Tipi di muratura

Un bellissimo muro con grandi pietre

Il muro da erigere deve risultare il più possibile verticale: a questo scopo è necessario eseguire qualche operazione preliminare.

Se si lavora all’esterno, bisogna stendere sulla superficie della fondazione uno strato di malta segnando, col taglio della cazzuola, lo spessore del muro. Il primo corso della muratura serve così da riferimento. Per essere certi che si procede regolarmente in verticale (il filo a piombo lo si usa successivamente, quando la muratura ha raggiunto almeno i 40 centimetri d’altezza) si usa tendere fra due picchetti una cordicella, a una certa altezza da terra, sull’allineamento del muro da costruire. Meglio ancora se si tendono due cordicelle parallele distanti fra loro quanto è lo spessore del muro che si costruisce. Le operazioni di tracciamento all’interno di un ambiente sono invece diverse. Se si deve erigere un tramezzo in un locale, la sua posizione va segnata sul pavimento e sulle pareti nel punto in cui dovrà congiungersi. Per fare questo basta la matita da muratore guidata da una staggia ben diritta. Aiutandosi con una squadra si stabilisce l’allineamento sul pavimento che deve risultare perpendicolare alle pareti. Meglio tracciare le due rette parallele che determinano lo spessore del tramezzo. Le tracce a pavimento si trasportano sulle pareti con l’aiuto di un livello. Durante la costruzione del tramezzo, la sistemazione dei mattoni risulta più facile se, in prossimità delle pareti, si sistemano due listoni di legno ben diritti trattenuti a pressione tra il pavimento e il soffitto.

Muratura a secco. Si esegue accostando semplicemente pietre di forma irregolare, sovrapponendole senza legarle con la malta. Il muro a secco ha resistenza e solidità limitata: è quindi da scegliere solo per bassi muretti di recinzione o piccoli muri di sostegno per il contenimento di terrapieni. Per costruire un muro a secco basta una martellina con un lato a penna tagliente per potere, all’occorrenza, regolarizzare le pietre in modo da avvicinarle meglio le une alle altre. Si inizia eseguendo lo scavo fino a raggiungere uno strato abbastanza compatto di terreno (il piano di posa va tenuto leggermente inclinato verso il terrapieno) e si traccia poi sul terreno l’allineamento del fronte esterno del muro (che deve avere uno spessore minimo misurato dal fianco del terrapieno, di 50 centimetri). Si posano quindi le pietre sul fronte, utilizzando quelle più grosse e regolari. Altre pietre, sempre scelte fra le più grosse a disposizione, vanno allineate contro il terrapieno. Per riempire lo spazio rimasto vuoto fra le due file di pietre, si usa pietrame più piccolo, scelto con cura perchè resti bene assestato. Al primo strato di pietre se ne sovrappone un altro, sempre con lo stesso sistema, e così di seguito. Bisogna fare attenzione che ogni pezzo risulti sfalsato rispetto a quelli laterali e sovrastanti in modo che la muratura proceda ben legata.

Muratura in pietrarame e malta. Si realizza come la muratura a secco, utilizzando in più la malta per cementare le pietre. Poichè questo tipo di muro è molto più resistente si possono impiegare pietre più piccole e il muro può raggiungere anche una notevole altezza. Se il muro che si vuole costruire non è in zona umida, si può usare malta di calce aerea per cementare fra loro le pietre: altrimenti si adopera la malta cementizia. Attenzione a non lasciare spazi troppo ampi fra una pietra e l’altra poichè possono indebolire la muratura. Per riempire gli spazi vuoti non si devono usare diverse pietre piccole, ma una sola pietra, che si adatti abbastanza bene. Anche in questo caso, le pietre vanno sistemate a giunti sfalsati, badando che la malta le ricopra completamente in modo da non lasciare nessuno spazio.

Muratura in mattoni pieni. L’esecuzione è semplice e rapida. Considerando il peso del mattone (2 chili e mezzo) questo tipo di muro è utilizzato per realizzare solo strutture solide e portanti e non pareti divisorie.
I muri in mattoni pieni possono essere costruiti collocando i mattoni sia di costa sia di piatto: dipende dallo spessore che si vuole ottenere. Il mattone messo di costa (o a coltello) dà un muro dello spessore di 5 centimetri e mezzo (non può quindi avere caratteristiche portanti); il mattone messo di piatto, cioè appoggiato sulla faccia più larga, dà un muro di 12 centimetri (muro da una testa) o da 25 centimetri (due teste). Naturalmente si possono ottenere spessori maggiori, accostando più file di mattoni. Le malte che si usano per questo tipo di muratura sono la bastarda o la cementizia; servono poi, il secchio e la cazzuola per la malta, il martello e lo scalpello (oppure la martellina) per tagliare i mattoni. Sono anche necessari i soliti strumenti per le misurazioni, i tracciamenti e i controlli; cioè metro, filo a piombo, livello, staggia, cordicella. Le operazioni fondamentali sono le stesse sia per una parete sottile sia per una di un certo spessore. I mattoni vanno prima bagnati, meglio se lasciati nell’acqua per qualche ora. Il primo corso di mattoni deve poggiare su un abbondante strato di malta: i mattoni vanno bene pressati con la mano e battuti con il manico della cazzuola, in modo che la malta penetri anche nei giunti verticali.
Verificato il perfetto allineamento dei mattoni, la loro verticalità e la distanza fra di essi, che deve essere di circa un centimetro, si lascia consolidare per qualche minuto e si passa poi a stendere un altro strato di malta sopra al quale si posa il secondo corso di mattoni. I giunti verticali devono risultare sfalsati rispetto a quelli del primo corso, cioè ogni mattone deve esser posato a cavallo del giunto sottostante. Si batte ancora con il manico della cazzuola in modo che lo strato di malta si riduce allo spessore di un centimetro. Togliendo con la cazzuola quella che fuoriesce dai giunti. Si prosegue nello stesso modo badando sempre che i giunti verticali non risultino corrispondenti nei corsi immediatamente sovrapposti.

