro di misure diverse, per poterli adattare alle teste delle viti da serrare (se il cacciavite è troppo grosso non entra nel filetto della vite, se è troppo piccolo non fa presa). Uno di questi cacciavite dovrebbe avere la testa a croce, cioè con la lama a doppio taglio incrociato. Molto pratico anche il cacciavite automatico la cui lama ruota muovendo il manico avanti e indietro.

Spatola. È una lama di acciaio flessibile con o senza manico e serve per livellare con lo stucco le imperfezioni del legno. Ne esistono di diverse misure che variano da 2 a 12 cm di larghezza.

Carta vetrata. È indispensabile per ogni lavoro di falegnameria e si acquista in fogli sul cui retro è segnato un numero che indica la grana. Quest’ultima è tanto più fine quanto più piccoli e numerosi sono i frammenti di vetro attaccati alla superficie. La carta vetrata serve per levigare stuccature, predisporre il legno alla verniciatura o alla lucidatura. In genere si comincia il lavoro con carta a grana grossa per finire con quella più sottile, man mano che la superficie trattata diventa più liscia. Per fare un buon lavoro occorre esercitare una pressione costante e avvolgere la carta su un pezzo di legno o altro materiale ad angoli smussati, di dimensioni abbastanza piccole per essere maneggiato agevolmente.

Morsetto a vite. Serve per tenere ben serrati i pezzi da incollare o limare.

Morsa portatile. Si usa quando non si dispone di un banco con morsa predisposta e deve essere fissata al piano di lavoro con gli appositi morsetti. È utilissima per tutti quei lavori nei quali occorre tenere ben stretti fra loro i diversi elementi.

Trapano. È certamente il più diffuso e il più eclettico fra gli strumenti elettrici necessari per il fai da te. Nato come strumento per forare, si è poi trasformato in un cuore motore al quale possono essere collegati vari accessori per gli usi più disparati: punte per forare, con diametro da 3 a 30 millimetri; frese, cioè punte di diversa conformazione per realizzare scanalature e profili; dischi abrasivi per raschiare e levigare; svasatori per allargare fori già eseguiti; sega a tazza per praticare fori da 20 a 100 millimetri; sega circolare per tagliare assi e pannelli spessi fino a 4 centimetri. Secondo il materiale è necessario usare lame a diverse dentature; piallatrice, dotata di lame robuste montate su un cilindro rotante. Si usa come la vecchia pialla a mano, solo con molta meno fatica. È però un pò più difficile da manovrare e richiede un minimo di esperienza (che si acquista ovviamente su pezzi di legno campione, prima di effettuare un lavoro più impegnativo), levigatrice orbitale o a nastro, utilissima per rendere il legno perfettamente liscio prima di lucidarlo o verniciarlo. Serve anche per togliere vecchi strati di vernice e incrostazioni di vario tipo. Esistono poi molti altri pezzi accessori che tuttavia non sono indispensabili per una attrezzatura di base.

Accorgimenti

L’uso di qualunque strumento, sia manuale sia elettrico, richiede sempre una certa attenzione. Se può capitare di farsi male piantando semplicemente un chiodo, è facile immaginare come l’uso di un trapano elettrico, dotato di punte acuminate o lame taglienti che girano ad alta velocità, possa essere ancora più pericoloso, se non si adottano particolari precauzioni.

  1. È buona norma lavorare in ambienti ben illuminati e con pavimenti non sdrucciolevoli.
  2. Prestare particolare attenzione a che gli accessori del trapano siano perfettamente collegati alla base motore.
  3. Evitare di lavorare indossando indumenti larghi o cravatte che possono impigliarsi nei meccanismi.
  4. Tenere lontani i bambini mentre si fa uso del trapano.
  5. Evitare di lavorare con le mani bagnate e controllare che spina e cavo siano sempre in buono stato.
  6. Staccare lapparecchio dalla presa di corrente prima di smontare i diversi accessori.
Inserito nella categoria Lavorare il legno da admin in data Saturday 6 October 2007 alle 12:12 pm

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