Costruire con il legno

Una costruzione di un giocattolo in legno

Portati a termine tutti i lavori indicati nelle pagine precedenti, e cioè la preparazione dei pezzi di legno, la rifinitura, la verniciatura e così via, non resta ora che mettere insieme l’oggetto che si deve costruire. Ma come? I pezzi di legno si prestano ad essere incollati, inchiodati, avvitati, incastrati tra loro. Si tratta di decidere quale sistema scegliere, in rapporto al peso che la struttura deve sostenere, alle caratteristiche che si desidera darle, e anche alla esperienza.
La giunzione mediante chiodi è la meno consigliabile, perchè i chiodi non hanno una buona tenuta (nettamente inferiore a quella delle viti) e tendono a sfilarsi dal legno. Si usa in genere per lavori provvisori.
Le viti danno migliori risultati, in quanto oltre ad assicurare giunzioni abbastanza solide, consentono, in caso di necessità, un veloce smontaggio dei pezzi. L’incollaggio è adatto di solito per pezzi di piccole dimensioni: spesso, tuttavia, è usato insieme ad altri sistemi. Il metodo di giunzione ideale è comunque quello dell’incastro. Dopo questa breve premessa è utile esaminare le diverse possibilità, non senza aver suggerito prima di tutto di controllare attentamente le varie parti. A questo punto prima di assemblarle tra loro, è necessario accostarle (senza attaccarle) e assicurarsi così che tutti i pezzi combacino.