Accorgimenti

  1. Nella costruzione del muro in pietrame e malta, è bene, dopo aver posao ognipietra, batterla leggermente con il martello in modo che si inserisca al postogiusto senza lasciare vuoti.
  2. Se si tratta di un muro a sostegno di un terrapieno, bisogna lasciare, ogni due o tre metri, un foro per inserirvi poi delle canalette per lo scolo dell’acqua proveniente dal terreno.
  3. Se la muratura va lasciata in vista, bisogna far attenzione che la faccia più regolare sia rivolta verso l’esterno: i giunti di malta vanno perciò ripuliti, togliendo grumi o sbavature e poi, se si vuole, stuccati e lisciati.
  4. Quando si esegue una muratura in mattoni, è bene verificare, ogni 5 o 6 corsi, che il muro proceda perfettamente orizzontale: eventualmente si provvede a spianarlo con uno strato di malta.
  5. È necessario controllare spesso anche la verticalità della muratura usando il filo a piombo

  6. Dovendo realizzare incroci di murature, è importante che i relativi corsi di mattoni siano incastrati e non solo accostati, in modo che i giunti verticali non risultino mai corrispondenti.

  7. Se il muro che s sta costruendo deve appoggiarsi d testa contro un muro gàesistente, bisogna scalpellare l’intonaco del vecchio muro in corrispondenza della zona di appoggio. È meglio inoltre incastrare un corso ogni dieci nella vecchia muratura in cui sono stati precedentemente predisposti fori profondi circa 5 centimetri.

  8. Se il muro che si sta costruendo termina a soffitto, l’ultimo corso di mattonideve restare distanziato di qualche centimetro: la fessura fra i mattoni e il soffitto si chiude con scaglie di mattoni ben mescolate con della malta.

  9. I mattoni si tagliano dando prima un leggero colpo di martello: se si avverte un suono sordo vuol dire che è fessurato e può non rompersi nel modo giusto. Megio prenderne un altro. Si segna con la matita da muratore la linea di taglio sulle quattro facce del mattone e poi, picchiando delicatamente con il martello su uno scalpello tagliente, si esegue una tacca lungo tutta la traccia precedentemente segnata. Si appoggia quind i mattone sua mano a dstanzaravvicinata da un piano d’appoggio, e si colpisce in modo secco (ma non troppo forte) la parte di mattone che deve essere staccata.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Monday 17 September 2007 alle 11:06 am

Tramezzi e muri di cartongesso

Il materiale interno con cui è formato il cartongesso

È un lavoro semplice e veloce. I blocchi di gesso hanno spiccate doti di coibenza termoacustica e sono sottoposti, dalle case costruttrici, a speciali procedimenti che li rendono molto resistenti. La superficie del tramezzo una volta ultimata si presenta piana e levigata così che è possibile (dopo aver stuccato i giunti) tinteggiarla o rivestirla con la tappezzeria senza aver bisogno di intonacarla. I blocchi in gesso sono prodotti in spessori limitati (6-10 centimetri) e in varie misure (50×66, 30×100 centimetri e altre).

La messa in opera è molto semplice soprattutto per quanto riguarda l’allineamento orizzontale e verticale del tramezzo: per unire i blocchi fra loro, le case produttrici forniscono uno speciale collante che sostituisce vantaggiosamente la malta di gesso impastata con acqua (vedere tabella delle malte). Gli attrezzi necessari sono la spatola per stendere il collante, il segaccio per tagliare i blocchi, squadra, livello, filo a piombo e staggia. Se si lavora su un pavimento finito, si applica direttamente uno strato di collante sopra al quale si posa il primo corso di blocchi; se il pavimento è al rustico, è meglio usare malta di gesso per fissare il primo corso di blocchi al pavimento, poi si procede applicando il collante, spalmato abbondantemente con la spatola sui giunti orizzontali e verticali. Per tagliare i blocchi (alcuni all’interno hanno delle cavità di alleggerimento che favoriscono la coibenza termoacustica) si usa il segaccio a grossa dentatura e si procede come per tagliare un’asse di legno.

