Andamento del mercato immobiliare nel 2009
Dopo anni di impennata, che hanno visto i prezzi delle case raggiungere cifre al metro quadro stratosferiche, si prevede per il 2009 una grande frenata.
Complice di questa rimodulazione sicuramente il rincaro dei mutui: la scarsa disponibilità da parte delle banche a erogare prestiti ad interesse sia fisso che variabile ha reso ulteriormente difficile l’acquisto della casa in assenza di ingenti fondi economici, di conseguenza la diminuzione della domanda immobiliare porterà di sicuro i prezzi degli immobili (ad uso abitativo) ad una flessione. Se il mercato si sgonfia, l’offerta si adegua: gli appartamenti di nuova costruzione, che sono passati da poco meno di 193 mila nel 1999 al picco di 336 mila quest’anno (per un valore di 40,5 miliardi).
Ma come sempre, ad incidere sull’andamento del mercato immobiliare non è soltanto un fattore, bensì una moltitudine di cause economico/ambientali, prima tra tutte il ridimensionamento dei nuclei familiari. La fascia di popolazione con età compresa tra i 30 e i 39 anni, quella che in Italia esprime la maggiore propensione alla creazione di nuove famiglie e alla ricerca di una casa, è in diminuzione: dopo essere passata da 8 milioni nel 1991 a 9,5 milioni del 2002, scenderà a 7 milioni nel 2016.
L’attuale diminuzione dei componenti della famiglia media ha portato la domanda immobiliare a ridimensionare la richiesta di lotti abitativi di elevate dimensioni, a favore di piccoli appartamenti, monolocali e villette bifamiliari. Stabile è sempre la domanda degli immigrati, che già oggi rappresentano il 13 per cento del mercato immobiliare italiano, e che in prospettiva peseranno sempre di più: se nel 2006 le presenze straniere erano a quota 3,8 milioni (il 7 per cento della popolazione italiana) nei prossimi dieci anni arriveranno a 7 milioni, nel 2006 solo 300 mila di loro vivevano in una casa di proprietà mentre 2 milioni e 200 mila pagavano un affitto.
L’andamento attuale di domanda ed offerta immobiliare mostra anche un altro fattore da non sottovalutare: l’aumento della richiesta di appartamenti in zone periferiche a sfavore di zone centrali. Questo fenomeno è generato non solo da un desiderio di miglioramento dello stile di vita, ma anche dall’impressionante aumento dei prezzi che subiscono un ulteriore balzo nelle zone centrali e di maggiore espansione commerciale.
In controtendenza alla diminuzione di acquirenti di immobili ad uso abitativo, cresce l’interesse per la speculazione immobiliare focalizzata su esercizi pubblici ed immobili ad uso ufficio o deposito. L’imminente calo dei prezzi, che ha colpito particolarmente tutti i lotti non abitativi, ha portato le entità commerciali ad un adeguamento economico tale da renderle accessibili come investimento, in attesa della ripresa del mercato al fine di trarne non pochi profitti.
Nonostante tutto la domanda resta comunque stabile: il 51% per la prima casa, il 28% per la sostituzione, il 9% per la seconda casa ad uso vacanziero ed il 12% come investimento. Oggi, in periodo non proprio positivo di congiuntura economica, gli immobili risultano ancora un investimento conveniente rispetto ad altri settori del mercato. Non bisogna mai dimenticare , quando si parla di mattone, la regola major del mercato immobiliare: il suo andamento è una linea sinusoidale composta da picchi massimi e minimi ricorrenti, quindi quello che può sembrare un investimento sfortunato attuale potrebbe diventare una rendita florida in un prossimo futuro.
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