  • Inchiodare. Anche se questo sistema è stato sconsigliato, è utile sapere come procedere in caso si decida di utilizzarlo per lavori modesti o per strutture nascoste. Si usano in genere chiodi in acciaio dolce a testa piatta, se la giunzione non ha problemi di eleganza; a testa conica o persa quando la chiodatura non deve essere visibile. Le misure più usate sono quelle comprese tra i 20 e i 50 millimetri. Piantare un chiodo nel legno è abbastanza facile; tuttavia, bisogna seguire alcune piccole regole assai importanti per ottenere un buon risultato. È innanzitutto necessario avere un martello adatto al tipo di chiodi da piantare, facendo attenzione che la testa sia ben fissata al manico (in caso contrario i colpi non possono avere la necessaria efficacia); lo si impugna quasi all’estremità del manico e si vibrano dei colpi facendo in modo che sia il polso sia il gomito seguano movimenti elastici. I colpi devono avere una direzione perpendicolare al chiodo ed essere inizialmente leggeri, fino a quando il chiodo è penetrato nel legno quanto basta per stare attaccato da solo mentre all’inizio dell’operazione va tenuto fermo con l’indice e il pollice della mano sinistra. Poi si aumenta l’intensità dei colpi, finchè il chiodo è penetrato completamente nel legno. Per chi è alle prime armi, è consigliabile tenere fissato il chiodo all’asse con una piccola pinza, oppure di infilarlo all’estremità di un pezzetto di cartone che lo tenga in posizione. Non appena il chiodo è penetrato per metà si può togliere il cartone, strappandolo con leggerezza. Se il chiodo si piega, è meglio estrarlo e sostituirlo con un altro, piuttosto che tentare di raddrizzarlo con dei colpetti che possono rovinare la superficie del legno. Nell’unire due pezzi di differente spessore è opportuno che quello più sottile sia inchiodato sopra a quello più grosso, facendo in modo che il chiodo penetri nel secondo quasi completamente, dopo aver attraversato il primo strato. A tale scopo si consiglia di sovrapporre i due pezzi e poi di controllare, posando il chiodo accanto alle due coste sovrapposte, che la sua lunghezza abbracci entrambi i pezzi. Per lavori grezzi, dove si bada più alla solidità che all’estetica, è bene usare addirittura chiodi più lunghi dello spessore complessivo del legno: questi vanno poi ribattuti con il martello in direzione trasversale alle fibre, in modo che rientrino nel legno. Se invece la chiodatura deve essere invisibile bisogna ribattere i chiodi con un cacciachiodi, in modo da farli penetrare nel legno di almeno uno o due millimetri. I piccoli fori rimasti vanno poi livellati con dello stucco. Un ultimo consiglio: è bene evitare di usare chiodi troppo grossi che possano fendere il legno; meglio chiodi più piccoli piantati non troppo ravvicinati e a distanza sfalsata (infatti una chiodatura allineata può provocare una fessurazione delle fibre).
  • Avvitare. L’uso delle viti offre notevoli vantaggi; innanzitutto si possono facilmente levare e staccare così i pezzi in caso di necessità. In secondo luogo, la filettatura delle viti si ancora saldamente alle fibre del legno e permette quindi un assemblaggio molto robusto. Sono invece da sconsigliare per i pannelli in truciolare, perchè troppo teneri e friabili. Esistono parecchi tipi di viti da legno; a testa piatta o bombata, in acciaio dolce. Hanno misure varianti tra i 15 e i 50 millimetri di lunghezza. Per applicare una vite, si consiglia di praticare un piccolo foro di invito, profondo circa la metà della lunghezza della vite, usando un punteruolo (in caso di legni teneri o di basso spessore) oppure un succhiello o un trapano con punta molto sottile. Una volta praticato il foro si inserisce la vite e si comincia a ruotarla con un cacciavite di misura adatta al taglio che si trova sulla testa della vite. Il cacciavite deve essere impugnato saldamente sull’estremità del manico, facendolo poggiare sul palmo della mano destra mentre, con la sinistra, si mantiene la lama in posizione corretta facendo in modo che possa ruotare tra le dita appena socchiuse. Se la vite fatica ad entrare, meglio non insistere, ma piuttosto estrarla, strofinare la parte filettata con un po’ di sapone asciutto, e poi rimetterla in sede. Se questo accorgimento non basta, occorre allargare leggermente il foro di invito. Qualora si debbano applicare delle viti che, a lavoro ultimato, devono risultare invisibili, bisogna allargare con uno svasatore o una punta di diametro elicoidale, la parte superiore del foro di invito, facendo penetrare la vite quanto basta perchè al di sopra della testa resti un piccolo incavo che va poi mascherato con dello stucco.
  • Incollare. Si usano colle viniliche; sono di consistenza lattiginosa, costituite da minutissime particelle di resine sintetiche disperse in acqua. Vanno spalmate con il pennello e, una volta asciutte, non lasciano tracce perchè diventano trasparenti. Se la colla è troppo densa la si può allungare con un po’ d’acqua. Questo tipo di collante è adatto per legni destinati ad ambienti chiusi, mentre per quelli che devono rimanere esposti all’aria e all’umidità, è consigliabile usare collanti per esterno. Tali prodotti, però, per dare dei buoni risultati, devono essere mescolati con gli appositi indurenti che si acquistano a parte: il composto che si ricava va utilizzato entro breve tempo. L’incollaggio che si ottiene è robusto, resistente sia all’acqua sia al calore. Esistono poi gli adesivi a contatto, piuttosto densi, che vanno spalmati con una spatola su entrambe le parti da incollare e lasciati asciugare per 15-20 minuti prima di effettuare la giunzione. Bisogna fare ben attenzione in questa fase perchè, una volta attaccati i due pezzi, è
    difficile rimuoverli poiché la presa è istantanea e quindi la giunzione, se non perfetta, può risultare irregolare. Prima di attaccare due superfici bisogna ripulirle perfettamente da qualunque residuo di polvere, segatura o grasso; la colla va stesa in uno strato uniforme ma sottile, con un pennello o una spatola, secondo che le parti da unire siano piccole o grandi. Effettuato l’incollaggio, in alcuni casi, è necessario serrare i pezzi in una morsa, interponendo uno spessore di protezione in legno o cartone. Bisogna sempre attendere che la colla sia perfettamente asciugata prima di esercitare una qualunque pressione sui pezzi attaccati.