Naturalmente, anche i blocchi in gesso devono essere applicati a giunti sfalsati.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 16 September 2007 alle 7:44 pm

Il controsoffitto o soffitto ribassato

Un esempio di controsoffitto con faretti

Il modo più semplice per abbassare un soffitto è quello di usare le lastre in cartongesso. Una controsoffittatura può essere necessaria in molti casi, come, ad esempio, quando si debbono nascondere imperfezioni del soffitto, o travetti poco estetici. Per realizzare un soffitto in cartongesso servono il martello, chiodi zincati a testa conica, un taglierino affilato, la spatola per stuccare e nastro di vetro per rinforzare le stuccature. Se la soffittatura è sotto a un solaio di legno, le lastre possono essere fissate direttamente alle travi purchè disposte a un interesse non superiore ai 50 centimetri. È sempre preferibile che le lastre siano applicate con i lati lunghi perpendicolari alle travi del solaio. Giunti sui lati minori vanno fatti in corrispondenza delle travi e tenuti sfalsati. Il fissaggio va fatto con chiodi o viti da legno: nel primo caso si usano chiodi lunghi circa 50 millimetri a testa leggermente conica, piantati a circa 10-15 centimetri uno dall’altro. I chiodi si piantano perpendicolarmente alla superficie del pannello, curando che le teste penetrino leggermente nel cartone, senza però tagliarlo. È un lavoro questo che richiede un aiutante, altrimenti bisogna predisporre un puntello a t per sostenere un lato del pannello, mentre si piantano i chiodi sul lato opposto. A lavoro finito, tutti i giunti vanno stuccati con l’apposito prodotto e rinforzati con nastro di vetro. Quando lo stucco è perfettamente asciutto bisogna passarlo con carta vetrata fine e poi si tinteggia. Se non esistono travi in legno a cui attaccarsi, bisogna utilizzare una intelaiatura di sostegno con listelli di legno fissati lungo il perimetro del locale e travetti posti a 45-50 centimetri uno dall’altro. I listelli a muro vanno fissati con tasselli.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Sunday 16 September 2007 alle 7:36 pm

Riparare l’intonaco

Capita spesso, specie nelle case di campagna, di notare che un pezzo di intonaco si è staccato o sta per scrostarsi. Prima che il guaio si diffonda, è bene porvi riparo. La riparazione, innanzitutto, deve estendersi a una zona più ampia di quella rovinata in modo da poter raggiungere una parte decisamente sana. È consigliabile inoltre scavare per una certa profondità perchè il rappezzo si fissi a un supporto solido. Si ripulisce molto bene la zona con una spazzola dura e poi si bagna con un grosso pennello. La malta del rappezzo deve essere di composizione simile a quella del vecchio intonaco e avere una consistenza piuttosto densa.

L’intonaco può staccarsi in seguito alla formazione di bolle: è un fenomeno dovuto alla cattiva qualità della malta o imperfetta aderenza al fondo. Per individuare tutta la zona deteriorata si batte con un martello intorno alla scrostatura: l’intonaco non aderente viene subito individuato perchè produce un suono più sordo. Se il difetto riguarda lo strato di finitura (stabilitura o finitura a gesso), dopo aver eseguito sulla superficie solida rimessa a nudo una fitta piccozzatura e aver ripulito e bagnato, si stende lo strato di malta necessario per ripristinare l’intonaco; se invece è compromesso anche l’intonaco rustico, il lavoro comporta due fasi: esecuzione di uno strato di intonaco rustico arretrato di circa 5 centimetri dal filo della parete finita, e sovrapposizione di uno strato di finitura. Quando nell’intonaco vecchio si evidenziano fori o scalfiture pronunciate, si incide con uno scalpello un largo quadrato intorno alla zona e poi si elimina l’intonaco all’interno fino a raggiungere un fondo solido che è meglio rendere scabro, piccozzandolo. Si spolvera, si bagna e si applica la malta comprimendo bene con la cazzuola, poi si spiana, si lascia asciugare e si completa con la stabilitura o con la rasatura a gesso.

La presenza di fessure estese, può essere attribuita a movimenti di assestamento delle murature, oppure a un pronunciato ritiro dell’intonaco. Se le murature sono ormai stabilizzate, si provvede a riparare come già descritto precedentemente, ma per dare più consistenza alla riparazione è opportuno, questa volta, agire con uno scalpello su tutta la lunghezza della fessura allargandola e approfondendola verso l’interno. Gli spigoli si riparano con gli stessi sistemi indicati per qualsiasi altro rappezzo: per facilitare il lavoro, si fissa provvisoriamente su una faccia della parete un listello ben diritto che resti a filo dello spigolo in modo che serva da guida. Si riempie e si livella la sbrecciatura, si lascia asciugare e si toglie delicatamente il listello, ripetendo l’operazione sull’altra parte.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Saturday 15 September 2007 alle 10:10 am

L’intonaco

Disegno che raffigura la stesura dell’intonaco sul muro 

Deve essere sempre applicato sui muri prima di procedere a qualsiasi operazione. Può anche avere una funzione decorativa, aggiungendo additivi alle resine sintetiche, come quarzo o sostanze coloranti (intonaco plastico). Le malte da usare hanno caratteristiche diverse a seconda che debbano essere utilizzate per interni o esterni. Nel primo caso si può usare la malta a calce aerea, nel secondo quella idraulica o di cemento. Prima di intonacare, bisogna aspettare che la muratura sia ben consolidata e la malta usata per cementare pietre o mattoni perfettamente asciutta. Gli intonaci non vanno eseguiti quando fa troppo freddo, poichè il gelo può compromettere la presa della malta e neppure con un caldo eccessivo altrimenti asciuga troppo in fretta. Possono essere di vari tipi.

Intonaco rustico. Per eseguire l’intonaco rustico sono necessari il secchio, la cazzuola a punta quadra, lo sparviero per reggere la malta durante la posa, la staggia per spianare la malta sul muro, il frattazzo di legno, il filo a piombo e il livello. Prima di tutto bisogna rimuovere tutte le parti che tendono a staccarsi, come frammenti del vecchio intonaco, schegge di muratura, granuli di malta poco aderenti, raschiando anche all’interno dei giunti. Si bagna poi il muro da intonacare per ripulire la superficie dalla polvere che può impedire la buona adesione della malta e anche per evitare che il muro asciutto rubi acqua all’intonaco provocando un troppo rapido essiccamento.

