Tremonti: la prima casa resta detassata

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti«Abbiamo detassato la prima casa e resta detassata». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a margine del Workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio, facendo un bilancio dei primi cento giorni di governo.
«Non mi sembra che nel rapporto con gli italiani sia finita la luna di miele. In ogni caso noi puntiamo a fare le nozze d’argento», ha sottolineato. «Cinque anni – ha continuato il ministro – sono lunghi e faremo di più: tutto quello che ci siamo impegnati a fare. Alla fine ci saranno stati cambiamenti strutturali positivi – assicura – il nostro Paese sarà più forte e più forte di altri». Tremonti spiega che «il Pil di molti paesi è gonfiato dagli immobili e dalla finanza, il nostro è basato solo sulla manifattura. Nei prossimi anni – assicura – assisteremo al declino del settore immobiliare e finanziario a beneficio del nostro Paese, che ha la seconda manifattura d’Europa».
Nei primi cento giorni di governo «abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo fare», spiega. «Abbiamo detassato la prima casa, che resta detassata – afferma Tremonti – abbiamo detassato gli straordinari, e sarà confermato, abbiamo sistemato i mutui, e speriamo che vada bene con le banche. Abbiamo pulito e messo a posto Napoli e pensiamo di aver messo a posto l’Alitalia».
E sull’Ici polemizza il leader del Pd, Walter Veltroni: «Si parla di federalismo ma nel frattempo si toglie ai comuni l’unico strumento a loro disposizione di prelievo fiscale. Se ci sono risorse disponibili, piuttosto che intervenire sull’Ici sarebbe più utile metterle a sostegno di salari e stipendi per i redditi bassi».

Da Cernobbio, il ministro Tremonti lancia anche la proposta di costituire una Cassa depositi e prestiti a livello europeo per investire in infrastrutture ed energia. «La Banca Europea degli Investimenti – propone il ministro – potrebbe diventare una Cassa depositi e prestiti europea, potrebbe anche diventare un fondo sovrano europeo». Poi boccia l’ipotesi di agganciare i salari all’inflazione. «Diciamo no al deficismo e a idee come la scala mobile – precisa – sono idee distruttive e il conto lo pagherebbero i più deboli».

Fonte: Quotidiano Il Firenze dell’8 Settembre 2008, articolo di Agata Biondini

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