  • Preparare gli incastri. Si è detto che per congiungere pezzi di legno si possono usare colla, chiodi (solo in pochi casi) e viti; ma, per un lavoro più accurato, fatto a regola d’arte, i migliori sistemi di giunzione sono senza dubbio gli incastri. Ne esistono parecchi tipi: ecco riportati i più comuni e diffusi utilizzati quando si vuole costruire un’anta, una porta, uno scaffale, un mobiletto, uno sgabello e così via.
    Incastro semplice di testa (o d’angolo). È il più facile da eseguire e si usa per unire due listelli a novanta gradi. Occorrono, per realizzarlo, un seghetto corto a dorso rinforzato e a denti piccoli oppure una sega a lama tesa e telaio in legno, una squadra, uno scalpello ed eventualmente un trapano. Prima di tutto si eseguono, con una matita, le tracce sui listelli, poi si inizia a tagliare con il seghetto o la sega. Perchè il lavoro risulti preciso, è bene fissare il listello in una morsa. Si rifiniscono poi i tagli con uno scalpello e, successivamente, con carta vetrata a grana grossa. Si sovrappongono quindi i listelli tagliati, si cospargono di colla le due parti da attaccare e si serrano in un morsetto. La giunzione va rinforzata inserendo due viti da legno a testa svasata, lunghe poco meno dello spessore del listello. Per introdurre le viti bisogna praticare un foro d’invito prima che la colla abbia fatto presa. Per ottenere una giunzione altrettanto resistente, si possono fissare i listelli con due spine tonde, (biette), ricavate da tondini di legno duro (si trova in commercio nei diametri di 6-8 millimetri). Per inserire le spine bisogna praticare, nei due listelli congiunti, dei fori di diametro leggermente inferiore di qualche decimo di millimetro a quello del tondino, in modo che le spine penetrino, forzandole, con l’aiuto di un mazzuolo o di un martelletto.
    Incastro a tacca. Piuttosto comune, serve sempre per congiungere listelli. Ecco come si realizza: con una matita si traccia su uno dei listelli il disegno della tacca, che deve avere le stesse dimensioni del listello da inserire. Poi si segnano quattro o cinque linee, parallele alle prime, e a distanza regolare. Lungo tali linee si praticano una serie di tagli con la sega e si lavora di scalpello, tenendo quest’ultimo leggermente obliquo e cominciando a lavorare lungo la linea di destra. Lo scalpello deve penetrare fino a un paio di millimetri sopra la linea inferiore della tacca. Dopo aver asportato tutta la sezione di legno compresa tra le linee esterne tracciate all’inizio, si lavora di raspa per raggiungere la larghezza e profondità stabilite. Nella tacca praticata si fa quindi penetrare il secondo listello, perfettamente combaciante. È importante che tra i due elementi dell’incastro l’intercapedine sia il più ridotta possibile, altrimenti l’incastro risulta debole. A tale scopo, i due pezzi da far combaciare devono essere all’inizio non accoppiabili: si rendono tali solo successivamente, lavorando di raspa e carta vetrata, con molta cura. Solo così si può essere certi di ottenere un incastro perfetto e di grande resistenza.
    Incastro a mortasa-tenone (femmina e maschio). Si usa sia per unire due listelli a 90 gradi, sia per realizzare una unione a T. La sedia da cucina, ad esempio, ha le mortase nei due elementi verticali che fanno da gambe posteriori (e reggono lo schienale) e nelle due gambe anteriori, mentre i quattro listelli che formano il sedile portano alle estremità un tenone. La mortasa non è altro che una cavità (in genere a fondo cieco) che si ottiene con due lavorazioni. Per prima cosa si tracciano le linee di larghezza e profondità, poi si pratica una serie di fori con il trapano (girabecchino o elettrico) provvisto di punta da legno di diametro quasi uguale a quello della mortasa. Una volta eseguiti i fori si ottiene una mortasa con i bordi interni muniti di una serie di cuspidi che devono essere eliminati con scalpello e mazzuolo: le pareti della mortasa vanno poi rifinite con la raspa. Conviene fare prima la mortasa del tenone perchè, se lo spessore della cavità risulta leggermente più grande del previsto, è più facile adattarvi il tenone, realizzandolo un poco più spesso, in modo da farlo combaciare perfettamente. Il tenone (ovvero il maschio) si ottiene segnando sul pezzo da incastrare le linee corrispondenti alla profondità e alla larghezza della mortasa; poi con la sega si praticano su due lati i tagli necessari a ridurre lo spessore del tenone a quello della mortasa e successivamente, sempre con la sega si asportano i blocchetti laterali, così da creare una striscia di legno perfettamente corrispondente alla mortasa. Questa porzione di legno va poi rifinita con la raspa. Si applica la colla sulle due parti dell’incastro e si fanno combaciare introducendo il tenone che, come tutti gli incastri, deve penetrare con una leggera forzatura e l’aiuto di un mazzuolo. Per rendere ancora più solido l’incastro si può bloccarlo con delle spine tonde, come spiegato per l’incastro ad angolo. Una giunzione a mortasa-tenone può sopportare anche pesi rilevanti.

Tra i molti altri incastri si ricorda anche quello a coda di rondine, usato in genere nell’industria, ma soprattutto nell’artigianato d’epoca; contrariamente a quanto si possa pensare è uno dei più complessi e per realizzarlo occorre una attrezzatura specifica e piuttosto varia.

Un pensiero riguardo “Costruire con il legno

  • 16 agosto 2009 in 17:39
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    salve, io devo attaccare 4 pannelli di multistrato perchè sto costruendo una cassa acustica. volevo attaccarli con gli spinotti e la colla, mi hanno detto che non è molto consigliato usare le viti per costruire casse acustiche..volevo sapere se questo sistema è buono e nel caso quale colla utilizzare, anche perchè l’interno della cassa nelle piccole fessure deve essere sigillato con una colla molto dura in modo tale da creare una struttura quanto più ermetica possibile..grazie

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