Intonacare grandi superfici non è semplice: perchè il lavoro riesca bene sono necessari infatti alcuni accorgimenti piuttosto complessi per un principiante. Tuttavia, poichè capita abbastanza spesso di dover affrontare lavori di questo tipo, si raccomanda di iniziare intonacando piccole superfici di muro per poi passare ad altre più estese. Un intonaco rustico ben realizzato deve rendere la parete piana e uniforme: è bene quindi predisporre dei riferimenti per non creare gobbe o irregolarità. I riferimenti o poste si realizzano fissando alla parete provvisoriamente, con chiodi e qualche punto di malta, due assi spesse 12-15 millimetri e distanti fra loro 3-4 centimetri: si riempie di malta lo spazio compreso fra loro, lisciando con la cazzuola. Le fasce vanno eseguite a una distanza limitata una dall’altra, in modo che risultino dei validi punti di riferimento. Quando le fasce sono ben asciutte si tolgono le assi, dopo averle battute leggermente sulla faccia e sulla costa per favorire il distacco dalla malta. Prima di iniziare l’intonaco vero e proprio tutte le fasce vanno lasciate consolidare. A questo punto si applica sulla parete, fra una fascia e l’altra, uno strato di malta (rinzaffo): la malta va scagliata con forza contro la parete perchè aderisca tenacemente e penetri in tutte le irregolarità della muratura. È un’operazione che va eseguita dal basso verso l’alto. Il rinzaffo viene poi spianato con la staggia ben pressata contro le fasce verticali, come illustrato nel disegno. La staggia va tenuta orizzontalmente, spostandola dal basso verso l’alto, con un movimento da sinistra verso destra e viceversa. A questo punto la parete risulta spianata ma con la superficie grossolana, cioè rustica. Dopo che il rinzaffo si è un poco consolidato, si pareggia bene la superficie usando la stessa malta, applicandola con la cazzuola e poi lisciandola con il frattazzo. A questo punto, se si desidera lasciare il muro al rustico, il lavoro è terminato.

Intonaco civile. Si realizza sovrapponendo all’intonaco rustico (spessore circa 15 millimetri) un secondo strato detto stabilitura (spessore circa 5 millimetri) di malta più fine e grassa. È una malta che si ottiene sia passando al setaccio fine lo stesso tipo di malta usato per il rustico (in modo da separarne la colla di malta) sia impiegando sabbia finissima, vagliata e lavata, di granulometria uniforme. Gli attrezzi sono gli stessi già elencati per l’intonaco rustico. In più serve il frattazzino per lisciare la stabilitura e, eventualmente, un pennello per spruzzare. Sopra allo strato rustico già essiccato, si applica la stabilitura dopo aver spolverato bene la superficie e averla abbondantemente bagnata. La stabilitura può anche essere applicata sul rustico quando questo è solo consolidato (allora non si spolvera nè si bagna). La stabilitura si applica con la cazzuola in spessore uniforme e poi si spiana con il frattazzino. Dopo qualche ora si spruzza acqua sulla parete, con il pennello, riprendendo a lisciare con il frattazzino mosso in senso circolare. Questa operazione si chiama arricciatura e serve a portare alla superficie la parte granulosa della malta rendendo il primo strato più duro e resistente.

Intonaco a base di gesso. È un intonaco che si usa solo all’interno, in ambienti molto asciutti, volendo realizzare pareti e soffitti molto lisci. Al posto della malta, che contiene sempre sabbia, anche se finissima, si utilizzano materiali a base di gesso, che possono essere a scagliola (o gesso da stuccatori) impastata sola o con calce idrata. Gli impasti vanno preparati in piccole quantità perchè la presa è molto rapida. È utile avere a disposizione una conca in legno o in plastica adatta a contenere la giusta quantità di impasto. Servono poi la cazzuola, la taloscia in legno e una in acciaio per la lisciatura, la spatola per le piccole rifiniture, il secchio per l’acqua, un grosso pennello per bagnare il muro, il livello, il filo a piombo e le stagge. L’impasto richiede 60 parti di scagliola e 40 parti di calce idrata in polvere del tipo plastico adesivo per stuccatori (cioè un volume e mezzo di scagliola per un volume di calce). La calce va unita a due volumi e mezzo di acqua, circa sei ore prima che venga usata, e lasciata riposare (si devono seguire attentamente le indicazioni del produttore). Al momento dell’uso si aggiunge la scagliola versandola a pioggia; dopo qualche minuto, quando comincia a consolidarsi, l’impasto è pronto e va subito usato. Prima di iniziare la rasatura, bisogna bagnare abbondantemente le pareti, poi stendere rapidamente la malta servendosi di una grossa taloscia di legno, in uno strato di 6-8 millimetri di spessore. Si passa quindi la taloscia di acciaio con movimento circolare finchè la superficie appare ben lisciata (agli incroci delle pareti la lisciatura si esegue con la staggia, mentre con la spatola si rimedia alle piccole imperfezioni). La rasatura del soffitto, se prevista, va fatta per prima. Se il soffitto è alto, la rasatura va fatta in due tempi (bisogna attrezzare un ponteggio). In questo caso le inevitabili riprese devono avvenire senza sovrapporre due strati di malta, altrimenti l’assorbimento dei colori sulla parete può risultare diverso. Si rasa prima la parte superiore della parete poi, con la staggia e la cazzuola si esegue un taglio netto orizzontale asportando il rivestimento di gesso ancora fresco. Si passa quindi alla rasatura della parte inferiore della parete: il giunto risulta perfettamente raccordato.

Intonaco plastico. L’intonaco plastico è venduto in contenitori sigillati, è pronto all’uso e non richiede aggiunte se non, eventualmente, un po’ d’acqua per aumentare la fluidità. È formato da granuli di quarzo o marmo, sostanze coloranti e altri additivi mescolati con resine sintetiche (generalmente acriliche) che servono da legante. Se ne trovano di diversi tipi: tutti, una volta consolidati, acquistano una straordinaria durezza e resistenza agli agenti atmosferici (soprattutto all’umidità): si può dire che sono una vera e propria protezione delle murature e degli intonaci. Come sottofondo (deve essere molto resistente se si vogliono evitare fenomeni di strappo) è consigliabile un intonaco eseguito con malta cementizia (o anche bastarda, purchè a forte percentuale di cemento): va bene sia rustico sia civile (il rustico deve essere tirato a frattazzo fine). Esistono prodotti specifici da applicare se i sottofondi sono di altro tipo, comunque sempre solidi e consistenti. Il prodotto di fondo può essere steso a pennello o a rullo.

Accorgimenti

  1. Quando si intonaca in corrispondenza degli incroci fra due pareti o fra la parete e il soffitto, la lisciatura dell’inionaco si esegue con la siaggia e si completa poi con il frattazzo.

  2. Gli spigoli si realizzano aiutandosi con una staggia posizionata verticalmente: in ambienti interni si usa malta di cemento o di gesso, all’esterno solo malta di cemento.
  3. I soffitti richiedono uno strato più sottile di malta (8-10 millimetri) e non sono necessari punti di riferimento.
  4. Se il soffitto è in laterizio lo si intonaca direttamente senza predisporre la superficie di supporto (reti portaintonaco e simili) che è invece necessaria quando i soffitti sono a travetti sporgenti in legno o in ferro.
  5. Il soffitto va pulito e bagnato e la malta va scagliata con forza con la cazzuola. Si spiana con il frattazzo premendo bene contro il soffitto.
Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Saturday 15 September 2007 alle 10:07 am

I lavori in muratura

In alcuni casi abbiamo assistito a persone che si sono costruite la propria casa in modo autonomo, utilizzando e prendendo spunto dai vari manuali del muratore. Senza entrare nel merito di questi casi possiamo affermare che in certe situazioni saper fare il muratore oltre che essere una cosa molto utile può portare ad un risparmio in termini economici molto considerevole, per non parlare della soddisfazione ottenuta una volta finito il lavoro. Costruire un muro che divide due stanze, realizzare un bel camino o una vasca può risultare lavoro arduo ma con passione ed impegno risulta molto più agevole e semplice.

Qualsiasi lavoro occorre eseguire nel campo delle costruzioni, richiede inevitabilmente misurazioni e tracciati. Le imprese usano strumenti costosi, alcuni anche molto complicati e che necessitano per l’uso un’esperienza specifica; per i lavori di piccola entità bastano comunque pochi attrezzi.

Nei prossimi articoli vedremo cosa occorre per operare dei lavori in muratura nella nostra casa analizzando i materiali necessari, gli accorgimenti da adottare e tutti i nostri consigli per ottenere degli ottimi risultati.

Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Friday 14 September 2007 alle 2:55 pm

Gli attrezzi necessari per i lavori in muratura

Mazza e mazzuola. La mazza può essere considerata come un martello di grandi dimensioni (80-100 cm di lunghezza) molto pesante e viene utilizzata principalmente per lavori di demolizione nel caso di materiali molto resistenti. La mazzuola è molto più piccola e maneggevole della mazza, e ha un manico notevolmente più corto. Non pesa più di due chilogrammi e generalmente è a testa squadrata sui due lati. È utile per eseguire demolizioni piccole o medie (usata con lo scalpello), aprire fori nelle murature, tagliare materiali consistenti e altri lavori di questo genere.

Piccone. Ne esistono di diversi tipi. I più comuni hanno i due lati a punte aguzze, oppure uno a punta aguzza e l’altro piatto e tagliente. Quest’ultimo è il più usato dai muratori perchè permette di variare l’effetto del colpo secondo le esigenze. I picconi servono soprattutto per eseguire scavi o per demolire pavimenti e sottofondi.

Martello e martellina. Se ne trovano di tutte le misure, per usi generici o specifici. Dovendo attrezzarsi per lavori in muratura, è utile un comune martello da muratore che pesi 500-600 grammi; serve per eseguire piccole operazioni come scalpellare, rompere, piantare cunei, spianare metalli. È bene munirsi anche di un martello da carpentiere del peso di 400-500 grammi. La martellina è un attrezzo tipico da muratore e può avere forme diverse. Quella più usata ha da una parte, la testa simile a quella del martello, e dall’altra la cosiddetta penna piana, cioè una specie di lama tagliente. Un altro tipo di martellina molto comune è quello a forma di piccolo piccone, cioè a punta a penna. Le martelline servono per quasi tutti i lavori come, ad esempio, piccole demolizioni, tagliare o rifilare mattoni e tavelle, scrostare intonaci e così via.

Punta e scalpello. Sono attrezzi generalmente in acciaio a sezione tonda oppure ottagonale e lunghi da 20 a 60 centimetri. Terminano a punta oppure a taglio e servono, con l’aiuto di mazza o martello, per aprire fori nelle murature o altri lavori simili. Quando si deve forare un materiale molto duro, occorre usare una punta particolarmente robusta. Lo scalpello a taglio largo è utilizzato per tagliare mattoni e lastre di pietra. È consigliabile impugnarli saldamente perchè, sotto l’effetto dei colpi, possono sfuggire di mano: devono essere tenuti piuttosto inclinati rispetto al piano che si vuole forare, portando i colpi lungo l’asse dell’attrezzo. È buona regola, prima di iniziare con un colpo forte, saggiare il materiale (e la posizione dell’attrezzo), con un colpo leggero.

Cazzuola. È un attrezzo indispensabile per chi esegue lavori in muratura. Si tratta di una speciale paletta in acciaio con il manico angolato e serve per prelevare la malta e applicarla dove occorre, oppure per preparare piccole quantità di impasto. Secondo il lavoro che si deve eseguire è necessaria una specifica cazzuola. Per costruire murature si usa ad esempio la cazzuola a punta tonda che è più adatta per far penetrare la malta negli spazi che devono essere riempiti. Il tipo a punta mozza o quadra è indicato invece per gli intonaci, perchè permette di prelevare una maggiore quantità di malta in modo da far procedere il lavoro più speditamente. Per le rifiniture occorre usare il cazzuolino (a punta stretta o tonda) che facilita la penetrazione della malta anche nei punti più difficili.

Taloscia spalviere e frattazzo. La taloscia è simile al frattazzo, ma di forma meno allungata. Sono tutti in legno o in plastica, di forma rettangolare con manico sul rovescio per l’impugnatura, e vengono usati per la lisciatura di rivestimenti. Lo sparviero è un’assicella di legno con il manico diritto e misura di solito 30×30 o 40×40 centimetri. Serve a sostenere la quantità di malta necessaria per l’esecuzione di intonaci. Il frattazzo ha forma rettangolare piuttosto allungata e si trova in varie misure. Le dimensioni più comuni sono di 10×20 e 15×45 centimetri e serve per pressare e spianare la malta precedentemente stesa su pareti, soffitti e sottofondi di pavimenti. Può essere in legno stagionato, in plastica o in acciaio; quello in acciaio è usato soprattutto per lavori di stuccatura e gesso. Il frattazzino è, come dice il nome, più piccolo del precedente (10×10 o 15×15 centimetri) ed è impiegato per eseguire l’ultimo strato degli intonaci civili, la cosiddetta stabilitura. La superficie dell’intonaco viene spruzzata d’acqua servendosi di un pennello e quindi lisciata con il frattazzino. Esiste un tipo di frattazzino in plastica munito di spugna che serve per spruzzare l’acqua sull’intonaco evitando così l’uso del pennello.

Badile. È formato da una pala montata su un lungo manico. La pala può essere sia in acciaio sia in ferro acciaiato e forgiato, o anche in lamiera stampata, meno resistente. Il badile serve per scavare terreno di poca resistenza e per trasferire a breve distanza o caricare su mezzi di trasporto terreno o materiale di demolizione. Il badile va impugnato correttamente, altrimenti l’uso risulta faticoso: con una mano si impugna il manico il più vicino possibile alla pala, e con l’altra mano lo si afferra quasi all’estremità.

Secchio e conca. Il secchio può essere in ferro o in plastica: quello in plastica, più leggero anche se meno resistente, è preferíbile quando i lavori sono di modesta entità. La conca è un contenitore di forma larga e bassa e si usa per riporre o preparare le malte. I tipi in ferro o in plastica sono i più indicati quando si devono eseguire impasti a base di cemento o calce; quelli in legno vanno bene per gli impasti a base di gesso.

Setaccio. Si trova in legno o in ferro: di solito ha il fondello intercambiabile, in modo da poter inserire reti a maglia di diverse grandezze, secondo le necessità. Serve per vagliare i vari materiali in modo da separare le diverse dimensioni di granuli. È usato per la sabbia e per la malta da intonaci quando si vuole ricavare la colla di malta per l’ultimo strato dell’intonaco civile. Un attrezzo che ha all’incirca la funzione del setaccio è il forcone per ghiaia: lo si adopera per prelevare la ghiaia separatamente da terra o sabbia. Il forcone è anche utile per mischiare a secco i vari componenti degli impasti.

Pinza tenaglia e cesoia. La pinza e la tenaglia, pur non essendo attrezzi specifici per i lavori di muratura, sono spesso necessari per le varie opere di carpenteria collegate con i lavori in muratura. Sono indispensabili per la riparazione di elementi in legno, come serramenti o intelaiature. La pinza combinata è la più utile perchè serve a diversi scopi: serve per tenere saldamente oggetti da lavorare, per curvare lamiere, per stringere e spezzare fili di ferro, per sostenere o estrarre chiodi. La tenaglia da falegname è utile per togliere dal legno chiodi o altre parti metalliche; la tenaglia da ferraiolo, che ha ganasce più piccole e bracci più lunghi, è più indicata per piegare e tagliare lamiere, filo di ferro o chiodi. La cesoia serve per tagliare il ferro. Non è comunque indispensabile perchè i lavori per cui vengono usate si possono compiere anche con una normale tenaglia oppure con scalpello e martello. Il tipo più comune ha l’aspetto di una grossa forbice: quella per reti metalliche riesce a tranciare fili di ferro di notevole diametro; quella da lattoniere permette di tagliare lamiere di una certa consistenza (8-10 decimi di millimetro). Con la cesoia a leva si possono tagliare tondini di qualsiasi diametro.

Carriola. La carriola può essere in ferro o in plastica con ruota pneumatica o semipneumatica. Con la carriola si trasporta agevolmente qualunque materiale sciolto o di limitate dimensioni, come mattoni o piastrelle. Conoscendo la capienza (di solito sono di 50 o di 70 litri) può servire anche per dosare gli impasti.

Piastra piegaferri. È uno strumento munito di tre grossi elementi cilindrici sporgenti: il tondino viene fatto passare attraverso due di essi in modo che resti ben trattenuto e poi viene piegato intorno al terzo, con l’aiuto di uno speciale attrezzo chiamato mordiglione. Per piegare tondini che hanno diametro non superiore agli otto millimetri, è comunque sufficiente piantare su un’asse robusta tre grossi chiodi alla distanza di circa 15 centimetri uno dall’altro e usare come mordiglione la pinza o la tenaglia (se il tondino da piegare ha una lunghezza limitata, i chiodi devono essere piantati più ravvicinati).

Funi. Le funi sono il mezzo più semplice per sollevare o far discendere pesi modesti. Per i sollevamento a mano bastano le corde in canapa che sono vendute in rotoli di varia lunghezza con un diametro da 8 a 30 millimetri. Una buona corda deve essere resistente ma anche flessibile, caratteristica che dipende sia dal materiale sia dal numero degli elementi (cordoli) che compongono la treccia. Perchè la corda si mantenga a lungo in buono stato, bisogna appenderla arrotolata in un posto asciutto.

Filo a piombo. Il filo a piombo è uno strumento molto semplice, indispensabile per verificare e individuare in ogni punto la verticale. Di solito è formato da un piccolo cilindro in ferro o in ottone a punta, attaccato a una funicella. Tenendo la fune per l’estremità libera, questa si dispone in perfetta verticale sotto l’effetto del peso.

Sega. La sega serve per tagliare legname di qualsiasi tipo. Di questo strumento se ne è parlato diffusamente nel capitolo “Lavorare il legno”, tuttavia diamo qui un breve riassunto. La sega da carpentiere, formata da una struttura in legno con una lama dentata piuttosto stretta e a inclinazione regolabile, permette di ottenere tagli di una certa precisione. Il segaccio (detto anche saracco) è più che sufficiente per lavori che non richiedono grande impegno. L’impiego della sega nei lavori di muratura non richiede tecniche particolari. Si ricorda solo che deve essere usata a strappo, cioè tirandola verso di sè, tenendo la lama perpendicolare alla superficie da segare. Per mantenere l’allineamento, soprattutto quando i tagli sono molto lunghi, conviene partire con il filo della lama in posizione quasi orizzontale.

Tagliavetro. È un piccolo attrezzo indispensabile per eseguire tagli netti su lastre di vetro di qualsiasi spessore. Il modello di tagliavetro più diffuso ha all’estremità una rotella di materiale abrasivo durissimo che consente di incidere il vetro e tagliarlo senza difficoltà, guidandosi con una riga in ferro. Per eseguire un buon lavoro è necessario che la rotella sia in buone condizioni; va quindi sostituita appena perde il suo potere abrasivo. I tipi più nuovi hanno sei rotelline intercambiabili montate su un disco girevole. I vetrai usano un tagliavetro a punta di diamante che dà una migliore resa ma è anche molto più costoso.

Tagliapiastrelle. È un attrezzo con una acuminata punta al widia, capace di intaccare, senza scheggiarlo, lo smalto vetrificato delle piastrelle in ceramica. Si usa come il tagliavetro, cioè passandolo sulla superficie, esattamente sulla linea di taglio, fino a oltrepassare lo spessore dello smalto. È uno strumento adatto per i piccoli lavori del fai da te: nei cantieri edili si usano speciali taglierine a leva.

Leva. La leva è uno strumento antico e conosciutissimo. Consiste in una robusta spranga che si inserisce, a una estremità, sotto al blocco da sollevare. Agendo sull’estremità opposta con un movimento verso il basso imperniato su di un sostegno centrale (fulcro), è possibile sollevare grossi pesi di quel tanto che basta per avvolgerli con funi, o inserire cilindri di scorrimento per spostarli.

Livere o palanchino. È una leva d’acciaio lunga da 1,20 a 1,60 metri con un’estremità ingrossata e ricurva, a forma d’unghia, che facilita l’inserimento sotto il blocco da smuovere.

Carrucola. È una ruota scanalata che gira intorno a un asse fissato a una staffa di sostegno. Il gancio solidale alla staffa serve per fissare la carrucola a un qualsiasi supporto adatto. Quando occorre sollevare un carico, si fa passare dentro la scanalatura della carrucola una corda robusta di diametro indicato per quella scanalatura, si fissa a un capo il carico mentre dall’altro si tira a forza di braccia. Lo sforzo è identico a quello che si fa usando una semplice fune, ma il sollevamento è più agevole poichè è possibile effettuarlo sia dal basso sia dall’alto.

Impastatrice o betoniera. Detta anche betoniera, è utile quando si devono eseguire lavori di una certa rilevanza che richiedono la preparazione di una notevole quantità di malta o calcestruzzo per l’esecuzione di intonaci, sottofondi di pavimenti, gettate di calcestruzzo. Le piccole impastatrici permettono di preparare impasti in quantità più o meno ridotte (il massimo sono due metri cubi all’ora). È formata da un contenitore ribaltabile con un piccolo motore elettrico (si può collegare alla normale rete domestica) che fa ruotare il contenitore e contemporaneamente le pale mescolatrici all’interno. Il tutto è fissato su una struttura in ferro con ruote gommate. Il contenitore ribaltabile agevola le operazioni di carico e scarico: l’impasto pronto viene versato direttamente nella conca da dove lo si preleva poi per l’impiego.

Intonacatrice. È un attrezzo molto utile per stendere a spruzzo gli intonaci. Si tratta di una scatola metallica aperta su un lato e munita di una impugnatura: all’interno c’è un tamburo cilindrico ruotante, azionato da una manovella, al quale sono applicate lamelle molto elastiche disposte a pettine. Mettendo nella macchina una certa quantità di malta per intonaci e girando la manovella, le lamelle compiono un movimento a scatto lanciando energicamente la malta contro la parete da intonacare. Il rivestimento che si ottiene risulta spruzzato in modo uniforme e regolare. Lo spessore definitivo dell’intonaco dipende dalla velocità con cui la manovella è azionata e dalla distanza tra la macchina e la parete.

Metro e doppio metro. Pieghevoli, sono suddivisi rispettivamente in cinque e dieci parti di 20 centimetri ciascuna che si ripiegano una sull’altra. I più comuni sono quelli in legno, ma ne esistono anche in materiale plastico e in alluminio. Quando si usano, nello svolgerli, occorre badare a non sforzare le molle in corrispondenza degli snodi, altrimenti le asticelle si potrebbero spezzare, soprattutto nei tipi in legno.

Metro a nastro metallico o doppio metro. È meno ingombrante perchè normalmente resta avvolto in un suo piccolo contenitore quadrato o circolare, dal quale lo si estrae per quel tanto che occorre. Dopo l’uso lo si riavvolge a scatto. Data la sua flessibilità il metro metallico non è però comodo per le misurazioni in senso verticale.

Rotella metrica. È utile quando occorre misurare lunghi tratti in una volta sola: è formata da un nastro lungo 10 o 20 metri, in nailon o in tela rinforzata, avvolto in un astuccio. Dopo l’uso si riavvolge velocemente mediante una piccola manovella.

Livella a bolla d’aria. È uno strumento che si usa per verificare l’orizzontalità di rette o piani: consiste in un tubicino in vetro o plastica, un poco ricurvo, che contiene un liquido in cui è stata appositaniente lasciata una bolla d’aria. Il livello è sempre montato su un regolo di legno o alluminio lungo circa 30 o 40 centimctri. Sullo stesso regolo possono essere montati anche due o tre livelli in posizione tale che è possibile individuare anche la direzione verticale e quella a 45 gradi. Quando si dà al livello una certa direzione, la bolla si sposta nella parte più alta: il livello è in posizione orizzontale quando la bolla si trova esattamente nella metà del tubo che è sempre contrassegnata in modo da essere subito individuata. Quando occorre verificare l’orizzontalità di lunghi tratti si appoggia lo strumento su una tavoletta diritta, lunga quanto basta. Per sincerarsi se un piano è orizzontale si deve ripetere l’operazione lungo il perimetro e le diagonali.

Regolo o stagge. Sono aste di varia lunghezza in legno duro o alluminio, di sezione costante e regolare, ben rifinite e indeformabili. Servono per spianare la malta sulle pareti prima che vengano intonacate, come guida per la formazione di spigoli, per livellare sottofondi e pavimenti e come appoggio nelle operazioni di tracciamento.

Matita da muratore. Grazie alla sua particolare forma è molto resistente; la mina piatta permette inoltre di tracciare segni sottili anche dopo essere stata usata su materiali ruvidi.

Accorgimenti

  1. Prima di fare gli acquisti, occorre valutare bene i lavori che si intendono eseguire. È bene iniziare sempre da piccoli interventi e poi, se la riuscita è buona, passare a lavori più impegnativi.
  2. Alcuni attrezzi sono comuni a diverse mansioni: attenzione quindi a non acquistare doppioni.
  3. Per quanto riguarda le corde bisogna sincerarsi che queste siano in grado di reggere i pesi che si intendono sollevare, cioè che abbiano un diametro sufficiente senza punti indeboliti.
  4. Se una corda appare troppo sottile si può usarla in doppio.
  5. Quando una corda viene annodata a un’altra, i nodi devono essere fatti in modo che non si sciolgano sotto trazione.
  6. Due corde annodate hanno una resistenza inferiore a quella di una corda continua dello stesso diametro. I nodi eseguiti comunemente dai muratori sono: il laccio del muratore, il laccio del boia, il laccio quadro.
  7. Nell’uso del filo a piombo, per controllare se una struttura è perfettamente in linea, si deve far riferimento a una retta (spigolo o altro) che si presume verticale. Il filo a piombo va tenutoben fermo e quasi aderente alla struttura. Prima di controllare la verticalità bisogna attendere che il filo a piombo sia immobile.
Inserito nella categoria Lavori in muratura da admin in data Friday 14 September 2007 alle 2:55 pm

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